La misura del tempo LA LEZIONE DI ANNA

Dare senso al tempo è avere consapevolezza della vita.

Arricchirla di conoscenza, di sapere, di pensiero e di bellezza. Sollevarla

dalla materialità e dalla vacuità e nutrirla dell’essenza pervasiva dello spirito

 

Anna è una bambina down. Ha sette anni. Non ha un papà né una mamma. Vive in un istituto in provincia di Torino. Da tempo è in attesa di trovare una famiglia che l’accolga. Ultimamente una giovane coppia la viene a trovare con più assiduità. A loro l’istituto delle adozioni vorrebbe affidare la bambina. Ogni volta che questi due giovani vanno da lei, incontrano il sorriso e la gioia di Anna, che con entusiasmo li invita a giocare insieme.  E’ coinvolgente Anna nei suoi giochi, specie in quelli di fantasia. Sa inventare le storie più bislacche e divertenti, dove i grandi non fanno quasi mai una bella figura. E sa darle un senso compiuto. La maggior parte delle volte si concludono con urla di gioia e abbracci e baci. La giovane coppia è innamorata di Anna e Anna s’è affezionata a loro. Non sa ancora che potrebbero diventare i suoi genitori, ma ogni tanto gli chiede: “venite a trovarmi perché sono simpatica, vero?”, ottenendo una risposta scontata. La giovane coppia sta dando tanto ad Anna. Un calore e un affetto che prima non aveva e delle attenzioni che l’aiutano a sviluppare con più facilità comportamenti ed espressioni altrimenti bloccate. Ma anche Anna sta aiutando la giovane coppia a prepararsi a una responsabilità così grande come quella di divenire genitori. Ma ha fatto qualcosa di più. Lo ha fatto attraverso un gioco che lei ama molto, il puzzle. Un grandissimo puzzle che Anna sta cercando di completare con amore e non senza fatica. 

Un giorno mentre era intenta, con la giovane coppia, a sistemare nelle giuste caselle gli elementi del gioco, s’è accorta di un atteggiamento d’impazienza dei due. S’è fermata. Li ha guardati. E ha detto loro: “io sono un po’ lenta rispetto a voi. Ho bisogno di più tempo per capire dove incastrare queste cose. Non dovete arrabbiarvi se sono così. Quello che a me in fondo importa, è stare con voi. Giocare insieme. Sbagliare e far bene insieme. Divertirci insieme”. La risposta di Anna ha dato alla giovane coppia, e dà a noi, una lezione di vita: saper “misurare il tempo”, dando a questo il giusto peso e il senso che gli è più opportuno. Qualcosa che noi occidentali abbiamo dimenticato, presi come siamo da un fare convulso, ansioso, ossessivo a volte.  Non sappiamo più godere dell’attimo e di quanto in esso accade. Non abbiamo la voglia e, ancor più, l’attitudine a scrutare in noi e intorno a noi quello che ha vita, quanto palpita e si esprime.  Non siamo capaci di attendere, e, nell’attesa, di offrire al pensiero motivi di interesse e di scoperta. Scoperta di noi stessi. Della natura, che sempre ci offre spunti di bellezza e di insegnamento. Dell’altro, così diverso, così estraneo, ma così ricco di motivi per accrescere la nostra sensibilità, la nostra conoscenza, il nostro sapere. Per arricchire e rendere più feconda la vita. Anche il silenzio ci infastidisce, quando non ci fa paura. Paura di ciò che in esso si può celare. Paura di stare soli con noi stessi, per la mancanza di conoscenza che del nostro essere abbiamo. Il tempo dedicato all’altro, all’indagine, alla comprensione, al sapere è un tempo d’arricchimento. Un tempo che ci dona la possibilità di ritrovare un ritmo più equilibrato e più consono a una vita di senso, nella quale ogni attimo non si perde nel nulla, ma contribuisce a innalzare la nostra cittadella d’umanità. Come il tempo che un genitore sa offrire ai propri figli. Come il tempo che Anna, e ogni bambino vuole per sé. Il tempo dello sguardo sensibile, del sorriso, del gioco, della parola responsabile, del silenzio indagatore, dell’ascolto, dell’attesa, della considerazione, del consiglio, dell’abbraccio, del rimprovero, della carezza, della complicità. Il tempo del pianto e della gioia. Quello della fantasia e quello della realtà. Il tempo del contrasto e quello dell’intesa. Il tempo del distacco e quello del ritrovarsi.  Il tempo misura l’essenza dell’uomo. E di questo ne indica il carattere, i contenuti, il valore. E, alla fine, traccia un bilancio del suo percorso. Un tempo vissuto con senso, travalica il tempo. E si eleva e ci eleva a una dimensione altra, in cui non la materia, ma lo spirito alimenta e nutre la vita. Anna tra qualche giorno sarà adottata da quella giovane coppia. Anna avrà una casa, una sua stanzetta, dei suoi giochi e un amico cane. Avrà dei nonni, degli zii e dei cuginetti. Anna avrà in dono una nuova vita. Ma Anna, con il suo modo di essere ha donato a chi le sta accanto un altro senso della vita. Quello in cui un perché?, un cosa?, un raccontami, un sorriso, un dispiacere, una fantasticheria, una monelleria, una gioia, avranno sempre un’attenzione e uno sguardo capaci di arricchirle il momento, e ancor più, di nutrire il suo domani. 

Romolo Paradiso

 

Dare senso al tempo è avere consapevolezza della vita.

Arricchirla di conoscenza, di sapere, di pensiero e di bellezza. Sollevarla

dalla materialità e dalla vacuità e nutrirla dell’essenza pervasiva dello spirito

 

Anna è una bambina down. Ha sette anni. Non ha un papà né una mamma. Vive in un istituto in provincia di Torino. Da tempo è in attesa di trovare una famiglia che l’accolga. Ultimamente una giovane coppia la viene a trovare con più assiduità. A loro l’istituto delle adozioni vorrebbe affidare la bambina. Ogni volta che questi due giovani vanno da lei, incontrano il sorriso e la gioia di Anna, che con entusiasmo li invita a giocare insieme.  E’ coinvolgente Anna nei suoi giochi, specie in quelli di fantasia. Sa inventare le storie più bislacche e divertenti, dove i grandi non fanno quasi mai una bella figura. E sa darle un senso compiuto. La maggior parte delle volte si concludono con urla di gioia e abbracci e baci. La giovane coppia è innamorata di Anna e Anna s’è affezionata a loro. Non sa ancora che potrebbero diventare i suoi genitori, ma ogni tanto gli chiede: “venite a trovarmi perché sono simpatica, vero?”, ottenendo una risposta scontata. La giovane coppia sta dando tanto ad Anna. Un calore e un affetto che prima non aveva e delle attenzioni che l’aiutano a sviluppare con più facilità comportamenti ed espressioni altrimenti bloccate. Ma anche Anna sta aiutando la giovane coppia a prepararsi a una responsabilità così grande come quella di divenire genitori. Ma ha fatto qualcosa di più. Lo ha fatto attraverso un gioco che lei ama molto, il puzzle. Un grandissimo puzzle che Anna sta cercando di completare con amore e non senza fatica. 

Un giorno mentre era intenta, con la giovane coppia, a sistemare nelle giuste caselle gli elementi del gioco, s’è accorta di un atteggiamento d’impazienza dei due. S’è fermata. Li ha guardati. E ha detto loro: “io sono un po’ lenta rispetto a voi. Ho bisogno di più tempo per capire dove incastrare queste cose. Non dovete arrabbiarvi se sono così. Quello che a me in fondo importa, è stare con voi. Giocare insieme. Sbagliare e far bene insieme. Divertirci insieme”. La risposta di Anna ha dato alla giovane coppia, e dà a noi, una lezione di vita: saper “misurare il tempo”, dando a questo il giusto peso e il senso che gli è più opportuno. Qualcosa che noi occidentali abbiamo dimenticato, presi come siamo da un fare convulso, ansioso, ossessivo a volte.  Non sappiamo più godere dell’attimo e di quanto in esso accade. Non abbiamo la voglia e, ancor più, l’attitudine a scrutare in noi e intorno a noi quello che ha vita, quanto palpita e si esprime.  Non siamo capaci di attendere, e, nell’attesa, di offrire al pensiero motivi di interesse e di scoperta. Scoperta di noi stessi. Della natura, che sempre ci offre spunti di bellezza e di insegnamento. Dell’altro, così diverso, così estraneo, ma così ricco di motivi per accrescere la nostra sensibilità, la nostra conoscenza, il nostro sapere. Per arricchire e rendere più feconda la vita. Anche il silenzio ci infastidisce, quando non ci fa paura. Paura di ciò che in esso si può celare. Paura di stare soli con noi stessi, per la mancanza di conoscenza che del nostro essere abbiamo. Il tempo dedicato all’altro, all’indagine, alla comprensione, al sapere è un tempo d’arricchimento. Un tempo che ci dona la possibilità di ritrovare un ritmo più equilibrato e più consono a una vita di senso, nella quale ogni attimo non si perde nel nulla, ma contribuisce a innalzare la nostra cittadella d’umanità. Come il tempo che un genitore sa offrire ai propri figli. Come il tempo che Anna, e ogni bambino vuole per sé. Il tempo dello sguardo sensibile, del sorriso, del gioco, della parola responsabile, del silenzio indagatore, dell’ascolto, dell’attesa, della considerazione, del consiglio, dell’abbraccio, del rimprovero, della carezza, della complicità. Il tempo del pianto e della gioia. Quello della fantasia e quello della realtà. Il tempo del contrasto e quello dell’intesa. Il tempo del distacco e quello del ritrovarsi.  Il tempo misura l’essenza dell’uomo. E di questo ne indica il carattere, i contenuti, il valore. E, alla fine, traccia un bilancio del suo percorso. Un tempo vissuto con senso, travalica il tempo. E si eleva e ci eleva a una dimensione altra, in cui non la materia, ma lo spirito alimenta e nutre la vita. Anna tra qualche giorno sarà adottata da quella giovane coppia. Anna avrà una casa, una sua stanzetta, dei suoi giochi e un amico cane. Avrà dei nonni, degli zii e dei cuginetti. Anna avrà in dono una nuova vita. Ma Anna, con il suo modo di essere ha donato a chi le sta accanto un altro senso della vita. Quello in cui un perché?, un cosa?, un raccontami, un sorriso, un dispiacere, una fantasticheria, una monelleria, una gioia, avranno sempre un’attenzione e uno sguardo capaci di arricchirle il momento, e ancor più, di nutrire il suo domani. 

Romolo Paradiso

 

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