Là dove vivono leoni… “Blur – Le zone indistinte dell’economia interconnessa”

Se è vero che “la mappa non è il mondo” (A. Korzybski), non si può tuttavia negare che sia un’utile interpretazione-rappresentazione del territorio conosciuto. Per quello non ancora esplorato ci si limitava una volta ad indicare e forse avvertire “hic sunt leones”. Nella mappa aggiornata dell’attuale economia interconnessa sono apparse come indistinte zone – caratterizzate con il termine “Blur” (macchia, foschia) da Stan Davis e Christopher Meyer nel loro omonimo testo – che ospitano potenziali leoni con forme sfumate di “desideri”, “soddisfazione”,“risorse”.

Accade infatti che il treno dei desideri in pomeriggi non troppo azzurri sembra andare all’incontrario, visto il rischio di perdere conquiste e certezze ritenute ormai consolidate. Ci sono poi dubbi sul kit degli attrezzi e il modus operandi nella ragnatela organizzativa della rete economico-finanziaria  per la soddisfazione di esigenze e aspettative percepite come complesse, prioritarie, mutevoli. Infine, ma non meno importante, il portafoglio delle risorse individuali-collettive di beni e competenze sublima dal materiale all’immateriale, sofisticandone il processo di acquisizione-applicazione in caso di emergenze improvvise sia contingenti che strutturali. Peraltro l’habitat leonino delle zone indistinte dell’economia interconnessa è generato e sostenuto da forze pressanti e turbolente condizioni di clima. Nello scenario locale e globale un susseguirsi di eventi sociali, politici, economici, organizzativi, tecnologici estremi ed accelerati  contrae i tempi operativi del processo di valutazione-strategia-azione-effetto e dilata lo spazio di riferimento fino alla dimensione planetaria. Fa da supporto il sistema relazionale tra operatori individuali e collettivi, una volta biunivoco e ormai a rete, che veicola in tempo reale sulle sue maglie miriadi di transazioni di ogni tipo mentre i nodi fungono da filtro, rischiando talora di privilegiare aspetti burocratici e interessi particolari. In tale contesto si inserisce una produzione simbolica pervasiva nei modi e nella misura, assumendo un ruolo strategico nell’orientamento di scelte e comportamenti. Tali trasformazioni  sono ricche di criticità, a seconda dei casi opportunità o problemi. Questi ultimi per alcuni cartografi sono configurabili come opportunità in abito da lavoro, per altri come portatori di minacce nei confronti delle quali “l’invincibilità sta nel sapersi difendere e la possibilità di vincere sta nel saper attaccare. La vittoria è prevedibile ma non sicuramente attuabile

perchè…l’invincibilità dipende da noi stessi, la vittoria dall’avversario” (Sun Tzu, “L’arte della guerra”). Per agire consapevolmente sarebbe in ogni caso di aiuto la disponibilità di un “blurometro”, una bussola virtuale in grado di puntare la vera natura delle forme concettuali presenti all’interno delle zone blur : 

– nel blur dei desideri le forme dislocate tra individuo e società globale;

– nel blur della soddisfazione le forme dislocate tra diritti e doveri;

– nel blur delle risorse le forme dislocate tra realtà e virtualità;

nell’attesa che nuovi Stanley trovino, tra le nebbie della giungla, riferimenti smarriti (“Il dottor Livingstone, suppongo…”) o imprevisti (le “cascate Vittoria”, con beneaugurante ossimoro).

 

Luigi Rugiero

Se è vero che “la mappa non è il mondo” (A. Korzybski), non si può tuttavia negare che sia un’utile interpretazione-rappresentazione del territorio conosciuto. Per quello non ancora esplorato ci si limitava una volta ad indicare e forse avvertire “hic sunt leones”. Nella mappa aggiornata dell’attuale economia interconnessa sono apparse come indistinte zone – caratterizzate con il termine “Blur” (macchia, foschia) da Stan Davis e Christopher Meyer nel loro omonimo testo – che ospitano potenziali leoni con forme sfumate di “desideri”, “soddisfazione”,“risorse”.

Accade infatti che il treno dei desideri in pomeriggi non troppo azzurri sembra andare all’incontrario, visto il rischio di perdere conquiste e certezze ritenute ormai consolidate. Ci sono poi dubbi sul kit degli attrezzi e il modus operandi nella ragnatela organizzativa della rete economico-finanziaria  per la soddisfazione di esigenze e aspettative percepite come complesse, prioritarie, mutevoli. Infine, ma non meno importante, il portafoglio delle risorse individuali-collettive di beni e competenze sublima dal materiale all’immateriale, sofisticandone il processo di acquisizione-applicazione in caso di emergenze improvvise sia contingenti che strutturali. Peraltro l’habitat leonino delle zone indistinte dell’economia interconnessa è generato e sostenuto da forze pressanti e turbolente condizioni di clima. Nello scenario locale e globale un susseguirsi di eventi sociali, politici, economici, organizzativi, tecnologici estremi ed accelerati  contrae i tempi operativi del processo di valutazione-strategia-azione-effetto e dilata lo spazio di riferimento fino alla dimensione planetaria. Fa da supporto il sistema relazionale tra operatori individuali e collettivi, una volta biunivoco e ormai a rete, che veicola in tempo reale sulle sue maglie miriadi di transazioni di ogni tipo mentre i nodi fungono da filtro, rischiando talora di privilegiare aspetti burocratici e interessi particolari. In tale contesto si inserisce una produzione simbolica pervasiva nei modi e nella misura, assumendo un ruolo strategico nell’orientamento di scelte e comportamenti. Tali trasformazioni  sono ricche di criticità, a seconda dei casi opportunità o problemi. Questi ultimi per alcuni cartografi sono configurabili come opportunità in abito da lavoro, per altri come portatori di minacce nei confronti delle quali “l’invincibilità sta nel sapersi difendere e la possibilità di vincere sta nel saper attaccare. La vittoria è prevedibile ma non sicuramente attuabile

perchè…l’invincibilità dipende da noi stessi, la vittoria dall’avversario” (Sun Tzu, “L’arte della guerra”). Per agire consapevolmente sarebbe in ogni caso di aiuto la disponibilità di un “blurometro”, una bussola virtuale in grado di puntare la vera natura delle forme concettuali presenti all’interno delle zone blur : 

– nel blur dei desideri le forme dislocate tra individuo e società globale;

– nel blur della soddisfazione le forme dislocate tra diritti e doveri;

– nel blur delle risorse le forme dislocate tra realtà e virtualità;

nell’attesa che nuovi Stanley trovino, tra le nebbie della giungla, riferimenti smarriti (“Il dottor Livingstone, suppongo…”) o imprevisti (le “cascate Vittoria”, con beneaugurante ossimoro).

 

Luigi Rugiero

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