LA NEFASTA ILLUSIONE DEI BONUS

Anche questo governo, grazie a Dio, sembra aver preso la strada “buona”, anzi la strada dei bonus. Lo si può comprendere. Come si fa a togliere agli italiani l’illusione di ricevere qualche regalino di tanto in tanto? Che ne sarebbe della vita, senza qualcuno che pensasse amorevolmente alla tua salute psicofisica, alle tue sostanze economiche e alla “sostenibilità” della società intera, magari anche con un occhio alla sostenibilità del sistema solare? E pensando pensando, non ti elargisse qualche obolo gratis et amore Dei per alleviare le tue cure? Ora che gli italiani hanno comprato il monopattino, grazie al munifico bonus del governo; hanno rifatto la facciata di casa, non spendendo un centesimo; hanno perfino la facoltà di ritrovare la pace interiore, assidendosi gratis sul lettino dello psicologo; come si fa ad abbandonarli al triste destino di pensare da sé ai “casi loro”? L’illusione delle elargizioni benevoli e gratuite è difficile da estirpare, giacché la punta dell’iceberg, ancorché molto più piccola della parte inabissata, è l’unica visibile. L’apparenza della gratuità, significata dalla carezzevole parola “bonus”, occulta la realtà dell’estrema onerosità e così la nave Italia, proprio come il Titanic, rischia di andare a sbattere sull’iceberg della spesa pubblica, mentre gli italiani ballano ignari. La metafora ci pare pertinente, sia in relazione alla gioiosa credulità del popolo, gabbato dagli illusionismi governativi, sia in relazione alla reale consistenza del pericolo. Non è remota l’eventualità che l’Italia ratifichi la riforma del MES. Ciò conferirebbe a un organismo di diritto lussemburghese, esterno alle istituzioni comunitarie, il potere di imporre al paese soccorso draconiane politiche di aggiustamento, sotto il controllo della cosiddetta troika. Si innescherebbe una spirale catastrofica, giacché la sola prospettiva di un haircut sul valore dei titoli sovrani, farebbe aumentare lo spread con effetti devastanti. Inutile aggiungere che siamo esposti a tale pericolo, soprattutto a causa di una spesa pubblica fuori controllo, alla quale contribuiscono anche i bonus. Ma torniamo all’illusione del dono gratuito. Lo Stato può distribuire solo ciò che precedentemente sottrae ai cittadini. Il “regalo” del bonus corrisponde a una risorsa sottratta alla libera disponibilità dei privati e redistribuita per mano pubblica. Si sottrae a Tizio per fare un regalo peloso e condizionato a Caio. Magari le condizioni non sono molto chiare, cosicché Caio si accorgerà tardi di non poter usufruire del bonus, sul quale ha fatto affidamento fino al giorno prima, e si ritroverà in un mare di guai; come accaduto per il bonus del 110%. Comunque, a prescindere dalla condizionalità, sempre complessa e tortuosa, il punto fondamentale è che il bonus non comporta solo il trasferimento di risorse da Tizio a Caio, ma anche dall’area produttiva a quella improduttiva. Ciò che confluisce nei liberi scambi dei privati, non intermediati dalla mano pubblica, genera comunque un risultato produttivo, diretto o indiretto. Nella voragine della spesa pubblica, invece, le risorse sono assorbite in grande misura dall’attività disproduttiva, che consiste nel controllo dei soggetti che producono. Basta pensare alle ore di lavoro necessarie per la verifica dei requisiti di accesso al bonus; nonché alle ore che il privato deve sottrarre al suo lavoro per il reperimento della documentazione probatoria. Sommando le due partite “invisibili”, si capisce che il trasferimento di risorse generato dal bonus non è a costo zero. Ma c’è un riflesso sociale ancora più pernicioso. Lo Stato, nel concedere, intende dirigere, orientare e perfino educare i cittadini, e li premia in funzione della loro acquiescenza. Dietro i bonus si nasconde dunque la grave insidia dello Stato che invade la sfera privata e intende umiliare il cittadino al ruolo di suddito, fedele e mansueto, prono all’indirizzo politico dominante.
Anche questo governo, grazie a Dio, sembra aver preso la strada “buona”, anzi la strada dei bonus. Lo si può comprendere. Come si fa a togliere agli italiani l’illusione di ricevere qualche regalino di tanto in tanto? Che ne sarebbe della vita, senza qualcuno che pensasse amorevolmente alla tua salute psicofisica, alle tue sostanze economiche e alla “sostenibilità” della società intera, magari anche con un occhio alla sostenibilità del sistema solare? E pensando pensando, non ti elargisse qualche obolo gratis et amore Dei per alleviare le tue cure? Ora che gli italiani hanno comprato il monopattino, grazie al munifico bonus del governo; hanno rifatto la facciata di casa, non spendendo un centesimo; hanno perfino la facoltà di ritrovare la pace interiore, assidendosi gratis sul lettino dello psicologo; come si fa ad abbandonarli al triste destino di pensare da sé ai “casi loro”? L’illusione delle elargizioni benevoli e gratuite è difficile da estirpare, giacché la punta dell’iceberg, ancorché molto più piccola della parte inabissata, è l’unica visibile. L’apparenza della gratuità, significata dalla carezzevole parola “bonus”, occulta la realtà dell’estrema onerosità e così la nave Italia, proprio come il Titanic, rischia di andare a sbattere sull’iceberg della spesa pubblica, mentre gli italiani ballano ignari. La metafora ci pare pertinente, sia in relazione alla gioiosa credulità del popolo, gabbato dagli illusionismi governativi, sia in relazione alla reale consistenza del pericolo. Non è remota l’eventualità che l’Italia ratifichi la riforma del MES. Ciò conferirebbe a un organismo di diritto lussemburghese, esterno alle istituzioni comunitarie, il potere di imporre al paese soccorso draconiane politiche di aggiustamento, sotto il controllo della cosiddetta troika. Si innescherebbe una spirale catastrofica, giacché la sola prospettiva di un haircut sul valore dei titoli sovrani, farebbe aumentare lo spread con effetti devastanti. Inutile aggiungere che siamo esposti a tale pericolo, soprattutto a causa di una spesa pubblica fuori controllo, alla quale contribuiscono anche i bonus. Ma torniamo all’illusione del dono gratuito. Lo Stato può distribuire solo ciò che precedentemente sottrae ai cittadini. Il “regalo” del bonus corrisponde a una risorsa sottratta alla libera disponibilità dei privati e redistribuita per mano pubblica. Si sottrae a Tizio per fare un regalo peloso e condizionato a Caio. Magari le condizioni non sono molto chiare, cosicché Caio si accorgerà tardi di non poter usufruire del bonus, sul quale ha fatto affidamento fino al giorno prima, e si ritroverà in un mare di guai; come accaduto per il bonus del 110%. Comunque, a prescindere dalla condizionalità, sempre complessa e tortuosa, il punto fondamentale è che il bonus non comporta solo il trasferimento di risorse da Tizio a Caio, ma anche dall’area produttiva a quella improduttiva. Ciò che confluisce nei liberi scambi dei privati, non intermediati dalla mano pubblica, genera comunque un risultato produttivo, diretto o indiretto. Nella voragine della spesa pubblica, invece, le risorse sono assorbite in grande misura dall’attività disproduttiva, che consiste nel controllo dei soggetti che producono. Basta pensare alle ore di lavoro necessarie per la verifica dei requisiti di accesso al bonus; nonché alle ore che il privato deve sottrarre al suo lavoro per il reperimento della documentazione probatoria. Sommando le due partite “invisibili”, si capisce che il trasferimento di risorse generato dal bonus non è a costo zero. Ma c’è un riflesso sociale ancora più pernicioso. Lo Stato, nel concedere, intende dirigere, orientare e perfino educare i cittadini, e li premia in funzione della loro acquiescenza. Dietro i bonus si nasconde dunque la grave insidia dello Stato che invade la sfera privata e intende umiliare il cittadino al ruolo di suddito, fedele e mansueto, prono all’indirizzo politico dominante.
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