La Meloni flirta con gli USA. Il Cav: basta demonizzarla

Il centrodestra in silenzio punta ad accaparrarsi consensi a livello internazionale. Silvio difende la leader di Fi e sgombra il campo: non farò il presidente del Senato.

“Quieta non movere”. Non agitare ciò che è calmo. È la tattica di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, forte dei sondaggi che vedono la coalizione favorita e il suo partito in costante crescita, in silenzio prova ad accaparrarsi il consenso dei potenti del pianeta, dalla Commissione Europea alla Bce, fino agli Stati Uniti.

A parte qualche sfuriata isolata di Matteo Salvini, il piano sembra essere lo stesso per l’intera coalizione. Accaparrarsi, tramite toni bassi, simbolo di responsabilità, le simpatie di chi in passato ha guastato i piani dei governi di centrodestra.

Il messaggio, che si intende diffondere per il globo, è appunto quello di una forza che non vuole sconvolgere gli equilibri, o meglio ancora rompere le uova nel paniere. A confermare ciò, la posizione netta atlantista assunta negli ultimi mesi da Fdi, nonché un profilo sempre più garantista ed europeista.

Chi si aspettava, pertanto, attacchi, stoccate improvvise e quant’altro resterà deluso da Giorgia. La prudenza sarà all’ordine del giorno a quelle latitudini. Un piano che trova anche la benedizione del Cavaliere. Nella linea della sobrietà si inseriscono, infatti, le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che sollecitato dai mal di pancia centristi all’interno di Fi, a sorpresa, rimarca le differenze con il Carroccio: “Noi e la Lega – ha dichiarato ai microfoni di Rtl – abbiamo molte cose in comune, ma il linguaggio e gli atteggiamenti di Salvini non sono i nostri”. Viene difesa, invece, la leader di Fdi, sbeffeggiata dal Tg1. “Basta demonizzarla”, ha dichiarato l’ex presidente del Consiglio.

Un segnale di unità, intanto, è arrivato dall’ultimo vertice di coalizione. Nella giornata di ieri si è tenuta, infatti, la terza riunione sul programma di governo, che sarà presentato entro il 14 agosto. Va avanti, quindi, il lavoro di definizione dei temi. Trovata la sintesi rispetto all’impianto su cui ruoterà la proposta politica. “Il centrodestra unito – appare nella nota inviata ai giornali dopo il summit – ha una visione precisa del futuro e degli interventi necessari per rilanciare l’economia italiana e l’intero sistema Paese”.

Il tavolo, comunque, è stato riconvocato per martedì 9 agosto. La motivazione ufficiale è ultimare le fasi di strutturazione del programma elettorale. Il vero obiettivo, però, è mettere fine alla querelle con i centristi, delusi dalle poche caselle bloccate destinate allo scudocrociato. Nel weekend ci sarà più di qualche semplice interlocuzione per recuperare la frattura con Cesa e quei partitini, preoccupati di non avere una loro rappresentanza o un ruolo nel prossimo governo.

A fare un passo indietro per mantenere unita la coalizione è il Cav. “Non ho alcuna aspirazione – ha dichiarato Silvio Berlusconi – né come premier, né come presidente del Senato”.

Discorso diverso, invece, per Matteo Salvini. Il segretario del Carroccio non intende rinunciare al ministero dell’Interno. «Conto che al Viminale – ha evidenziato durante il suo tour in Sicilia – ci sia un uomo o una donna della Lega, perché i decreti sicurezza li abbiamo scritti noi. In quegli anni l’Ue stimava il lavoro del governo italiano. Adesso le frontiere italiane sono un colabrodo, non solo a Lampedusa, al Brennero, a Trieste, in Calabria, in Puglia e in Sardegna. Non stiamo facendo un buon servizio all’umanità”. Le corse in avanti, intanto, rischiano di fermare le interlocuzioni con quei soggetti, che dopo l’accordo Letta-Calenda, sono in cerca di una dimora e a cui non si può dare l’idea di una spartizione già avvenuta. Italia Viva, ad esempio, potrebbe essere interessata ad avere alleati. Non è un caso, quindi, che Berlusconi, sempre nell’intervista a Rtl, ha strizzato più di un semplice occhiolino verso l’ex sindaco di Firenze: “Se Renzi vuole il centro deve farlo con noi”.

Un banco di prova importante sarà la Sicilia. Il presidente della Regione Nello Musumeci, intanto, ha annunciato le proprie dimissioni per ricandidarsi. La scelta è stata comunicata tramite un video Facebook, con il quale il governatore ha anche confermato l’accorpamento delle regionali con le politiche.

Il centrodestra in silenzio punta ad accaparrarsi consensi a livello internazionale. Silvio difende la leader di Fi e sgombra il campo: non farò il presidente del Senato.

“Quieta non movere”. Non agitare ciò che è calmo. È la tattica di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia, forte dei sondaggi che vedono la coalizione favorita e il suo partito in costante crescita, in silenzio prova ad accaparrarsi il consenso dei potenti del pianeta, dalla Commissione Europea alla Bce, fino agli Stati Uniti.

A parte qualche sfuriata isolata di Matteo Salvini, il piano sembra essere lo stesso per l’intera coalizione. Accaparrarsi, tramite toni bassi, simbolo di responsabilità, le simpatie di chi in passato ha guastato i piani dei governi di centrodestra.

Il messaggio, che si intende diffondere per il globo, è appunto quello di una forza che non vuole sconvolgere gli equilibri, o meglio ancora rompere le uova nel paniere. A confermare ciò, la posizione netta atlantista assunta negli ultimi mesi da Fdi, nonché un profilo sempre più garantista ed europeista.

Chi si aspettava, pertanto, attacchi, stoccate improvvise e quant’altro resterà deluso da Giorgia. La prudenza sarà all’ordine del giorno a quelle latitudini. Un piano che trova anche la benedizione del Cavaliere. Nella linea della sobrietà si inseriscono, infatti, le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che sollecitato dai mal di pancia centristi all’interno di Fi, a sorpresa, rimarca le differenze con il Carroccio: “Noi e la Lega – ha dichiarato ai microfoni di Rtl – abbiamo molte cose in comune, ma il linguaggio e gli atteggiamenti di Salvini non sono i nostri”. Viene difesa, invece, la leader di Fdi, sbeffeggiata dal Tg1. “Basta demonizzarla”, ha dichiarato l’ex presidente del Consiglio.

Un segnale di unità, intanto, è arrivato dall’ultimo vertice di coalizione. Nella giornata di ieri si è tenuta, infatti, la terza riunione sul programma di governo, che sarà presentato entro il 14 agosto. Va avanti, quindi, il lavoro di definizione dei temi. Trovata la sintesi rispetto all’impianto su cui ruoterà la proposta politica. “Il centrodestra unito – appare nella nota inviata ai giornali dopo il summit – ha una visione precisa del futuro e degli interventi necessari per rilanciare l’economia italiana e l’intero sistema Paese”.

Il tavolo, comunque, è stato riconvocato per martedì 9 agosto. La motivazione ufficiale è ultimare le fasi di strutturazione del programma elettorale. Il vero obiettivo, però, è mettere fine alla querelle con i centristi, delusi dalle poche caselle bloccate destinate allo scudocrociato. Nel weekend ci sarà più di qualche semplice interlocuzione per recuperare la frattura con Cesa e quei partitini, preoccupati di non avere una loro rappresentanza o un ruolo nel prossimo governo.

A fare un passo indietro per mantenere unita la coalizione è il Cav. “Non ho alcuna aspirazione – ha dichiarato Silvio Berlusconi – né come premier, né come presidente del Senato”.

Discorso diverso, invece, per Matteo Salvini. Il segretario del Carroccio non intende rinunciare al ministero dell’Interno. «Conto che al Viminale – ha evidenziato durante il suo tour in Sicilia – ci sia un uomo o una donna della Lega, perché i decreti sicurezza li abbiamo scritti noi. In quegli anni l’Ue stimava il lavoro del governo italiano. Adesso le frontiere italiane sono un colabrodo, non solo a Lampedusa, al Brennero, a Trieste, in Calabria, in Puglia e in Sardegna. Non stiamo facendo un buon servizio all’umanità”. Le corse in avanti, intanto, rischiano di fermare le interlocuzioni con quei soggetti, che dopo l’accordo Letta-Calenda, sono in cerca di una dimora e a cui non si può dare l’idea di una spartizione già avvenuta. Italia Viva, ad esempio, potrebbe essere interessata ad avere alleati. Non è un caso, quindi, che Berlusconi, sempre nell’intervista a Rtl, ha strizzato più di un semplice occhiolino verso l’ex sindaco di Firenze: “Se Renzi vuole il centro deve farlo con noi”.

Un banco di prova importante sarà la Sicilia. Il presidente della Regione Nello Musumeci, intanto, ha annunciato le proprie dimissioni per ricandidarsi. La scelta è stata comunicata tramite un video Facebook, con il quale il governatore ha anche confermato l’accorpamento delle regionali con le politiche.

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