La donna che amo Epstein fu la più cinica delle complici

La storia vera della complice di Jeffrey Epstein non era mai stata raccontata, fino ad oggi si spaziava tra gossip e titoli ad effetto. Ma chi era veramente Ghislaine Maxwell?
Il film sbatte in faccia al pubblico come ceto sociale e privilegi siano riusciti ad oscurare una natura predatoria. Ghislaine Maxwell: soldi, potere e perversione è in onda su Netflix da una settimana ed è già nella top list.
È un film documentario, che attraverso i racconti delle vittime descrive il processo per traffici sessuali a Ghislaine Maxwell, socialite e amante della vita mondana, ma soprattutto spalla criminale del multimilionario americano morto suicida in carcere.
Jeffrey Edward Epstein nei primi settanta è un imprenditore di successo che in seguito fonda società di consulenza e gestione finanziaria. Un’attività in più di un’occasione da indagini federali, mai uno scandalo finanziario. Ma è diventato famoso, suo malgrado, per reiterati crimini sessuali, compiuti ai danni di giovanissime adolescenti nel suo attico di Manhattan e, più di frequente, nella sua villa di Palm Beach, in Florida. Ghislaine Maxwell era di sovente presente a molestie e stupri. Altrettanto coinvolta nel reclutamento delle vittime.
Sessantuno anni, inglese di nascita, laureata ad Oxford, si trasferisce negli Stati Uniti all’età di tent’anni. Conosciuto nei giri che contano, Jeffrey Epstein, finanziere, e diventa la sua fidanzata. Si mollano dopo pochi anni e lei inizia una relazione con un altro multimiliardario, Tom Waitt. Ma Epstein rimane una presenza costante nella sua vita: fino alla morte di lui, sono stati migliori amici. Un rapporto contorto, basato su una comunanza di interessi sessuali. Lei organizzava la vita di lui, tenendogli l’agenda e soprattutto alimentando i suoi bassi istinti. Dopo il suicidio di Epstein, nell’agosto 2019, Ghislaine Maxweel è stata latitante per un anno.
Accusata di adescamento di minori e traffico sessuale è stata arrestata dall’FBI nei boschi del New Hampshire a luglio 2020. E poco meno di un anno fa, il 29 dicembre 2021, è stata giudicata colpevole di aver adescato decine di minorenni.. Durante il processo è emerso che la Maxwell fosse segretamente sposata dal 2016 con Scott Borgerson, amministratore delegato di un’azienda tecnologica. Un altro multimilionario. Definita «una criminale spietata e calcolatrice, sofisticata e pericolosa che predava ragazzine vulnerabili, già vittime di passati difficili, e le istruiva per gli abusi sessuali», è stata condannata dal tribunale di New York vent’anni di reclusione. Prima della sentenza ha detto che il più grande rammarico della sua vita è quello di «aver conosciuto Jeffrey Epstein, un uomo manipolatore, furbo e padrone di sé, che ha ingannato tutti nella sua orbita».
La schifosa parabola di Jeffrey Epstein era già stata raccontata da un altro documentario di Netflix, “Jeffrey Epstein: soldi, potere e perversione”. Il report di decine di violenze sessuali e pedofilia, prende spunto dalle rivelazioni di Maria Farmer che, insieme alla sorella minorenne Annie, è stata una delle prime prede di Epstein e di Ghislaine Maxwell.
Nell’agosto del 1996 si fece avanti segnalando all’FBI l’abuso del quale furono vittime, ma alla denuncia non fece seguito nessun provvedimento dell’Ufficio Federale.
Le cose iniziano a cambiare quando, nel 2003 una giornalista di Vanity Fair, Vicky Ward, si mette in testa scrivere un ritratto di Epstein. Affascinante e single, ricco da far paura, senza una storia precisa che svelasse come lo fosse diventato. Informandosi in buona fede su di lui, la Ward trova una donna che la mette in contatto con la Farmer e sua sorella. Un servizio mai pubblicato: l’editore non considera attendibili le accusatrici del magnate. Che, a dispetto delle sue vittime, frequenta solo amici potenti, da Bill Clinton a Donald Trump, fino al principe Andrea d’Inghilterra. Due anni dopo, nel 2005 la polizia di Palm Beach riceve la denuncia di una donna che racconta le molestie sessuali subìte da sua figlia a casa Epstein. E qui parte un’indagine. Poco dopo, prove alla mano, gli inquirenti tracciano lo schema piramidale con cui il predatore (e la Maxwell) trovavano le loro vittime. Che da vittime, appunto, si trasformavano in complici, aiutando la coppia diabolica nel reclutamento di altre vittime.

La storia vera della complice di Jeffrey Epstein non era mai stata raccontata, fino ad oggi si spaziava tra gossip e titoli ad effetto. Ma chi era veramente Ghislaine Maxwell?
Il film sbatte in faccia al pubblico come ceto sociale e privilegi siano riusciti ad oscurare una natura predatoria. Ghislaine Maxwell: soldi, potere e perversione è in onda su Netflix da una settimana ed è già nella top list.
È un film documentario, che attraverso i racconti delle vittime descrive il processo per traffici sessuali a Ghislaine Maxwell, socialite e amante della vita mondana, ma soprattutto spalla criminale del multimilionario americano morto suicida in carcere.
Jeffrey Edward Epstein nei primi settanta è un imprenditore di successo che in seguito fonda società di consulenza e gestione finanziaria. Un’attività in più di un’occasione da indagini federali, mai uno scandalo finanziario. Ma è diventato famoso, suo malgrado, per reiterati crimini sessuali, compiuti ai danni di giovanissime adolescenti nel suo attico di Manhattan e, più di frequente, nella sua villa di Palm Beach, in Florida. Ghislaine Maxwell era di sovente presente a molestie e stupri. Altrettanto coinvolta nel reclutamento delle vittime.
Sessantuno anni, inglese di nascita, laureata ad Oxford, si trasferisce negli Stati Uniti all’età di tent’anni. Conosciuto nei giri che contano, Jeffrey Epstein, finanziere, e diventa la sua fidanzata. Si mollano dopo pochi anni e lei inizia una relazione con un altro multimiliardario, Tom Waitt. Ma Epstein rimane una presenza costante nella sua vita: fino alla morte di lui, sono stati migliori amici. Un rapporto contorto, basato su una comunanza di interessi sessuali. Lei organizzava la vita di lui, tenendogli l’agenda e soprattutto alimentando i suoi bassi istinti. Dopo il suicidio di Epstein, nell’agosto 2019, Ghislaine Maxweel è stata latitante per un anno.
Accusata di adescamento di minori e traffico sessuale è stata arrestata dall’FBI nei boschi del New Hampshire a luglio 2020. E poco meno di un anno fa, il 29 dicembre 2021, è stata giudicata colpevole di aver adescato decine di minorenni.. Durante il processo è emerso che la Maxwell fosse segretamente sposata dal 2016 con Scott Borgerson, amministratore delegato di un’azienda tecnologica. Un altro multimilionario. Definita «una criminale spietata e calcolatrice, sofisticata e pericolosa che predava ragazzine vulnerabili, già vittime di passati difficili, e le istruiva per gli abusi sessuali», è stata condannata dal tribunale di New York vent’anni di reclusione. Prima della sentenza ha detto che il più grande rammarico della sua vita è quello di «aver conosciuto Jeffrey Epstein, un uomo manipolatore, furbo e padrone di sé, che ha ingannato tutti nella sua orbita».
La schifosa parabola di Jeffrey Epstein era già stata raccontata da un altro documentario di Netflix, “Jeffrey Epstein: soldi, potere e perversione”. Il report di decine di violenze sessuali e pedofilia, prende spunto dalle rivelazioni di Maria Farmer che, insieme alla sorella minorenne Annie, è stata una delle prime prede di Epstein e di Ghislaine Maxwell.
Nell’agosto del 1996 si fece avanti segnalando all’FBI l’abuso del quale furono vittime, ma alla denuncia non fece seguito nessun provvedimento dell’Ufficio Federale.
Le cose iniziano a cambiare quando, nel 2003 una giornalista di Vanity Fair, Vicky Ward, si mette in testa scrivere un ritratto di Epstein. Affascinante e single, ricco da far paura, senza una storia precisa che svelasse come lo fosse diventato. Informandosi in buona fede su di lui, la Ward trova una donna che la mette in contatto con la Farmer e sua sorella. Un servizio mai pubblicato: l’editore non considera attendibili le accusatrici del magnate. Che, a dispetto delle sue vittime, frequenta solo amici potenti, da Bill Clinton a Donald Trump, fino al principe Andrea d’Inghilterra. Due anni dopo, nel 2005 la polizia di Palm Beach riceve la denuncia di una donna che racconta le molestie sessuali subìte da sua figlia a casa Epstein. E qui parte un’indagine. Poco dopo, prove alla mano, gli inquirenti tracciano lo schema piramidale con cui il predatore (e la Maxwell) trovavano le loro vittime. Che da vittime, appunto, si trasformavano in complici, aiutando la coppia diabolica nel reclutamento di altre vittime.

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