La Cina è di nuovo chiusa per Covid. Record di casi da inizio pandemia

di Nico Bove

In Cina è stato registrato il numero più alto di casi giornalieri di Covid dall’inizio della pandemia, nonostante le stringenti misure di contenimento adottate dalle autorità. Focolai sono stati segnalati in diverse grandi città, tra cui la capitale Pechino e il distretto commerciale meridionale di Guangzhou. Nella sola giornata di mercoledì sono stati conteggiati 31.527 contagiati, un numero superiore al picco di circa 28.000 registrato ad aprile, quando per Shanghai è scattato il lockdown.
I casi accertati di trasmissione locale sono 3.297, a cui si sommano 27.517 asintomatici, per un totale di 30.814 contagi trasmessi localmente (31.656 in totale, inclusi anche quelli importati) mentre i decessi salgono a quota 5.232.
L’ultima ondata ha investito soprattutto la provincia sud-orientale del Guangdong, il cui capoluogo, Guangzhou, ha un intero distretto, Haizhu, in “isolamento”. Anche nella metropoli sud-occidentale di Chongqing e nella capitale sono state imposte restrizioni agli abitanti, in particolare nel distretto di Chaoyang, in cui vivono circa 3,5 milioni di persone, cuore finanziario e sede di numerose ambasciate. Nonostante i numeri rimangano relativamente bassi, la Cina punta a interrompere le catene di trasmissione del virus, con misure che vanno a penalizzare anche l’economia.
A Zhengzhou, capoluogo dell’Henan, il nuovo giro di vite ha provocato violente proteste presso il mega impianto della Foxconn, la “Iphone city” che assembla il 70% degli smartphone di Apple. I residenti del centro non possono lasciare l’area a meno che non abbiano un test covid negativo e il permesso delle autorità locali.
La politica cinese “zero-Covid” ha salvato molte vite nel gigantesco Paese di 1,4 miliardi di persone, ma frenato la crescita e ristretto le libertà della gente comune. L’ondata crescente arriva a poche settimane di distanza da un timido allentamento del “cordone sanitario”. I funzionari hanno ridotto la quarantena per i contatti stretti da sette a cinque giorni nelle strutture statali e a tre giorni a casa e ha interrotto la registrazione dei contatti secondari, che ha consentito a molte più persone di evitare di doversi mettere in quarantena.
Si è cercato di imporre nuovi blocchi, ma di fronte a una nuova proliferazione dell’infezione e in considerazione dei primi decessi da mesi, si stanno implementando alcune restrizioni in diversi distretti, con negozi, scuole e ristoranti chiusi. Anche la città centrale di Zhengzhou applicherà un blocco effettivo per 6 milioni di residenti da oggi.
Anche i Mondiali di calcio si sono trasformati in una fonte di insofferenza. I tifosi cinesi di calcio sono arrabbiati vedendo le immagini che arrivano dal Qatar. Gli stadi pieni, con spettatori senza mascherine e nessun obbligo di mostrare il codice verde sugli smartphone per accedervi, hanno fatto gridare alla disparità e all’ingiustizia.
In un post pubblicato su WeChat si legge testualmente: “Viviamo sullo stesso pianeta del Qatar? Il Covid da loro non è mai arrivato?”. Non è mancato un fuoco di fila di contestazioni anche colorite all’indirizzo delle autorità sanitarie di Pechino che anche quest’anno hanno chiuso in una bolla di sicurezza il campionato di calcio nazionale facendo disputare le partite a porte chiuse, senza pubblico.
Il post, articolato e dettagliato, chiede anche di conoscere l’utilità di far mettere la gente in fila quasi ogni giorno per il tampone, spiegare alla popolazione quali siano i criteri per porre fine un giorno alle restrizioni della politica Zero Covid, perché Hong Kong abbia ripreso una vita quasi normale e il resto della Cina no e i tempi delle nuove chiusure.
La singolare lettera aperta alle autorità, prima di essere rimossa, ha totalizzato un numero di contatti da record: 100 mila. Il massimo consentito. L’account è stato rimosso per “violazione delle regole”.

di Nico Bove

In Cina è stato registrato il numero più alto di casi giornalieri di Covid dall’inizio della pandemia, nonostante le stringenti misure di contenimento adottate dalle autorità. Focolai sono stati segnalati in diverse grandi città, tra cui la capitale Pechino e il distretto commerciale meridionale di Guangzhou. Nella sola giornata di mercoledì sono stati conteggiati 31.527 contagiati, un numero superiore al picco di circa 28.000 registrato ad aprile, quando per Shanghai è scattato il lockdown.
I casi accertati di trasmissione locale sono 3.297, a cui si sommano 27.517 asintomatici, per un totale di 30.814 contagi trasmessi localmente (31.656 in totale, inclusi anche quelli importati) mentre i decessi salgono a quota 5.232.
L’ultima ondata ha investito soprattutto la provincia sud-orientale del Guangdong, il cui capoluogo, Guangzhou, ha un intero distretto, Haizhu, in “isolamento”. Anche nella metropoli sud-occidentale di Chongqing e nella capitale sono state imposte restrizioni agli abitanti, in particolare nel distretto di Chaoyang, in cui vivono circa 3,5 milioni di persone, cuore finanziario e sede di numerose ambasciate. Nonostante i numeri rimangano relativamente bassi, la Cina punta a interrompere le catene di trasmissione del virus, con misure che vanno a penalizzare anche l’economia.
A Zhengzhou, capoluogo dell’Henan, il nuovo giro di vite ha provocato violente proteste presso il mega impianto della Foxconn, la “Iphone city” che assembla il 70% degli smartphone di Apple. I residenti del centro non possono lasciare l’area a meno che non abbiano un test covid negativo e il permesso delle autorità locali.
La politica cinese “zero-Covid” ha salvato molte vite nel gigantesco Paese di 1,4 miliardi di persone, ma frenato la crescita e ristretto le libertà della gente comune. L’ondata crescente arriva a poche settimane di distanza da un timido allentamento del “cordone sanitario”. I funzionari hanno ridotto la quarantena per i contatti stretti da sette a cinque giorni nelle strutture statali e a tre giorni a casa e ha interrotto la registrazione dei contatti secondari, che ha consentito a molte più persone di evitare di doversi mettere in quarantena.
Si è cercato di imporre nuovi blocchi, ma di fronte a una nuova proliferazione dell’infezione e in considerazione dei primi decessi da mesi, si stanno implementando alcune restrizioni in diversi distretti, con negozi, scuole e ristoranti chiusi. Anche la città centrale di Zhengzhou applicherà un blocco effettivo per 6 milioni di residenti da oggi.
Anche i Mondiali di calcio si sono trasformati in una fonte di insofferenza. I tifosi cinesi di calcio sono arrabbiati vedendo le immagini che arrivano dal Qatar. Gli stadi pieni, con spettatori senza mascherine e nessun obbligo di mostrare il codice verde sugli smartphone per accedervi, hanno fatto gridare alla disparità e all’ingiustizia.
In un post pubblicato su WeChat si legge testualmente: “Viviamo sullo stesso pianeta del Qatar? Il Covid da loro non è mai arrivato?”. Non è mancato un fuoco di fila di contestazioni anche colorite all’indirizzo delle autorità sanitarie di Pechino che anche quest’anno hanno chiuso in una bolla di sicurezza il campionato di calcio nazionale facendo disputare le partite a porte chiuse, senza pubblico.
Il post, articolato e dettagliato, chiede anche di conoscere l’utilità di far mettere la gente in fila quasi ogni giorno per il tampone, spiegare alla popolazione quali siano i criteri per porre fine un giorno alle restrizioni della politica Zero Covid, perché Hong Kong abbia ripreso una vita quasi normale e il resto della Cina no e i tempi delle nuove chiusure.
La singolare lettera aperta alle autorità, prima di essere rimossa, ha totalizzato un numero di contatti da record: 100 mila. Il massimo consentito. L’account è stato rimosso per “violazione delle regole”.

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