La guerra del chip

Cresce la tensione nel Pacifico, Taiwan – leader mondiale nella produzione di chip e semiconduttori – è al centro di un’aspra diatriba con Pechino che continua a perseguire il progetto dell’Unica Cina nonostante l’opposizione degli Usa. Già un anno fa, quando il clima nell’area aveva iniziato a surriscaldarsi, c’erano stati (gravi) problemi nell’approvvigionamento mondiale di materiale hitech, di cui Taipei è, forse, il maggior bazar su scala planetaria. Per non restare più senza, per diversificare i canali di produzione e acquisto di chip e semiconduttori, Intel ha varato un piano che investe l’intera Europa. Grazie all’impegno dell’Ue, sancito dall’European Chips Act varato dalla Commissione a febbraio scorso, Intel ha scelto di creare un megapolo di produzione direttamente nel Vecchio Continente. Si tratta di un investimento enorme. Non solo sotto il profilo economico (si parla di un impegno complessivo da 33 miliardi di dollari), ma specialmente sul fronte geopolitico (l’Ue recupererebbe una centralità inaspettata sul mercato hitech) e, quindi, sull’occupazione. Se il cuore pulsante del progetto sta a cavallo tra la Germania, a Magdeburgo, e la Francia (dove sorgerà l’hub di progettazione dei chip), l’Italia, insieme a Irlanda, Polonia e Spagna, potrebbe ospitare uno degli stabilimenti “satelliti” che supporterebbero la filiera europea della produzione hitech. Secondo i rumors, per Roma ci sarebbe pronto un investimento da 1,5 miliardi di euro che porterebbe positive ripercussioni sull’occupazione, dato che le assunzioni che si prospettano sul suolo nazionale sarebbero centinaia (si parla di almeno 1.500 posti disponibili).

Del progetto Intel si parla da mesi, fin dalle ultime settimane del governo Draghi. Giorgia Meloni, anche su questo fronte, si è posta in continuità con il suo predecessore e, alla conferenza stampa di fine anno, ha spiegato che si tratterebbe di “un investimento enorme, molto importante e strategico, che Intel potrebbe fare in Europa e in Italia”. Quindi ha ribadito “la massima disponibilità” e l’impegno già “in queste ore” per “calendarizzare un incontro con i rappresentanti dell’azienda per capire come possiamo facilitare questa decisione per favorire questo investimento”. Già, perché la partita si gioca tutta sul filo del supporto pubblico all’iniziativa, dei finanziamenti da parte delle istituzioni, centrali e territoriali. Occorre convincere prima gli americani di Santa Clara (o i tedeschi di Magdeburgo…) a portare in Italia una parte del loro investimento e dopo, però, bisognerà capire dove istallare, fisicamente, il nuovo stabilimento. Le candidature fioccano. Sono state quattro le Regioni che si sono fatte avanti sul serio: Puglia, Veneto, Piemonte e Sicilia. Emiliano si era fatto avanti ma a settembre, l’agenzia Reuters aveva deluso le ambizioni del governatore pugliese parlando di un accordo vicino per Vigasio, in provincia di Verona. Nei giorni scorsi, però, il governatore veneto Luca Zaia non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti sull’andamento della trattativa. Per ovvie ragioni facilmente comprensibili dal momento che Intel, formalmente, dovrebbe prima decidere di investire in Italia e solo poi potrebbe indicare dove. Intanto, però, dal Piemonte è spuntata la candidatura del sito di Chivasso che, settimana dopo settimana, va acquisendo sempre più credibilità. E la Sicilia? Può giocare un ruolo decisivo e inaspettato. L’Ugl, infatti, ha riportato d’attualità l’ipotesi di un’allocazione siciliana e, in particolare, ha indicato l’area di Catania. “E’ intenzione del premier Meloni programmare quanto prima un incontro con la multinazionale della microelettronica per chiudere questa partita rilevante per l’economia nazionale e strategica anche sul piano occupazionale”, hanno affermato in una nota il segretario territoriale della Ugl Giovanni Musumeci ed il segretario provinciale della federazione Ugl Metalmeccanici Angelo Mazzeo: “Siamo consapevoli che, fino ad oggi la concorrenza di altre regioni è stata forte, ma tenuto conto che ancora non è stata presa alcuna decisione riteniamo che Catania possaIl diarip essere degnamente tra le location più idonee”.

Cresce la tensione nel Pacifico, Taiwan – leader mondiale nella produzione di chip e semiconduttori – è al centro di un’aspra diatriba con Pechino che continua a perseguire il progetto dell’Unica Cina nonostante l’opposizione degli Usa. Già un anno fa, quando il clima nell’area aveva iniziato a surriscaldarsi, c’erano stati (gravi) problemi nell’approvvigionamento mondiale di materiale hitech, di cui Taipei è, forse, il maggior bazar su scala planetaria. Per non restare più senza, per diversificare i canali di produzione e acquisto di chip e semiconduttori, Intel ha varato un piano che investe l’intera Europa. Grazie all’impegno dell’Ue, sancito dall’European Chips Act varato dalla Commissione a febbraio scorso, Intel ha scelto di creare un megapolo di produzione direttamente nel Vecchio Continente. Si tratta di un investimento enorme. Non solo sotto il profilo economico (si parla di un impegno complessivo da 33 miliardi di dollari), ma specialmente sul fronte geopolitico (l’Ue recupererebbe una centralità inaspettata sul mercato hitech) e, quindi, sull’occupazione. Se il cuore pulsante del progetto sta a cavallo tra la Germania, a Magdeburgo, e la Francia (dove sorgerà l’hub di progettazione dei chip), l’Italia, insieme a Irlanda, Polonia e Spagna, potrebbe ospitare uno degli stabilimenti “satelliti” che supporterebbero la filiera europea della produzione hitech. Secondo i rumors, per Roma ci sarebbe pronto un investimento da 1,5 miliardi di euro che porterebbe positive ripercussioni sull’occupazione, dato che le assunzioni che si prospettano sul suolo nazionale sarebbero centinaia (si parla di almeno 1.500 posti disponibili).

Del progetto Intel si parla da mesi, fin dalle ultime settimane del governo Draghi. Giorgia Meloni, anche su questo fronte, si è posta in continuità con il suo predecessore e, alla conferenza stampa di fine anno, ha spiegato che si tratterebbe di “un investimento enorme, molto importante e strategico, che Intel potrebbe fare in Europa e in Italia”. Quindi ha ribadito “la massima disponibilità” e l’impegno già “in queste ore” per “calendarizzare un incontro con i rappresentanti dell’azienda per capire come possiamo facilitare questa decisione per favorire questo investimento”. Già, perché la partita si gioca tutta sul filo del supporto pubblico all’iniziativa, dei finanziamenti da parte delle istituzioni, centrali e territoriali. Occorre convincere prima gli americani di Santa Clara (o i tedeschi di Magdeburgo…) a portare in Italia una parte del loro investimento e dopo, però, bisognerà capire dove istallare, fisicamente, il nuovo stabilimento. Le candidature fioccano. Sono state quattro le Regioni che si sono fatte avanti sul serio: Puglia, Veneto, Piemonte e Sicilia. Emiliano si era fatto avanti ma a settembre, l’agenzia Reuters aveva deluso le ambizioni del governatore pugliese parlando di un accordo vicino per Vigasio, in provincia di Verona. Nei giorni scorsi, però, il governatore veneto Luca Zaia non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti sull’andamento della trattativa. Per ovvie ragioni facilmente comprensibili dal momento che Intel, formalmente, dovrebbe prima decidere di investire in Italia e solo poi potrebbe indicare dove. Intanto, però, dal Piemonte è spuntata la candidatura del sito di Chivasso che, settimana dopo settimana, va acquisendo sempre più credibilità. E la Sicilia? Può giocare un ruolo decisivo e inaspettato. L’Ugl, infatti, ha riportato d’attualità l’ipotesi di un’allocazione siciliana e, in particolare, ha indicato l’area di Catania. “E’ intenzione del premier Meloni programmare quanto prima un incontro con la multinazionale della microelettronica per chiudere questa partita rilevante per l’economia nazionale e strategica anche sul piano occupazionale”, hanno affermato in una nota il segretario territoriale della Ugl Giovanni Musumeci ed il segretario provinciale della federazione Ugl Metalmeccanici Angelo Mazzeo: “Siamo consapevoli che, fino ad oggi la concorrenza di altre regioni è stata forte, ma tenuto conto che ancora non è stata presa alcuna decisione riteniamo che Catania possaIl diarip essere degnamente tra le location più idonee”.
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