Il libro dei sogni del governo
Si inizia ad abbozzare la Manovra e, come sempre, ogni partito fa a gara sugli altri per sponsorizzare le proprie misure
Si inizia ad abbozzare la Manovra e, come sempre, ogni partito fa a gara sugli altri per sponsorizzare le proprie misure
Pace fiscale e rottamazione delle cartelle. No, più attenzione al ceto medio con un’aliquota Irpef ‘più leggera’ per i redditi fino a 60 mila euro. Certamente poi bisogna sostenere i salariati, quindi vanno detassati gli stipendi e gli straordinari per fare in modo che restino più soldi in busta paga. E i lavoratori autonomi allora? Per loro nulla? Qualcosa bisognerà pure inventarsi in Manovra. Stessa cosa per i pensionati: assegni più ricchi e da raggiungere prima, con scivoli, incentivi e utilizzo del Tfr come fondo integrativo. Poi c’è tutto l’universo produttivo costellato da una moltitudine di pianeti, tra loro differenti per dimensioni, attività e portata economica ma che a vario titolo e ciascuno per la propria parte creano occupazione. Bisogna premiarli con un ritocco al ribasso dell’Ires. Ma al di là del tipo di attività svolta, davvero è possibile non occuparsi anche delle famiglie, in particolare di quelle più numerose che rappresentano l’unico argine al dramma della denatalità? Ci saremo mica ammattiti? Pagano tasse troppo alte e accedono a bonus troppo bassi. Questa equazione va invertita.
La Manovra alle prese delle risorse
Tutte queste idee non sono rivendicazioni o istanze provenienti dal basso – come un tempo si amava dire negli ambienti di sinistra, oggi troppo salottieri per intercettare le esigenze ‘popolari’ – ma le proposte che si avanzano nel centrodestra con l’approssimarsi della legge di Bilancio. Il solito libro dei sogni che si abbozza prima della stesura della Manovra e viene perfezionato durante il suo esame, ma che è poi destinato a cedere il passo dinanzi alla realtà dei conti pubblici e alle marchette che si spartiscono tutti i partiti. In fondo, neanche Babbo Natale soddisfa in toto i lunghi elenchi di regali presenti nelle lettere dei bambini. Un po’ per educarli al fatto che non si può avere tutto ciò che si desidera, un po’ perché anche lui probabilmente ha un budget con il quale deve accontentare tutti. Proprio il tema delle risorse è, infatti, ciò che più agita i partiti del centrodestra, sia perché sono consapevoli che qualcuno di loro resterà scontento, sia per individuare dove andare a reperire i soldi necessari a fare almeno un paio delle misure annunciate.
Il braccio di ferro tra i partiti
Salvini insiste in un contributo da parte delle banche, considerati i guadagni che fanno con gli extraprofitti, quindi senza alcun merito, ma solamente in base alle oscillazioni dei tassi imposti dalla Bce. Gli azzurri continuano ad avere l’orticaria solo all’idea, mentre dalle parti di Fratelli d’Italia non ci espone, per il momento si galleggia e si propone una strada mediana: la tassa sui buyback, ovvero il riacquisto delle proprie azioni da parte degli istituti bancari e finanziari. “Non vogliamo aumentare le tasse a nessuno, ma bisogna procedere secondo un ordine di importanza”, è il ragionamento. Insomma, si naviga a vista e c’è da scommettere che, finché non si sarà trovata la quadra sulle risorse e definito il perimetro degli interventi della Manovra, la lista della spesa di ciascun partito si allungherà, nessuno si dirà disponibile a fare un passo indietro, la tensione salirà e la parola crisi tornerà ad aleggiare sul governo.
Torna alle notizie in home