La guerra del grano. Le accuse Usa Russia su chi vuole la crisi al Consiglio di sicurezza

All’incontro di giovedì, presieduto dal segretario di Stato americano Antony Blinken, il rappresentante Usa ha ribadito che le sanzioni alla Russia sono congegnate per tenere fuori le derrate agricole, ed è volontà precisa di Mosca utilizzare il cibo come arma, bloccando il porto di Odessa e le navi.
Gli ha risposto l’ambasciatore di Mosca alle Nazioni unite, Vasily Nebenzya, adducendo che la ragione della crisi del grano è da ricercarsi nelle sanzioni occidentali contro la Russia e nella volontà dell’Ucraina di bloccare le navi. “La verità è che è l’Ucraina, non la Russia, che continua a bloccare 75 navi straniere provenienti da 17 stati nei porti di Nikolayev, Kherson, Chernomorsk, Mariupol, Ochakov, Odessa e Yuzhny, ed è stata l’Ucraina a minare i corsi d’acqua”. In realtà, le allusioni russe non consentono di avere una idea precisa di chi stia facendo che cosa e perché. Da una parte, Vasily Nebenzya dichiarava: “Abbiamo il sospetto che il grano ucraino esportato non vada ai Paesi che ne hanno bisogno, ma a ricostituire le scorte dei Paesi Ue”; ipotizzando che, quindi, la crisi per il Nord Africa è una scelta dell’Europa, che starebbero ricevendo il grano da nord, tramite ferrovia e poi il Danubio. Dall’altra, pochi giorni fa, tramite Telegram, Dmitrij Medvedev, ex presidente della Federazione russa e attualmente vice-segretario del Consiglio di sicurezza russo, rivendicava il diritto a usare il grano come ricatto: “Da un lato ci vengono imposte sanzioni folli, dall’altro ci chiedono forniture alimentari. Non può essere, non siamo idioti”. La questione dello sminamento dei porti, d’altronde, è strategica e strettamente legata alla fine del conflitto. Draghi, giovedì, ha ricordato alla Camera: “Ho chiesto al presidente Biden un sostegno per un’iniziativa che sblocchi immediatamente i milioni di tonnellate di grano bloccati nei porti dell’Ucraina per evitare una crisi alimentare”, aggiungendo: “Occorre che le navi siano lasciati passare e, se i porti sono stati minati, vengano sminati”. Molte di queste mine sono state messe per congelare il conflitto. Sminare i porti significa rimettere le truppe una contro l’altra, per certi versi consentendo al più forte di avanzare. Ecco che quindi tale richiesta a Biden da parte di Draghi non può che coincidere con un invito a mediare per trovare la pace. Nel frattempo, Guterres e i funzionari statunitensi stanno esplorando un’altra possibile rotta per le esportazioni di grano ucraine: il nord con la ferrovia dalla Bielorussia al porto lituano di Klaipeda. Come incentivo per il leader bielorusso Alexander Lukashenko, i funzionari Onu stanno valutando di rimuovere le sanzioni contro l’industria dei fertilizzanti di potassio di Minsk. Ma la linea ferroviaria bielorussa per il grano e le altre rotte terrestri e fluviali attraverso il centro Europa non saranno sufficienti per spostare i milioni di tonnellate di grano esportate dall’Ucraina. Secondo Sara Menker, amministratore delegato della società Usa di analisi dell’agricoltura Gro Intelligence, intervenuta al Consiglio di sicurezza, lo spostamento delle esportazioni di grano su rotaia fornirebbe solo il 10% dei livelli di esportazione prebellici.

All’incontro di giovedì, presieduto dal segretario di Stato americano Antony Blinken, il rappresentante Usa ha ribadito che le sanzioni alla Russia sono congegnate per tenere fuori le derrate agricole, ed è volontà precisa di Mosca utilizzare il cibo come arma, bloccando il porto di Odessa e le navi.
Gli ha risposto l’ambasciatore di Mosca alle Nazioni unite, Vasily Nebenzya, adducendo che la ragione della crisi del grano è da ricercarsi nelle sanzioni occidentali contro la Russia e nella volontà dell’Ucraina di bloccare le navi. “La verità è che è l’Ucraina, non la Russia, che continua a bloccare 75 navi straniere provenienti da 17 stati nei porti di Nikolayev, Kherson, Chernomorsk, Mariupol, Ochakov, Odessa e Yuzhny, ed è stata l’Ucraina a minare i corsi d’acqua”. In realtà, le allusioni russe non consentono di avere una idea precisa di chi stia facendo che cosa e perché. Da una parte, Vasily Nebenzya dichiarava: “Abbiamo il sospetto che il grano ucraino esportato non vada ai Paesi che ne hanno bisogno, ma a ricostituire le scorte dei Paesi Ue”; ipotizzando che, quindi, la crisi per il Nord Africa è una scelta dell’Europa, che starebbero ricevendo il grano da nord, tramite ferrovia e poi il Danubio. Dall’altra, pochi giorni fa, tramite Telegram, Dmitrij Medvedev, ex presidente della Federazione russa e attualmente vice-segretario del Consiglio di sicurezza russo, rivendicava il diritto a usare il grano come ricatto: “Da un lato ci vengono imposte sanzioni folli, dall’altro ci chiedono forniture alimentari. Non può essere, non siamo idioti”. La questione dello sminamento dei porti, d’altronde, è strategica e strettamente legata alla fine del conflitto. Draghi, giovedì, ha ricordato alla Camera: “Ho chiesto al presidente Biden un sostegno per un’iniziativa che sblocchi immediatamente i milioni di tonnellate di grano bloccati nei porti dell’Ucraina per evitare una crisi alimentare”, aggiungendo: “Occorre che le navi siano lasciati passare e, se i porti sono stati minati, vengano sminati”. Molte di queste mine sono state messe per congelare il conflitto. Sminare i porti significa rimettere le truppe una contro l’altra, per certi versi consentendo al più forte di avanzare. Ecco che quindi tale richiesta a Biden da parte di Draghi non può che coincidere con un invito a mediare per trovare la pace. Nel frattempo, Guterres e i funzionari statunitensi stanno esplorando un’altra possibile rotta per le esportazioni di grano ucraine: il nord con la ferrovia dalla Bielorussia al porto lituano di Klaipeda. Come incentivo per il leader bielorusso Alexander Lukashenko, i funzionari Onu stanno valutando di rimuovere le sanzioni contro l’industria dei fertilizzanti di potassio di Minsk. Ma la linea ferroviaria bielorussa per il grano e le altre rotte terrestri e fluviali attraverso il centro Europa non saranno sufficienti per spostare i milioni di tonnellate di grano esportate dall’Ucraina. Secondo Sara Menker, amministratore delegato della società Usa di analisi dell’agricoltura Gro Intelligence, intervenuta al Consiglio di sicurezza, lo spostamento delle esportazioni di grano su rotaia fornirebbe solo il 10% dei livelli di esportazione prebellici.

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