La linea kherson

La bandiera ucraina sventola di nuovo nella piazza principale di Kherson. “I nostri partigiani hanno issato la bandiera ucraina nel centro di Kherson”, hanno annunciato le autorità, aggiungendo che la bandiera si trova in Piazza della Libertà, dove hanno sede i principali uffici del governo.
La ritirata delle forze di Putin dalla città, è accompagnata dagli sberleffi del potere politico di Kiev. “’La Russia è qui per sempre’, diceva un poster a Bilozerka vicino a Kherson. Beh, non proprio!”, ha ironizzato su Twitter il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, riferendosi ad un manifesto di Mosca, ora rimosso, che era stato attaccato nel villaggio.
Il servizio di intelligence di Zelensky, il Gur, ha chiesto alle truppe in ritirata di arrendersi. Sui loro canali social, gli 007 scrivono: “In caso di prigionia volontaria, l’Ucraina ti garantisce sopravvivenza e sicurezza. Rispettiamo le Convenzioni di Ginevra, garantiamo ai prigionieri di guerra cibo, cure mediche e la possibilità del vostro scambio con i soldati delle forze armate ucraine tenuti prigionieri nella Federazione Russa”.
I servizi ucraini forniscono istruzioni dettagliate sul da farsi: “E’ sicuro arrendersi alla prigionia dopo aver preventivamente discusso le condizioni della resa con i rappresentanti autorizzati del comando ucraino chiamando la hotline del progetto statale dell’Ucraina ‘Voglio vivere’. Inoltre sono stati forniti i numeri di telefono ed è stato detto ai soldati di avvicinarsi ai militari ucraini con le pistole appese alle spalle, con una bandiera bianca o un panno e gridare ‘Mi arrendo’”.
Mentre sui social russi è bufera per quella che viene definita “la maggiore sconfitta dal crollo dell’Urss”, il Cremlino ha escluso modifiche della “posizione” della regione di Kherson. “Il territorio fa parte della Federazione Russa, questo status è legalmente definito e fissato. Non ci sono e non possono esserci cambiamenti”, ha affermato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, riferendosi all’annessione avvenuta il 30 settembre scorso.
Riguardo il ritiro russo e le sue ricadute in termini di “prestigio”, Peskov ha tentato, senza riuscirci, di trincerarsi dietro delle frasi di circostanza: “Esistono valutazioni opposte in proposito. E in ogni caso la situazione non è umiliante. Ma non vorremmo commentare né in un modo e né in un altro. Continua un’operazione militare speciale”.
Il consiglio comunale di Kiev ha completamente escluso la lingua russa dai programmi di studio delle scuole comunali. Vadym Vasylchuk ha dichiarato che la Commissione per l’Istruzione e la Scienza, la Famiglia, la Gioventù e lo Sport ha definito inappropriato e sbagliato studiare la lingua russa nelle scuole secondarie e nelle materne della capitale.
Volodymyr Zelensky ha detto di non credere alla prospettiva di negoziati di pace finché Mosca continuerà a dare degli ultimatum. In un’intervista alla Cnn, il presidente ucraino ha osservato che quando la Russia vorrà davvero la pace “la ascolteremo e ci incontreremo sicuramente”. “Sarà possibile parlare, ha concluso, quando si riconosceranno occupanti e si mostreranno disponibili a restituirci tutto: terra, diritti, libertà, denaro e, soprattutto, giustizia”.

La bandiera ucraina sventola di nuovo nella piazza principale di Kherson. “I nostri partigiani hanno issato la bandiera ucraina nel centro di Kherson”, hanno annunciato le autorità, aggiungendo che la bandiera si trova in Piazza della Libertà, dove hanno sede i principali uffici del governo.
La ritirata delle forze di Putin dalla città, è accompagnata dagli sberleffi del potere politico di Kiev. “’La Russia è qui per sempre’, diceva un poster a Bilozerka vicino a Kherson. Beh, non proprio!”, ha ironizzato su Twitter il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, riferendosi ad un manifesto di Mosca, ora rimosso, che era stato attaccato nel villaggio.
Il servizio di intelligence di Zelensky, il Gur, ha chiesto alle truppe in ritirata di arrendersi. Sui loro canali social, gli 007 scrivono: “In caso di prigionia volontaria, l’Ucraina ti garantisce sopravvivenza e sicurezza. Rispettiamo le Convenzioni di Ginevra, garantiamo ai prigionieri di guerra cibo, cure mediche e la possibilità del vostro scambio con i soldati delle forze armate ucraine tenuti prigionieri nella Federazione Russa”.
I servizi ucraini forniscono istruzioni dettagliate sul da farsi: “E’ sicuro arrendersi alla prigionia dopo aver preventivamente discusso le condizioni della resa con i rappresentanti autorizzati del comando ucraino chiamando la hotline del progetto statale dell’Ucraina ‘Voglio vivere’. Inoltre sono stati forniti i numeri di telefono ed è stato detto ai soldati di avvicinarsi ai militari ucraini con le pistole appese alle spalle, con una bandiera bianca o un panno e gridare ‘Mi arrendo’”.
Mentre sui social russi è bufera per quella che viene definita “la maggiore sconfitta dal crollo dell’Urss”, il Cremlino ha escluso modifiche della “posizione” della regione di Kherson. “Il territorio fa parte della Federazione Russa, questo status è legalmente definito e fissato. Non ci sono e non possono esserci cambiamenti”, ha affermato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, riferendosi all’annessione avvenuta il 30 settembre scorso.
Riguardo il ritiro russo e le sue ricadute in termini di “prestigio”, Peskov ha tentato, senza riuscirci, di trincerarsi dietro delle frasi di circostanza: “Esistono valutazioni opposte in proposito. E in ogni caso la situazione non è umiliante. Ma non vorremmo commentare né in un modo e né in un altro. Continua un’operazione militare speciale”.
Il consiglio comunale di Kiev ha completamente escluso la lingua russa dai programmi di studio delle scuole comunali. Vadym Vasylchuk ha dichiarato che la Commissione per l’Istruzione e la Scienza, la Famiglia, la Gioventù e lo Sport ha definito inappropriato e sbagliato studiare la lingua russa nelle scuole secondarie e nelle materne della capitale.
Volodymyr Zelensky ha detto di non credere alla prospettiva di negoziati di pace finché Mosca continuerà a dare degli ultimatum. In un’intervista alla Cnn, il presidente ucraino ha osservato che quando la Russia vorrà davvero la pace “la ascolteremo e ci incontreremo sicuramente”. “Sarà possibile parlare, ha concluso, quando si riconosceranno occupanti e si mostreranno disponibili a restituirci tutto: terra, diritti, libertà, denaro e, soprattutto, giustizia”.

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