La comunicazione organizzativa: da Giano ad Escher

 

Una vasta gamma di operatori individuali, imprese, associazioni, enti ed istituzioni private e pubbliche di ogni tipo e dimensione: la nostra società è stata definita da R. Presthus “la società delle organizzazioni”. Fattore determinante della loro gestione, funzionamento e sviluppo è l’esercizio, per lo più ordinario e talora straordinario, di intelligenza sociale con l’utile sostegno della comunicazione organizzativa (c.o.).

La locuzione “comunicazione organizzativa” si è affermata come estensione dei contenuti della locuzione di origine francese “comunicazione di impresa”,  contestualizzata di volta in volta nelle relazioni pubbliche, industriali, con la stampa …:

  • comprendendo sia le relazioni esterne (istituzionali, commerciali e di immagine) sia le relazioni interne (gestionali, organizzative e sociali);   
  • operando da un punto di vista concettuale a tre livelli distinti, che nella pratica divengono interdipendenti, ovvero la società nel suo complesso, le organizzazioni, le persone. Mentre un antico proverbio arabo ammonisce che “la parola è tua schiava quando è dentro di te, tua padrona quando è fuori”, vale peraltro per la società e le organizzazioni, come per le persone, il noto assioma di P. Watzlawick “è impossibile non comunicare” con il tacito corollario che, spesso e paradossalmente, l’assenza di comunicazione potrebbe “dirla lunga” sulle motivazioni sottese. Sul tema può essere utile una riflessione sul testo “La comunicazione organizzativa: da Giano ad Escher” di Luigi Rugiero, esperto di formazione e comunicazione, pubblicato nel libro del giornalista Mauro De Vincentiis “La comunicazione interna” (CDG Edizioni) e qui di seguito sintetizzato. Occorre, facendo di necessità una pragmatica virtù (mix appeal di competenze applicate e opportunità colte), comunicare “bene” – scrive Rugiero – configurando di volta in volta le immagini della c.o. nelle sue componenti significative di finalità e variabili-modalità, secondo la prospettiva ottimale. 

Ad esempio scegliendo tra:

  • la “prospettiva Giano”, 

sostenuta da una logica “bivalente” fondata su certezze e rappresentativa  di scelte alternative in situazioni antitetiche come quelle (pace/guerra, giorno/notte, dentro/fuori, prima/dopo, …) implicitamente attribuite al dio nella tradizionale immagine bifronte che lo raffigura;

  • la “prospettiva Escher”, sostenuta da una logica “polivalente” fondata sulla valutazione di  possibilità diverse e rappresentativa di scelte integrate come le figure che si compenetrano all’interno dei suoi quadri.

 

Per Rugiero, è possibile proporre una cornice di riferimento che comprenda le tipologie esemplificative  di finalità e variabili-modalità della c.o., quasi immagini traguardate dalle prospettive Giano ed Escher con il rispettivo stile.Accettato che la finalità generale della comunicazione è quella di incidere sul comportamento degli interlocutori, tra le tipologie di finalità distintive della c.o. figurano: 

  • informare affermare … avvisare manifestare (fornire dati e notizie, quasi un “bene naturale” e come tale, parafrasando Lucilio, “a ciascuno dato in uso, a nessuno in proprietà”);                                
  • addestrare preparare … insegnare istruire (fare acquisire conoscenze e abilità, per lo più di natura tecnica);
  • formare sostenere … sviluppare educare (sviluppare competenze e responsabilità, anche di natura comportamentale);
  • orientare indirizzare … guidare motivare (trasmettere e partecipare indirizzi e stimoli, a livello individuale o collettivo);
  • attestare documentare … notificare certificare (produrre testimonianze e documentazioni, in contesti pubblici e formali).

Nella prospettiva Giano i cinque tipi di finalità sono considerati tra loro alternativi. Pertanto, una volta operata la scelta, essa condiziona univocamente le scelte della modalità da adottare tra le due previste per ciascuna delle variabili ed esposte nel seguito.

Nella prospettiva Escher i cinque tipi di finalità sono considerati tra loro integrabili (tutti o in parte) in senso “verticale”. La loro eventuale composizione lascia la possibilità di scelte articolate nella gamma  delle varie modalità comprese tra le due previste per ciascuna delle variabili ed esposte nel seguito.        

Individuate finalità e prospettiva, si apre lo scenario delle scelte possibili per le modalità relative a ciascuna delle variabili significative della c. o.  quali, a solo titolo esemplificativo: 

  • destinazione (nelle modalità comprese tra interna <—> esterna)
  • forma (nelle modalità comprese tra strutturata <—> aperta)
  • posizionamento (nelle modalità di ruolo comprese tra emittente <—> ricevente)
  • situazione (nelle modalità comprese tra  normale <—> critica)
  • contenuto (nelle modalità comprese tra documentale <—> esplicativa)

Nella prospettiva Giano le modalità relative a ciascuna variabile sono da considerarsi alternative “secche” nell’ambito della stessa tipologia di variabile.

Nella prospettiva Escher le modalità relative a ciascuna variabile sono da considerarsi estremi di un continuum di forme miste o intermedie nell’ambito della stessa tipologia di variabile (integrazione in senso “orizzontale”).

In entrambi i casi lo scenario effettivo delle variabili e modalità è significativamente più ampio e variegato di quello esemplificato, anche in funzione della recente rapida evoluzione del ruolo della c.o. a fronte di contesti interni ed esterni, pubblici di stakeholders, situazioni operative, strutture e processi aziendali, metodi e supporti , … attori di riferimento dell’organizzazione. Alcuni temi connessi offrono notevoli spunti di riflessione:

  • per la destinazione … trasparenza e permeabilità del “confine” tra ambienti interno ed esterno all’organizzazione; 
  • per la forma … sviluppo e pervasività delle “tecnicalità” della comunicazione, ovvero della tecnologia nelle versioni hard (i supporti ed i vettori materiali) e soft (i metodi e le tecniche);
  • per il posizionamento … adattamento dell’organizzazione a circostanze estemporanee (“adhocrazia”), all’alternanza relazionale dei ruoli, alla valorizzazione dell’ascolto attivo come funzione non secondaria della c.o. (una finestra sul feedback accanto all’esposizione);
  • per la situazione … coerenza identitaria, garanzia di cambiamento e continuità dell’immagine aziendale, in risposta ad una dinamica “frattale” (estrema variabilità delle componenti anche minime del sistema organizzativo);
  • per il contenuto … “complessità” dei messaggi misti di fatti reali e valori simbolici.

Corrispondentemente il corredo delle competenze richieste agli addetti ai lavori si arricchisce di nuove, articolate e approfondite competenze di natura cognitiva, comportamentale ed emozionale. 

In tale contesto la matrice di correlazione tra finalità-variabili-modalità è infine la “cornice” che accoglie il “quadro” rappresentativo del livello di coerenza di un piano di c.o.. Si può cogliere un invito alla prova ed utilizzare uno schema strutturato per rendere operativa la strategia di c.o. nel caso del “bilancio” nelle varie accezioni dei suoi obiettivi, combinando opportunamente finalità, variabili e loro modalità. 

Come breve premessa e secondo il dizionario di economia, il bilancio di esercizio è la elaborazione di una sintesi convenzionale dell’attività di un’organizzazione, espressa in forma di documento costituito da uno o più prospetti per registrare l’andamento di detta attività, evidenziandone in modo chiaro e preciso lo stato patrimoniale e il risultato economico, al termine di un determinato periodo. Il documento nella sua forma ufficiale rispetta standard consolidati nei processi di redazione e comunicazione, potendo tuttavia assumere forme distintive per scopi specifici: bilancio preventivo/consuntivo, consolidato, comparato, di cassa, di competenza, …, sociale. 

Ma al di là degli aspetti tecnici, il bilancio si presta nell’attuale realtà a molteplici possibilità operative di c.o. a seconda della prospettiva scelta e conseguentemente in funzione di una o più delle finalità da perseguire. Nella prospettiva Escher, che ammette tipi diversi e integrati di finalità-variabili-modalità, c’è l’opportunità per la c.o. del bilancio di perseguire congiuntamente:

  • Obiettivi istituzionali connessi ad un ruolo attivo ma prescritto di fornitore di documentazione codificata, pianificata e certificata dei risultati economici e patrimoniali dell’organizzazione, che ha come destinatari prestabiliti i competenti organi amministrativi, fiscali esterni e societari interni (“portatori di obblighi”). 

Possono completare il quadro gli obiettivi relativi alla responsabilità sociale di impresa verso la comunità di riferimento, generalmente distinti e compresi nel bilancio sociale.

  • Obiettivi di marketing connessi ad un ruolo liberamente interpretato di interfaccia estemporanea e/o networking routinario per la illustrazione e spiegazione dell’attività svolta e di interventi progettati a fronte di eventuali criticità (problemi da risolvere/opportunità da cogliere), che ha come destinatari il pubblico variegato degli stakeholder esterni (clienti e fornitori reali/potenziali), interni (i diversi attori sociali) e “di confine” (attori con valenza strategica quali soci, azionisti, …) tutti comunque “portatori di interessi”.      
  • Obiettivi di sviluppo organizzativo connessi ad un ruolo manageriale di esposizione e ricezione di messaggi funzionali alla gestione delle risorse dell’organizzazione, alla valutazione esplicita del contributo delle singole componenti ai risultati globali, alla motivazione dei collaboratori alla partecipazione e all’impegno personale, professionale e comportamentale (“portatori di consenso”).

 

 

 

Una vasta gamma di operatori individuali, imprese, associazioni, enti ed istituzioni private e pubbliche di ogni tipo e dimensione: la nostra società è stata definita da R. Presthus “la società delle organizzazioni”. Fattore determinante della loro gestione, funzionamento e sviluppo è l’esercizio, per lo più ordinario e talora straordinario, di intelligenza sociale con l’utile sostegno della comunicazione organizzativa (c.o.).

La locuzione “comunicazione organizzativa” si è affermata come estensione dei contenuti della locuzione di origine francese “comunicazione di impresa”,  contestualizzata di volta in volta nelle relazioni pubbliche, industriali, con la stampa …:

  • comprendendo sia le relazioni esterne (istituzionali, commerciali e di immagine) sia le relazioni interne (gestionali, organizzative e sociali);   
  • operando da un punto di vista concettuale a tre livelli distinti, che nella pratica divengono interdipendenti, ovvero la società nel suo complesso, le organizzazioni, le persone. Mentre un antico proverbio arabo ammonisce che “la parola è tua schiava quando è dentro di te, tua padrona quando è fuori”, vale peraltro per la società e le organizzazioni, come per le persone, il noto assioma di P. Watzlawick “è impossibile non comunicare” con il tacito corollario che, spesso e paradossalmente, l’assenza di comunicazione potrebbe “dirla lunga” sulle motivazioni sottese. Sul tema può essere utile una riflessione sul testo “La comunicazione organizzativa: da Giano ad Escher” di Luigi Rugiero, esperto di formazione e comunicazione, pubblicato nel libro del giornalista Mauro De Vincentiis “La comunicazione interna” (CDG Edizioni) e qui di seguito sintetizzato. Occorre, facendo di necessità una pragmatica virtù (mix appeal di competenze applicate e opportunità colte), comunicare “bene” – scrive Rugiero – configurando di volta in volta le immagini della c.o. nelle sue componenti significative di finalità e variabili-modalità, secondo la prospettiva ottimale. 

Ad esempio scegliendo tra:

  • la “prospettiva Giano”, 

sostenuta da una logica “bivalente” fondata su certezze e rappresentativa  di scelte alternative in situazioni antitetiche come quelle (pace/guerra, giorno/notte, dentro/fuori, prima/dopo, …) implicitamente attribuite al dio nella tradizionale immagine bifronte che lo raffigura;

  • la “prospettiva Escher”, sostenuta da una logica “polivalente” fondata sulla valutazione di  possibilità diverse e rappresentativa di scelte integrate come le figure che si compenetrano all’interno dei suoi quadri.

 

Per Rugiero, è possibile proporre una cornice di riferimento che comprenda le tipologie esemplificative  di finalità e variabili-modalità della c.o., quasi immagini traguardate dalle prospettive Giano ed Escher con il rispettivo stile.Accettato che la finalità generale della comunicazione è quella di incidere sul comportamento degli interlocutori, tra le tipologie di finalità distintive della c.o. figurano: 

  • informare affermare … avvisare manifestare (fornire dati e notizie, quasi un “bene naturale” e come tale, parafrasando Lucilio, “a ciascuno dato in uso, a nessuno in proprietà”);                                
  • addestrare preparare … insegnare istruire (fare acquisire conoscenze e abilità, per lo più di natura tecnica);
  • formare sostenere … sviluppare educare (sviluppare competenze e responsabilità, anche di natura comportamentale);
  • orientare indirizzare … guidare motivare (trasmettere e partecipare indirizzi e stimoli, a livello individuale o collettivo);
  • attestare documentare … notificare certificare (produrre testimonianze e documentazioni, in contesti pubblici e formali).

Nella prospettiva Giano i cinque tipi di finalità sono considerati tra loro alternativi. Pertanto, una volta operata la scelta, essa condiziona univocamente le scelte della modalità da adottare tra le due previste per ciascuna delle variabili ed esposte nel seguito.

Nella prospettiva Escher i cinque tipi di finalità sono considerati tra loro integrabili (tutti o in parte) in senso “verticale”. La loro eventuale composizione lascia la possibilità di scelte articolate nella gamma  delle varie modalità comprese tra le due previste per ciascuna delle variabili ed esposte nel seguito.        

Individuate finalità e prospettiva, si apre lo scenario delle scelte possibili per le modalità relative a ciascuna delle variabili significative della c. o.  quali, a solo titolo esemplificativo: 

  • destinazione (nelle modalità comprese tra interna <—> esterna)
  • forma (nelle modalità comprese tra strutturata <—> aperta)
  • posizionamento (nelle modalità di ruolo comprese tra emittente <—> ricevente)
  • situazione (nelle modalità comprese tra  normale <—> critica)
  • contenuto (nelle modalità comprese tra documentale <—> esplicativa)

Nella prospettiva Giano le modalità relative a ciascuna variabile sono da considerarsi alternative “secche” nell’ambito della stessa tipologia di variabile.

Nella prospettiva Escher le modalità relative a ciascuna variabile sono da considerarsi estremi di un continuum di forme miste o intermedie nell’ambito della stessa tipologia di variabile (integrazione in senso “orizzontale”).

In entrambi i casi lo scenario effettivo delle variabili e modalità è significativamente più ampio e variegato di quello esemplificato, anche in funzione della recente rapida evoluzione del ruolo della c.o. a fronte di contesti interni ed esterni, pubblici di stakeholders, situazioni operative, strutture e processi aziendali, metodi e supporti , … attori di riferimento dell’organizzazione. Alcuni temi connessi offrono notevoli spunti di riflessione:

  • per la destinazione … trasparenza e permeabilità del “confine” tra ambienti interno ed esterno all’organizzazione; 
  • per la forma … sviluppo e pervasività delle “tecnicalità” della comunicazione, ovvero della tecnologia nelle versioni hard (i supporti ed i vettori materiali) e soft (i metodi e le tecniche);
  • per il posizionamento … adattamento dell’organizzazione a circostanze estemporanee (“adhocrazia”), all’alternanza relazionale dei ruoli, alla valorizzazione dell’ascolto attivo come funzione non secondaria della c.o. (una finestra sul feedback accanto all’esposizione);
  • per la situazione … coerenza identitaria, garanzia di cambiamento e continuità dell’immagine aziendale, in risposta ad una dinamica “frattale” (estrema variabilità delle componenti anche minime del sistema organizzativo);
  • per il contenuto … “complessità” dei messaggi misti di fatti reali e valori simbolici.

Corrispondentemente il corredo delle competenze richieste agli addetti ai lavori si arricchisce di nuove, articolate e approfondite competenze di natura cognitiva, comportamentale ed emozionale. 

In tale contesto la matrice di correlazione tra finalità-variabili-modalità è infine la “cornice” che accoglie il “quadro” rappresentativo del livello di coerenza di un piano di c.o.. Si può cogliere un invito alla prova ed utilizzare uno schema strutturato per rendere operativa la strategia di c.o. nel caso del “bilancio” nelle varie accezioni dei suoi obiettivi, combinando opportunamente finalità, variabili e loro modalità. 

Come breve premessa e secondo il dizionario di economia, il bilancio di esercizio è la elaborazione di una sintesi convenzionale dell’attività di un’organizzazione, espressa in forma di documento costituito da uno o più prospetti per registrare l’andamento di detta attività, evidenziandone in modo chiaro e preciso lo stato patrimoniale e il risultato economico, al termine di un determinato periodo. Il documento nella sua forma ufficiale rispetta standard consolidati nei processi di redazione e comunicazione, potendo tuttavia assumere forme distintive per scopi specifici: bilancio preventivo/consuntivo, consolidato, comparato, di cassa, di competenza, …, sociale. 

Ma al di là degli aspetti tecnici, il bilancio si presta nell’attuale realtà a molteplici possibilità operative di c.o. a seconda della prospettiva scelta e conseguentemente in funzione di una o più delle finalità da perseguire. Nella prospettiva Escher, che ammette tipi diversi e integrati di finalità-variabili-modalità, c’è l’opportunità per la c.o. del bilancio di perseguire congiuntamente:

  • Obiettivi istituzionali connessi ad un ruolo attivo ma prescritto di fornitore di documentazione codificata, pianificata e certificata dei risultati economici e patrimoniali dell’organizzazione, che ha come destinatari prestabiliti i competenti organi amministrativi, fiscali esterni e societari interni (“portatori di obblighi”). 

Possono completare il quadro gli obiettivi relativi alla responsabilità sociale di impresa verso la comunità di riferimento, generalmente distinti e compresi nel bilancio sociale.

  • Obiettivi di marketing connessi ad un ruolo liberamente interpretato di interfaccia estemporanea e/o networking routinario per la illustrazione e spiegazione dell’attività svolta e di interventi progettati a fronte di eventuali criticità (problemi da risolvere/opportunità da cogliere), che ha come destinatari il pubblico variegato degli stakeholder esterni (clienti e fornitori reali/potenziali), interni (i diversi attori sociali) e “di confine” (attori con valenza strategica quali soci, azionisti, …) tutti comunque “portatori di interessi”.      
  • Obiettivi di sviluppo organizzativo connessi ad un ruolo manageriale di esposizione e ricezione di messaggi funzionali alla gestione delle risorse dell’organizzazione, alla valutazione esplicita del contributo delle singole componenti ai risultati globali, alla motivazione dei collaboratori alla partecipazione e all’impegno personale, professionale e comportamentale (“portatori di consenso”).

 

 

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