La gaffe su Putin e l’idea Casellati

Il Cav non si inginocchia alla Meloni, come dice qualche trombone della sinistra. Si tratta, al contrario, di un piano ben preciso, di una mossa da king maker. Il veterano delle trattative si inventa prima le Riforme, poi l’Istruzione per virare alla fine sull’obiettivo di sempre: la Giustizia. L’operazione Arcore ha un solo fine: avere il Guardasigilli in casa, che non può essere il Nordio di turno. La Meloni non può dire no al prezioso alleato, considerando le tensioni degli ultimi giorni e quindi Silvio incassa il dicastero chiave tanto auspicato. A rivelare la chiave del patto di via Della Scrofa è lo stesso ex premier: “Su Casellati – dice ai cronisti – c’è accordo con Giorgia”. Come se non bastasse, il Cav annuncia di aver riallacciato i rapporti con il presidente russo Putin: “Mi ha mandato 20 bottiglie di vodka e una lettera dolcissima”. L’ex presidente del Senato, intanto, letteralmente risponde così a chi le scrive: “Io non so nulla di preciso”. Resta in silenzio pure FdI, ma il vecchio detto afferma chi tace acconsente. A parte la rivelazione della giornata, il “listino” diffuso dopo il vertice di lunedì non dovrebbe subire cambiamenti. Intoccabili sono i vicepremier, ovvero Matteo Salvini che si prende le Infrastrutture e Antonio Tajani, che succede a Luigi Di Maio. Chiusa da giorni la partita per l’Economia, dove è più che blindato Giancarlo Giorgetti. Stesso discorso vale per Guido Crosetto al Mise. Nell’elenco dei “sicuri” di Giorgia ci sono pure Adolfo Urso alla Difesa, Raffaele Fitto ai rapporti con l’Europa, Daniela Santanché al Turismo e soprattutto Giovanbattista Fazzolari, soprannominato il nuovo Gianni Letta. Cambiano le gerarchie, al contrario, tra gli azzurri. Anna Maria Bernini succederà a Renato Brunetta alla Pubblica Amministrazione, mentre l’ex sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo si deve accontentare di fare il capogruppo a Palazzo Madama. Certezze per i berluscones Gloria Saccani Jotti, in pole per Università e Ricerca e Gilberto Pichetto Fratin, successore di Cingolani alla Transizione Ecologica. Per quanto concerne la Lega, non si tocca il Viminale, dove non è neanche in discussione Matteo Piantedosi, ex capo di gabinetto di Salvini. Punti fermi del Carroccio Roberto Calderoli agli Affari regionali e Marco Centinaio all’Agricoltura. Un tecnico, poi, sarà l’erede di Roberto Speranza: Francesco Rocca, attuale presidente della Croce Rossa Italia. Non sarà neanche un attivista chi prenderà il testimone da Orlando. Marina Elvira Calderone, presidente nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, è il nome indicato da FdI. Per il dopo Franceschini, lo studioso del Ventennio Giordano Bruno Guerri dovrebbe segnare la svolta. Il giurista Giuseppe Valditara, relatore della legge Gelmini, avrà le redini dell’Istruzione. Ritorna nel governo lo Sport, affidato a Chiara Colosimo. Meloni riserva alla giovane fedelissima anche l’incarico che fu il suo, le Politiche giovanili. Partita interna in FdI per il Sud, lasciato fuori dall’elenco diffuso dopo il vertice con Silvio. Testa a testa tra il siciliano Nello Musumeci e il campano Edmondo Cirielli. Giochi aperti, infine, per la Disabilità, dove è scontro tra l’ex ministra Locatelli e Lavinia Menunni, così come per i Rapporti col Parlamento: Gianfranco Rotondi sfida Maurizio Lupi. 

Il Cav non si inginocchia alla Meloni, come dice qualche trombone della sinistra. Si tratta, al contrario, di un piano ben preciso, di una mossa da king maker. Il veterano delle trattative si inventa prima le Riforme, poi l’Istruzione per virare alla fine sull’obiettivo di sempre: la Giustizia. L’operazione Arcore ha un solo fine: avere il Guardasigilli in casa, che non può essere il Nordio di turno. La Meloni non può dire no al prezioso alleato, considerando le tensioni degli ultimi giorni e quindi Silvio incassa il dicastero chiave tanto auspicato. A rivelare la chiave del patto di via Della Scrofa è lo stesso ex premier: “Su Casellati – dice ai cronisti – c’è accordo con Giorgia”. Come se non bastasse, il Cav annuncia di aver riallacciato i rapporti con il presidente russo Putin: “Mi ha mandato 20 bottiglie di vodka e una lettera dolcissima”. L’ex presidente del Senato, intanto, letteralmente risponde così a chi le scrive: “Io non so nulla di preciso”. Resta in silenzio pure FdI, ma il vecchio detto afferma chi tace acconsente. A parte la rivelazione della giornata, il “listino” diffuso dopo il vertice di lunedì non dovrebbe subire cambiamenti. Intoccabili sono i vicepremier, ovvero Matteo Salvini che si prende le Infrastrutture e Antonio Tajani, che succede a Luigi Di Maio. Chiusa da giorni la partita per l’Economia, dove è più che blindato Giancarlo Giorgetti. Stesso discorso vale per Guido Crosetto al Mise. Nell’elenco dei “sicuri” di Giorgia ci sono pure Adolfo Urso alla Difesa, Raffaele Fitto ai rapporti con l’Europa, Daniela Santanché al Turismo e soprattutto Giovanbattista Fazzolari, soprannominato il nuovo Gianni Letta. Cambiano le gerarchie, al contrario, tra gli azzurri. Anna Maria Bernini succederà a Renato Brunetta alla Pubblica Amministrazione, mentre l’ex sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo si deve accontentare di fare il capogruppo a Palazzo Madama. Certezze per i berluscones Gloria Saccani Jotti, in pole per Università e Ricerca e Gilberto Pichetto Fratin, successore di Cingolani alla Transizione Ecologica. Per quanto concerne la Lega, non si tocca il Viminale, dove non è neanche in discussione Matteo Piantedosi, ex capo di gabinetto di Salvini. Punti fermi del Carroccio Roberto Calderoli agli Affari regionali e Marco Centinaio all’Agricoltura. Un tecnico, poi, sarà l’erede di Roberto Speranza: Francesco Rocca, attuale presidente della Croce Rossa Italia. Non sarà neanche un attivista chi prenderà il testimone da Orlando. Marina Elvira Calderone, presidente nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, è il nome indicato da FdI. Per il dopo Franceschini, lo studioso del Ventennio Giordano Bruno Guerri dovrebbe segnare la svolta. Il giurista Giuseppe Valditara, relatore della legge Gelmini, avrà le redini dell’Istruzione. Ritorna nel governo lo Sport, affidato a Chiara Colosimo. Meloni riserva alla giovane fedelissima anche l’incarico che fu il suo, le Politiche giovanili. Partita interna in FdI per il Sud, lasciato fuori dall’elenco diffuso dopo il vertice con Silvio. Testa a testa tra il siciliano Nello Musumeci e il campano Edmondo Cirielli. Giochi aperti, infine, per la Disabilità, dove è scontro tra l’ex ministra Locatelli e Lavinia Menunni, così come per i Rapporti col Parlamento: Gianfranco Rotondi sfida Maurizio Lupi. 

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