La ex Stalingrado e la guerra ai migranti

La strana guerra dei migranti parte da Monfalcone, un tempo roccaforte comunista, tanto da essere soprannominata la Stalingrado del Nordest. Un mondo che non esiste più, adesso che la Lega la fa da padrona e che il mondo dei cantieri si è spostato in blocco. A prova che i tempi sono cambiati, c’è il via libera della Regione Friuli Venezia Giulia alla proposta di legge nazionale, che ha già ottenuto il disco verde in commissione consiliare, che vuole normare criteri più restrittivi per i ricongiungimenti familiari degli immigrati. Che diventerebbero possibili solo in presenza di un reddito più alto di quello previsto oggi (8mila 700 euro lordi l’anno per portare in Italia una persona, 11 mila 900 per portarne due), di un contratto di due anni per i lavoratori dipendenti, di una permanenza minima di 48 mesi sul territorio nazionale, dell’obbligo di registrazione del matrimonio contratto in patria e di un certificato di idoneità dell’alloggio in cui si va ad abitare La proposta di legge è stata fortemente voluta dalla sindaca leghista di Monfalcone, Anna Maria Cisint, riconfermata alla guida della cittadina che ospita la Fincantieri. E che, soprattutto, ospita 9 mila stranieri, un terzo della popolazione della cittadina.

“Il Welfare del mio Comune – è stato il commento della sindaca – è destinato in modo quasi totale a supportare servizi per persone extracomunitarie: il 77,7 per cento dei contributi scolastici nel 2021, il 100% nel 2019 e 2020, il 55 per cento del budget per gli alloggi nel 2019, il 49% nel 2020 e il 41% nel 2021. Oggi in città ci sono 9 mila stranieri, in grande prevalenza provenienti dal Bangladesh, e abbiamo verificato che ciascun lavoratore porta in Italia mediamente 5-6 persone. E’ impossibile assicurare una vita dignitosa a tante persone con meno di 1.000 euro lordi al mese. Tanto è vero che ci sono di alloggi occupati anche da 15 persone, l’abbiamo scoperto grazie a un’analisi dettagliata delle situazioni di sovraffollamento”. “La realtà di Monfalcone – le ha fatto eco la consigliera del Pd, Chiara Da Giau, è particolare ma non possiamo proporre una pdln nazionale soltanto per il Fvg. Forse è possibile individuare correttivi efficaci a livello regionale e locale”.

La proposta di legge se dovesse essere approvata da Roma rischia di rendere ancora più difficile il rapporto tra immigrati e città. Vero è anche che Fincantieri ha tutto l’interesse che sia salvaguardata la tenuta sociale. Gli italiani che lavorano in Fincantieri sono il 48,3%, il 16,5% da lavoratori stranieri comunitari e il 35,2 da extracomunitari, in primis bengalesi. I contratti a tempo determinato rappresentano il 44,3% del totale, quelli indeterminatili 34,9 e quelli di amministrazione (interinali) il 12,5%. Il ricorso all’appalto, molto frequente e accettato come modello anche dai sindacati, corrisponde a un’esigenza comune a tutta la cantieristica mondiale che deve fare i conti con i cosiddetti contratti a commessa. Fincantieri è uno dei principali complessi cantieristici nel mondo. Con oltre 230 anni di storia e più di 7.000 navi costruite, mantiene il proprio know-how e i centri direzionali in Italia, dove impiega oltre 10mila dipendenti e attiva circa 90 mila posti di lavoro, che raddoppiano su scala mondiale in virtù di una rete produttiva di 18 stabilimenti in quattro continenti e oltre 20 mila lavoratori diretti.

“Monfalcone – afferma la capogruppo del Pd in consiglio regionale, Lucia Giurissa – è una realtà complessa, basti pensare che qui si parlano 83 lingue. Va ricordato anche che è la città che produce il più alto Pil del Fvg e che annovera le paghe più basse e il sistema di appalti colpisce tutti, anche i lavoratori italiani. Servono fondi strutturali permanenti per tutti, per evitare ulteriori sperequazioni. Alla Cisint, che da anni persegue una politica basata sulla paura, vorrei ricordare che il tasso di criminalità e microcriminalità a Monfalcone è molto più basso risetto a realtà simili”.

La strana guerra dei migranti parte da Monfalcone, un tempo roccaforte comunista, tanto da essere soprannominata la Stalingrado del Nordest. Un mondo che non esiste più, adesso che la Lega la fa da padrona e che il mondo dei cantieri si è spostato in blocco. A prova che i tempi sono cambiati, c’è il via libera della Regione Friuli Venezia Giulia alla proposta di legge nazionale, che ha già ottenuto il disco verde in commissione consiliare, che vuole normare criteri più restrittivi per i ricongiungimenti familiari degli immigrati. Che diventerebbero possibili solo in presenza di un reddito più alto di quello previsto oggi (8mila 700 euro lordi l’anno per portare in Italia una persona, 11 mila 900 per portarne due), di un contratto di due anni per i lavoratori dipendenti, di una permanenza minima di 48 mesi sul territorio nazionale, dell’obbligo di registrazione del matrimonio contratto in patria e di un certificato di idoneità dell’alloggio in cui si va ad abitare La proposta di legge è stata fortemente voluta dalla sindaca leghista di Monfalcone, Anna Maria Cisint, riconfermata alla guida della cittadina che ospita la Fincantieri. E che, soprattutto, ospita 9 mila stranieri, un terzo della popolazione della cittadina.

“Il Welfare del mio Comune – è stato il commento della sindaca – è destinato in modo quasi totale a supportare servizi per persone extracomunitarie: il 77,7 per cento dei contributi scolastici nel 2021, il 100% nel 2019 e 2020, il 55 per cento del budget per gli alloggi nel 2019, il 49% nel 2020 e il 41% nel 2021. Oggi in città ci sono 9 mila stranieri, in grande prevalenza provenienti dal Bangladesh, e abbiamo verificato che ciascun lavoratore porta in Italia mediamente 5-6 persone. E’ impossibile assicurare una vita dignitosa a tante persone con meno di 1.000 euro lordi al mese. Tanto è vero che ci sono di alloggi occupati anche da 15 persone, l’abbiamo scoperto grazie a un’analisi dettagliata delle situazioni di sovraffollamento”. “La realtà di Monfalcone – le ha fatto eco la consigliera del Pd, Chiara Da Giau, è particolare ma non possiamo proporre una pdln nazionale soltanto per il Fvg. Forse è possibile individuare correttivi efficaci a livello regionale e locale”.

La proposta di legge se dovesse essere approvata da Roma rischia di rendere ancora più difficile il rapporto tra immigrati e città. Vero è anche che Fincantieri ha tutto l’interesse che sia salvaguardata la tenuta sociale. Gli italiani che lavorano in Fincantieri sono il 48,3%, il 16,5% da lavoratori stranieri comunitari e il 35,2 da extracomunitari, in primis bengalesi. I contratti a tempo determinato rappresentano il 44,3% del totale, quelli indeterminatili 34,9 e quelli di amministrazione (interinali) il 12,5%. Il ricorso all’appalto, molto frequente e accettato come modello anche dai sindacati, corrisponde a un’esigenza comune a tutta la cantieristica mondiale che deve fare i conti con i cosiddetti contratti a commessa. Fincantieri è uno dei principali complessi cantieristici nel mondo. Con oltre 230 anni di storia e più di 7.000 navi costruite, mantiene il proprio know-how e i centri direzionali in Italia, dove impiega oltre 10mila dipendenti e attiva circa 90 mila posti di lavoro, che raddoppiano su scala mondiale in virtù di una rete produttiva di 18 stabilimenti in quattro continenti e oltre 20 mila lavoratori diretti.

“Monfalcone – afferma la capogruppo del Pd in consiglio regionale, Lucia Giurissa – è una realtà complessa, basti pensare che qui si parlano 83 lingue. Va ricordato anche che è la città che produce il più alto Pil del Fvg e che annovera le paghe più basse e il sistema di appalti colpisce tutti, anche i lavoratori italiani. Servono fondi strutturali permanenti per tutti, per evitare ulteriori sperequazioni. Alla Cisint, che da anni persegue una politica basata sulla paura, vorrei ricordare che il tasso di criminalità e microcriminalità a Monfalcone è molto più basso risetto a realtà simili”.

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