“La mia rivincita” Il sogno mondiale del Van Damme italiano

Quando stasera salirà sul ring di Superfights (allestito per l’occasione allo studio 1 di Cinecittà World), il pubblico della Capitale (oltre 2mila spettatori) sarà solo per lui. Parliamo di Mattia Faraoni, romano classe 1991, che sfida, per la seconda volta nella sua carriera, l’australiano Charles Joyner (detentore del titolo e numero uno del ranking) per il mondiale di kickboxing (categoria fino a 95 kg). Non è un rematch nel senso tradizionale del termine, perché, quest’estate, l’atleta della Montagnola fu colto da un improvviso malore e si ritirò, per motivi di salute, dopo lo stop obbligatorio del medico. Adesso la nuova sfida per una cintura, quella ISKA ( International Sport Karate Association), che rievoca, nell’immaginario collettivo degli sport da combattimento, campioni come Jean-Claude Van Damme. Fighter di livello e molto popolare sui social (conta oltre 194 mila follower su Instagram e circa 30mila su Facebook), dove i video hanno totalizzato più di 1 milione di visualizzazioni, Faraoni è l’icona italiana degli sport da combattimento.
Tre mesi fa, con la show-girl Elisabetta Canalis, ha partecipato ad un format tv ideato da Dazn , dove si è raccontato e le ha fatto da coach in vista del match di debutto nella kickboxing (vinto, a Venaria Reale, contro la fashion influencer bolognese Rachele Muratori). In carriera ho totalizzato 26 vittorie e 4 sconfitte, ma stasera è il match che può valere una vita (sportiva).
Come nasce la tua passione per gli sport da combattimento?
Gli sport da combattimento sono una passione di famiglia. Da giovane ho iniziato praticando karate già all’età di 7 anni (fino a raggiungere la cintura nera). Poi, crescendo, ho sperimentato anche altre discipline, come la savate o il, K-1, prima di passare al pugilato e alla kickboxing. Ho lottato in Italia e all’estero affrontando campioni di grande livello, come ad esempio il brasiliano Alex Pereira, diventato popolare, di recente, per aver strappato la cintura UFC al nigeriano (naturalizzato americano) Israel Adesanya nei pesi medi. Adesso sto seguendo anche la carriera di mio fratello (Francesco), che ha debuttato, nelle ultime settimane, nella boxe, come professionista (vincendo ai punti nei pesi medi).
Cosa invidi al mondo del calcio?
Nel nostro Paese è lo sport nazional-popolare per eccellenza. Come i miei “colleghi”, per arrivare a raggiungere determinati risultati, bisogna avere una grande forza di determinazione e fare tanti sacrifici. L’attenzione delle reti televisive, da oltre 30 anni, ha fatto esplodere l’interesse mediatico del pallone, facendo decollare, di conseguenza, anche gli stipendi degli atleti.
La kickboxing, solo di recente, si è trasformata in un fenomeno di showbiz e ci sono tutte le condizioni perché possa crescere a breve. Stiamo vivendo la belle epoque della disciplina.
In Olanda, Inghilterra e Germania i network tv fanno a gara per trasmettere eventi di combat sports e molti sponsor si stanno avvicinando a queste nuove discipline. La presenza di Dazn (trasmetterà l’evento in diretta a partire dalle ore 20), la stessa che trasmette i match della Serie A di calcio, a supporto della nostra riunione (organizzata dal promoter Carlo Di Blasi, nda), è un segnale fortissimo. In Italia esiste il calcio ma iniziano ad aprirsi una serie di spazi. La spettacolarità degli sport da combattimento può essere travolgente riuscendo ad attrarre nuovi giovani, così come un pubblico più maturo. La gente che ci segue si emoziona come allo stadio e si aspetta colpi spettacolari, sognando il tradizionale K.O..
Che sapore ha la sfida di stasera?
Sicuramente di rivincita, anche se nella realtà è una prima assoluta, dopo il referto medico che mi ha impedito di combattere per una cintura che sogno fin da bambino. Per l’occasione mi sono preparato con atleti di alto profilo, curando tutti gli aspetti nei minimi particolari. Non vedo l’ora di giocarmela visti tutti i sacrifici che mi hanno portato all’appuntamento di stasera. Sarà uno spettacolo nello spettacolo, in un luogo iconico dove al centro, c’è soprattutto, l’idea dell’ intrattenimento.
L’altezza dell’australiano ti influenzerà nella strategia di gara?
Avrò davanti a me un gigante di 2 metri e 2 cm, ma non mi fa alcun effetto la sua altezza, anche perché posso mettere sul piatto velocità ed elasticità di gambe. L’esperienza del karate può, in questo caso, diventare l’arma in più che l’australiano non si aspetta.
Il tuo avversario ha dichiarato che il cambio di categoria è un vantaggio per te.
A questi livelli non esistono vantaggi particolari e un match come questo ha una componente psicologica importantissima. Arrivo a questo appuntamento con determinazione e diverse opzioni di strategia, avendo studiato attentamente i suoi ultimi incontri assieme allo stile di combattimento. So perfettamente come affrontarlo.
Cosa significa per un kickboxer conquistare la cintura ISKA?
E’ una sorta di simbolo per i top fighter. Fa crescere di molto il curriculum di un atleta, perché, nella kickboxing, l’ISKA è la sigla numero uno a livello mondiale. Poi, certamente viene valutata anche la qualità degli avversari affrontati. Questa sigla è associata, storicamente, all’immagine di Jean-Claude Van Damme, diventato popolare, al termine della carriera sportiva, nel mondo del cinema. Vincere vuol dire entrare nella storia di questo sport, mettendoci il sigillo del tricolore.
Sei consapevole di essere l’atleta icona della kickboxing in Italia? Cosa manca perché diventi un fenomeno ancora più popolare?
Sono assolutamente consapevole della mia forza, abbinata ad una costante crescita tecnica, ma il rispetto dell’avversario e una sana dose di umiltà mi aiutano a crescere anche nei momenti difficili della carriera. Più in generale, nello sport, è importante identificarsi in personaggi che, oltre ad una eccellente storia sportiva, possano vantare una forte presenza mediatica. E’ centrale anche la diffusione capillare. Non esiste, ormai, anche in Italia, un paese che non abbia sul territorio una palestra di kickboxing. Quest’ultimo aspetto, nei prossimi anni, aiuterà la diffusione della disciplina. Infine, la presenza di personaggi dello spettacolo, amati dal grande pubblico, come Elisabetta Canalis, e l’attenzione dei network tv, sono un ulteriore acceleratore per la sua diffusione.

Quando stasera salirà sul ring di Superfights (allestito per l’occasione allo studio 1 di Cinecittà World), il pubblico della Capitale (oltre 2mila spettatori) sarà solo per lui. Parliamo di Mattia Faraoni, romano classe 1991, che sfida, per la seconda volta nella sua carriera, l’australiano Charles Joyner (detentore del titolo e numero uno del ranking) per il mondiale di kickboxing (categoria fino a 95 kg). Non è un rematch nel senso tradizionale del termine, perché, quest’estate, l’atleta della Montagnola fu colto da un improvviso malore e si ritirò, per motivi di salute, dopo lo stop obbligatorio del medico. Adesso la nuova sfida per una cintura, quella ISKA ( International Sport Karate Association), che rievoca, nell’immaginario collettivo degli sport da combattimento, campioni come Jean-Claude Van Damme. Fighter di livello e molto popolare sui social (conta oltre 194 mila follower su Instagram e circa 30mila su Facebook), dove i video hanno totalizzato più di 1 milione di visualizzazioni, Faraoni è l’icona italiana degli sport da combattimento.
Tre mesi fa, con la show-girl Elisabetta Canalis, ha partecipato ad un format tv ideato da Dazn , dove si è raccontato e le ha fatto da coach in vista del match di debutto nella kickboxing (vinto, a Venaria Reale, contro la fashion influencer bolognese Rachele Muratori). In carriera ho totalizzato 26 vittorie e 4 sconfitte, ma stasera è il match che può valere una vita (sportiva).
Come nasce la tua passione per gli sport da combattimento?
Gli sport da combattimento sono una passione di famiglia. Da giovane ho iniziato praticando karate già all’età di 7 anni (fino a raggiungere la cintura nera). Poi, crescendo, ho sperimentato anche altre discipline, come la savate o il, K-1, prima di passare al pugilato e alla kickboxing. Ho lottato in Italia e all’estero affrontando campioni di grande livello, come ad esempio il brasiliano Alex Pereira, diventato popolare, di recente, per aver strappato la cintura UFC al nigeriano (naturalizzato americano) Israel Adesanya nei pesi medi. Adesso sto seguendo anche la carriera di mio fratello (Francesco), che ha debuttato, nelle ultime settimane, nella boxe, come professionista (vincendo ai punti nei pesi medi).
Cosa invidi al mondo del calcio?
Nel nostro Paese è lo sport nazional-popolare per eccellenza. Come i miei “colleghi”, per arrivare a raggiungere determinati risultati, bisogna avere una grande forza di determinazione e fare tanti sacrifici. L’attenzione delle reti televisive, da oltre 30 anni, ha fatto esplodere l’interesse mediatico del pallone, facendo decollare, di conseguenza, anche gli stipendi degli atleti.
La kickboxing, solo di recente, si è trasformata in un fenomeno di showbiz e ci sono tutte le condizioni perché possa crescere a breve. Stiamo vivendo la belle epoque della disciplina.
In Olanda, Inghilterra e Germania i network tv fanno a gara per trasmettere eventi di combat sports e molti sponsor si stanno avvicinando a queste nuove discipline. La presenza di Dazn (trasmetterà l’evento in diretta a partire dalle ore 20), la stessa che trasmette i match della Serie A di calcio, a supporto della nostra riunione (organizzata dal promoter Carlo Di Blasi, nda), è un segnale fortissimo. In Italia esiste il calcio ma iniziano ad aprirsi una serie di spazi. La spettacolarità degli sport da combattimento può essere travolgente riuscendo ad attrarre nuovi giovani, così come un pubblico più maturo. La gente che ci segue si emoziona come allo stadio e si aspetta colpi spettacolari, sognando il tradizionale K.O..
Che sapore ha la sfida di stasera?
Sicuramente di rivincita, anche se nella realtà è una prima assoluta, dopo il referto medico che mi ha impedito di combattere per una cintura che sogno fin da bambino. Per l’occasione mi sono preparato con atleti di alto profilo, curando tutti gli aspetti nei minimi particolari. Non vedo l’ora di giocarmela visti tutti i sacrifici che mi hanno portato all’appuntamento di stasera. Sarà uno spettacolo nello spettacolo, in un luogo iconico dove al centro, c’è soprattutto, l’idea dell’ intrattenimento.
L’altezza dell’australiano ti influenzerà nella strategia di gara?
Avrò davanti a me un gigante di 2 metri e 2 cm, ma non mi fa alcun effetto la sua altezza, anche perché posso mettere sul piatto velocità ed elasticità di gambe. L’esperienza del karate può, in questo caso, diventare l’arma in più che l’australiano non si aspetta.
Il tuo avversario ha dichiarato che il cambio di categoria è un vantaggio per te.
A questi livelli non esistono vantaggi particolari e un match come questo ha una componente psicologica importantissima. Arrivo a questo appuntamento con determinazione e diverse opzioni di strategia, avendo studiato attentamente i suoi ultimi incontri assieme allo stile di combattimento. So perfettamente come affrontarlo.
Cosa significa per un kickboxer conquistare la cintura ISKA?
E’ una sorta di simbolo per i top fighter. Fa crescere di molto il curriculum di un atleta, perché, nella kickboxing, l’ISKA è la sigla numero uno a livello mondiale. Poi, certamente viene valutata anche la qualità degli avversari affrontati. Questa sigla è associata, storicamente, all’immagine di Jean-Claude Van Damme, diventato popolare, al termine della carriera sportiva, nel mondo del cinema. Vincere vuol dire entrare nella storia di questo sport, mettendoci il sigillo del tricolore.
Sei consapevole di essere l’atleta icona della kickboxing in Italia? Cosa manca perché diventi un fenomeno ancora più popolare?
Sono assolutamente consapevole della mia forza, abbinata ad una costante crescita tecnica, ma il rispetto dell’avversario e una sana dose di umiltà mi aiutano a crescere anche nei momenti difficili della carriera. Più in generale, nello sport, è importante identificarsi in personaggi che, oltre ad una eccellente storia sportiva, possano vantare una forte presenza mediatica. E’ centrale anche la diffusione capillare. Non esiste, ormai, anche in Italia, un paese che non abbia sul territorio una palestra di kickboxing. Quest’ultimo aspetto, nei prossimi anni, aiuterà la diffusione della disciplina. Infine, la presenza di personaggi dello spettacolo, amati dal grande pubblico, come Elisabetta Canalis, e l’attenzione dei network tv, sono un ulteriore acceleratore per la sua diffusione.

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