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Editoriale

La corsa al riarmo dell’Europa che arricchisce gli Usa

di Adolfo Spezzaferro -


L’Europa è oggi il primo importatore mondiale di armi: dal 12 al 33 per cento dell’import globale di sistemi d’arma, superate Asia e Medio Oriente. Il conflitto ucraino è il detonatore. Kiev balza al primo posto tra gli importatori (da quasi zero al 9,7 per cento globale), ma l’intero arco Nato europeo preme sull’acceleratore, con un +143 per cento negli acquisti. Ma perché snoccioliamo questi numeri?

Perché il 58 per cento degli armamenti acquistati dai Paesi Nato europei proviene dagli Usa. Per la prima volta in due decenni, ben il 38 per cento dell’export militare americano atterra (con gli F-35) sul nostro continente. I Paesi Ue si indebitano pesantemente, gonfiando la spesa pubblica a debito, ma gran parte di quelle risorse finisce per arricchire l’industria bellica Usa, mica quella europea. È un colossale trasferimento di ricchezza verso gli Usa, con la scusa della necessità geopolitica. Certo, noi nel nostro piccolo registriamo un +157 per cento nelle vendite all’estero (dal 2,2 al 5,1 per cento del mercato).

E la Germania supera la Cina. Ma non basta. La vera autonomia strategica non si compra, men che mai con il debito pubblico. Ci vogliono investimenti coerenti, progetti industriali comuni e la volontà politica di costruire una difesa realmente europea. Altrimenti la sicurezza di oggi si pagherà domani con ancora meno sovranità e maggiore fragilità economica.


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