La pace sia di tutti. Ma bravi 5S a evocarla La sinistra? È morta

“La sinistra politica è morta da tempo. L’unico protagonista della piazza è il popolo, ma va dato il merito a Conte di aver anticipato gli altri sull’esigenza di una manifestazione per la pace”. A dirlo Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera dei Deputati e storico segretario di Rifondazione Comunista.

Una grande iniziativa per dire no alla guerra invade le strade della capitale. La politica, a suo parere, ha cercato di trovare una vera soluzione al conflitto?
Sia nell’esecutivo Draghi che in quello appena costituito, non solo non si è intrapresa una via di pace, ma c’è stato un arruolamento nelle culture di guerra. Le parole del pontefice, infatti, consentono di misurare il divario abissale tra il cattolicesimo e chi ha avuto e ha la guida del Paese. Questo modo di fare, purtroppo, è stato condiviso dall’intera Europa.

Come si sta comportando Bruxelles di fronte a tutto ciò?
L’Europa ha fatto una scelta drasticamente atlantica. Si è messa nella scia degli Stati Uniti, pur avendo interessi geopolitici e materiali assai diversi da quelli nordamericani. Questi ultimi sono stati alienati in nome di una pregiudiziale alleanza o peggio ancora di una subalternità verso la guida Usa. Non stiamo, comunque, parlando di una storia nuova. L’Europa reale, purtroppo, non ha mai costituito una politica autonoma, un modo proprio di stare nel mondo. Basti vedere la sua incapacità nel Mediterraneo, che dovrebbe essere il “mare nostrum” e invece non lo è.

Considerando le difficoltà che vivono tante famiglie italiane a causa del caro bollette, qualcuno già parla di autunno caldo…
No! L’autunno caldo è stato una combinazione straordinaria, un fenomeno mondiale. È stato il punto più alto del biennio rosso (1968-69), segnato da una rivolta di una generazione operaia e studentesca che ha investito tutto il pianeta. In Italia questa riscossa, che ha messo in discussione radicalmente i rapporti di potere, ha avuto genesi nel movimento operaio del Novecento. Quest’ultimo, però, è stato sconfitto. Bisognerebbe, quindi, ricostruirlo per battersi, come si faceva allora. Ritengo, invece, che quello attuale sia il tempo della rivolta, che è sempre possibile e che si può innescare, come abbiamo visto in diverse parti del continente, nell’America Latina, nel Nord Africa, su elementi imprevedibili.

Nella piazza di oggi è protagonista il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. I grillini sono la sinistra 2.0?
Il vero protagonista della piazza sarà il popolo che la riempirà. La pace non può nascere come prerogativa di una particolare forza politica. Va dato, però, merito a Conte di aver anticipato gli altri sull’esigenza di una manifestazione. Detto ciò, bisogna guardare ai movimenti, non alle istituzioni. È il momento della possibilità di costruzione di soggettività pacifiste nella società civile. Esempi sono quanto accaduto ad Assisi, il fenomeno del dialogo interreligioso, le manifestazioni di Napoli e del Colosseo. Questa rete, ancora incompiuta e informale, è quella a cui bisogna volgere lo sguardo.

La sinistra politica, intanto, dove è?
Non esiste. È morta. Con questo termine intendo la sua rappresentazione politica, la presenza nelle istituzioni, le varie forze in campo. La vera sinistra nascerà fuori da questi confini.

Quando era presidente della Camera dei Deputati, però, non c’erano i problemi attuali. Cosa è successo dopo?
Eravamo già in una fase di transizione. La sinistra sociale e politica è stata grande in Italia negli anni 70, quando ha conquistato quasi tutto, dallo statuto dei diritti dei lavoratori fino alle battaglie sull’aborto e sul divorzio. Quella era la stagione d’oro, tanto che si parlava in Europa di caso italiano per definire una trasformazione straordinaria su cui poi è piombata la rivincita delle classi possidenti.

Se il Cda di un’azienda commette un errore si dimette. Ciò non accade in politica. Perché quell’accozzaglia voluta da Enrico Letta, pur avendo perso le elezioni, ripropone sempre le stesse facce e chiude ai giovani?
Non riesco a partecipare a questa discussione perché si poggia su soggetti irriformabili. La rinascita della sinistra comincerà altrove, come è già successo fuori dall’Italia. Esempi sono Mélenchon, Podemos, il movimento femminista americano.

Tutte queste debolezze, intanto, hanno consentito a Giorgia Meloni di arrivare a Palazzo Chigi. Che idea ha del nuovo premier e del suo governo?
Stiamo parlando di un governo organicamente, strutturalmente e sistematicamente di destra. Bisognerà fare i conti con quest’esperienza. La destra in Italia, dal dopoguerra in poi, quando ha vinto si è sempre messa vestiti che non erano i suoi. Il berlusconismo le dà un connotato diverso. Questa, invece, è la destra contemporanea o meglio ancora a tre teste: la prima conservatrice in economia, con l’assunzione piena del liberismo, del primato del mercato, distante anni luce dalla storia populista originale; la seconda reazionaria, come dimostrano le repressioni delle manifestazioni e una terza corporativa.

Se la sinistra, manteneva l’abito originale, quindi, l’avrebbe spuntata?
La sinistra non può pensare di sorgeresenza pensare a cosa ereditare, ovvero un’idea alta di società, di critica radicale al capitalismo. Serve, però, un qualcosa che sia realmente nuovo, che sia attuale nel ventunesimo secolo. Occorre dimenticare quel centrosinistra di governo, che ha portato alla fine di una storia. La bandiera della governabilità ha distrutto la sinistra italiana.

“La sinistra politica è morta da tempo. L’unico protagonista della piazza è il popolo, ma va dato il merito a Conte di aver anticipato gli altri sull’esigenza di una manifestazione per la pace”. A dirlo Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera dei Deputati e storico segretario di Rifondazione Comunista.

Una grande iniziativa per dire no alla guerra invade le strade della capitale. La politica, a suo parere, ha cercato di trovare una vera soluzione al conflitto?
Sia nell’esecutivo Draghi che in quello appena costituito, non solo non si è intrapresa una via di pace, ma c’è stato un arruolamento nelle culture di guerra. Le parole del pontefice, infatti, consentono di misurare il divario abissale tra il cattolicesimo e chi ha avuto e ha la guida del Paese. Questo modo di fare, purtroppo, è stato condiviso dall’intera Europa.

Come si sta comportando Bruxelles di fronte a tutto ciò?
L’Europa ha fatto una scelta drasticamente atlantica. Si è messa nella scia degli Stati Uniti, pur avendo interessi geopolitici e materiali assai diversi da quelli nordamericani. Questi ultimi sono stati alienati in nome di una pregiudiziale alleanza o peggio ancora di una subalternità verso la guida Usa. Non stiamo, comunque, parlando di una storia nuova. L’Europa reale, purtroppo, non ha mai costituito una politica autonoma, un modo proprio di stare nel mondo. Basti vedere la sua incapacità nel Mediterraneo, che dovrebbe essere il “mare nostrum” e invece non lo è.

Considerando le difficoltà che vivono tante famiglie italiane a causa del caro bollette, qualcuno già parla di autunno caldo…
No! L’autunno caldo è stato una combinazione straordinaria, un fenomeno mondiale. È stato il punto più alto del biennio rosso (1968-69), segnato da una rivolta di una generazione operaia e studentesca che ha investito tutto il pianeta. In Italia questa riscossa, che ha messo in discussione radicalmente i rapporti di potere, ha avuto genesi nel movimento operaio del Novecento. Quest’ultimo, però, è stato sconfitto. Bisognerebbe, quindi, ricostruirlo per battersi, come si faceva allora. Ritengo, invece, che quello attuale sia il tempo della rivolta, che è sempre possibile e che si può innescare, come abbiamo visto in diverse parti del continente, nell’America Latina, nel Nord Africa, su elementi imprevedibili.

Nella piazza di oggi è protagonista il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. I grillini sono la sinistra 2.0?
Il vero protagonista della piazza sarà il popolo che la riempirà. La pace non può nascere come prerogativa di una particolare forza politica. Va dato, però, merito a Conte di aver anticipato gli altri sull’esigenza di una manifestazione. Detto ciò, bisogna guardare ai movimenti, non alle istituzioni. È il momento della possibilità di costruzione di soggettività pacifiste nella società civile. Esempi sono quanto accaduto ad Assisi, il fenomeno del dialogo interreligioso, le manifestazioni di Napoli e del Colosseo. Questa rete, ancora incompiuta e informale, è quella a cui bisogna volgere lo sguardo.

La sinistra politica, intanto, dove è?
Non esiste. È morta. Con questo termine intendo la sua rappresentazione politica, la presenza nelle istituzioni, le varie forze in campo. La vera sinistra nascerà fuori da questi confini.

Quando era presidente della Camera dei Deputati, però, non c’erano i problemi attuali. Cosa è successo dopo?
Eravamo già in una fase di transizione. La sinistra sociale e politica è stata grande in Italia negli anni 70, quando ha conquistato quasi tutto, dallo statuto dei diritti dei lavoratori fino alle battaglie sull’aborto e sul divorzio. Quella era la stagione d’oro, tanto che si parlava in Europa di caso italiano per definire una trasformazione straordinaria su cui poi è piombata la rivincita delle classi possidenti.

Se il Cda di un’azienda commette un errore si dimette. Ciò non accade in politica. Perché quell’accozzaglia voluta da Enrico Letta, pur avendo perso le elezioni, ripropone sempre le stesse facce e chiude ai giovani?
Non riesco a partecipare a questa discussione perché si poggia su soggetti irriformabili. La rinascita della sinistra comincerà altrove, come è già successo fuori dall’Italia. Esempi sono Mélenchon, Podemos, il movimento femminista americano.

Tutte queste debolezze, intanto, hanno consentito a Giorgia Meloni di arrivare a Palazzo Chigi. Che idea ha del nuovo premier e del suo governo?
Stiamo parlando di un governo organicamente, strutturalmente e sistematicamente di destra. Bisognerà fare i conti con quest’esperienza. La destra in Italia, dal dopoguerra in poi, quando ha vinto si è sempre messa vestiti che non erano i suoi. Il berlusconismo le dà un connotato diverso. Questa, invece, è la destra contemporanea o meglio ancora a tre teste: la prima conservatrice in economia, con l’assunzione piena del liberismo, del primato del mercato, distante anni luce dalla storia populista originale; la seconda reazionaria, come dimostrano le repressioni delle manifestazioni e una terza corporativa.

Se la sinistra, manteneva l’abito originale, quindi, l’avrebbe spuntata?
La sinistra non può pensare di sorgeresenza pensare a cosa ereditare, ovvero un’idea alta di società, di critica radicale al capitalismo. Serve, però, un qualcosa che sia realmente nuovo, che sia attuale nel ventunesimo secolo. Occorre dimenticare quel centrosinistra di governo, che ha portato alla fine di una storia. La bandiera della governabilità ha distrutto la sinistra italiana.

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