La facile retorica delle adozioni fra bugie e caos Ecco perchè dico no a cambiare la legge

di CARLO GIOVANARDI
Gabriele Piazzoni, Segretario generale Arcigay, ha scritto per L’Identità che serve una riforma in Italia della normativa sulle adozioni. Ho presieduto per quattro anni la Commissione per le Adozioni Internazionali presso la Presidenza del Consiglio e devo dire sinceramente che mi cascano le braccia quando sento sostenere che sarebbe giunta l’ora di aprire le adozioni alle coppie omosessuali, per il semplice motivo che questa affermazione dimostra una completa ignoranza del mondo dell’adozione.Partiamo da quella internazionale le cui regole ho approfondito non soltanto presiedendo la Commissione ma anche in decine di incontri con gli Enti autorizzati alle adozioni, con delegazioni straniere in visita in Italia ed incontri con i responsabili delle adozioni in Russia, Cambogia ed in Burkina Faso, in quest’ultimo caso per una Conferenza dei paesi africani organizzata proprio dalla nostra Commissione. Si da il caso che tutti i paesi più importanti che consentono l’adozione dei loro bambini pretendano che la coppia adottante risulti regolarmente sposata (uomo e donna), non superiore ad una certa età, in buone condizioni di salute: a queste condizioni la Cina comunista per esempio aggiunge la necessità di avere un reddito medio alto e che nessuno dei coniugi sia obeso. Prendere o lasciare. Naturalmente tutte queste condizioni devono essere verificate dai Servizi Sociali e dai Tribunali dei Minorenni, che devono anche stabilire se la coppia possegga il reddito necessario e le attitudini psico fisiche per adottare.A questo punto la coppia si mette in fila, in coda ad una lunghissima fila, perché i bambini che sono nelle condizioni di essere realmente adottabili da paesi esteri sono troppo pochi rispetto alla domanda. La stessa situazione si registra per le coppie che vogliono adottare un bambino italiano, perché se sono tantissimi (e certamente troppi) quelli che vengono sottratti alla famiglia naturale per ragioni varie, per essere dati in affido ad Istituzioni pubbliche o del privato sociale o a famiglie disponibili, pochissimi sono quelli nelle condizioni di essere dati in adozione. Non si capisce pertanto che credibilità abbia il mantra ripetuto che piuttosto che un bambino rimanga orfano in un Istituto sarebbe meglio darlo in adozione ad una coppia omosessuale. In primo luogo perché la realtà è quella che ho illustrato e in secondo luogo perché è davvero surreale teorizzare che un bambino che nella vita ha già avuto la sfortuna di rimanere orfano, o essere abbandonato o peggio maltrattato o abusato, si trovi privato ancora una volta del suo diritto di crescere in una nuova famiglia adottante composta (come la nostra Costituzione prevede) da una madre e da un padre.

di CARLO GIOVANARDI
Gabriele Piazzoni, Segretario generale Arcigay, ha scritto per L’Identità che serve una riforma in Italia della normativa sulle adozioni. Ho presieduto per quattro anni la Commissione per le Adozioni Internazionali presso la Presidenza del Consiglio e devo dire sinceramente che mi cascano le braccia quando sento sostenere che sarebbe giunta l’ora di aprire le adozioni alle coppie omosessuali, per il semplice motivo che questa affermazione dimostra una completa ignoranza del mondo dell’adozione.Partiamo da quella internazionale le cui regole ho approfondito non soltanto presiedendo la Commissione ma anche in decine di incontri con gli Enti autorizzati alle adozioni, con delegazioni straniere in visita in Italia ed incontri con i responsabili delle adozioni in Russia, Cambogia ed in Burkina Faso, in quest’ultimo caso per una Conferenza dei paesi africani organizzata proprio dalla nostra Commissione. Si da il caso che tutti i paesi più importanti che consentono l’adozione dei loro bambini pretendano che la coppia adottante risulti regolarmente sposata (uomo e donna), non superiore ad una certa età, in buone condizioni di salute: a queste condizioni la Cina comunista per esempio aggiunge la necessità di avere un reddito medio alto e che nessuno dei coniugi sia obeso. Prendere o lasciare. Naturalmente tutte queste condizioni devono essere verificate dai Servizi Sociali e dai Tribunali dei Minorenni, che devono anche stabilire se la coppia possegga il reddito necessario e le attitudini psico fisiche per adottare.A questo punto la coppia si mette in fila, in coda ad una lunghissima fila, perché i bambini che sono nelle condizioni di essere realmente adottabili da paesi esteri sono troppo pochi rispetto alla domanda. La stessa situazione si registra per le coppie che vogliono adottare un bambino italiano, perché se sono tantissimi (e certamente troppi) quelli che vengono sottratti alla famiglia naturale per ragioni varie, per essere dati in affido ad Istituzioni pubbliche o del privato sociale o a famiglie disponibili, pochissimi sono quelli nelle condizioni di essere dati in adozione. Non si capisce pertanto che credibilità abbia il mantra ripetuto che piuttosto che un bambino rimanga orfano in un Istituto sarebbe meglio darlo in adozione ad una coppia omosessuale. In primo luogo perché la realtà è quella che ho illustrato e in secondo luogo perché è davvero surreale teorizzare che un bambino che nella vita ha già avuto la sfortuna di rimanere orfano, o essere abbandonato o peggio maltrattato o abusato, si trovi privato ancora una volta del suo diritto di crescere in una nuova famiglia adottante composta (come la nostra Costituzione prevede) da una madre e da un padre.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli