La paura in piazza

La paura che scende in piazza, alimentata dalla rabbia sociale e dalle strumentalizzazioni di chi se ne infischia del pericolo di soffiare sul fuoco della crisi. È questo l’allarme lanciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ieri ha rivolto un monito alla politica e ai professionisti della tensione.
Da palco della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico della Scuola superiore di Polizia, il neo ministro ha esternato i timori che, ormai da settimane, sono contenuti nelle informative dei servizi di sicurezza sulla gestione delle piazze, nelle manifestazioni previste contro la crisi, il caro bollette e la guerra. Piantedosi, che da prefetto di Roma ha gestito la Capitale anche nel periodo buio del lockdown, ha volto uno sguardo su quello che ci attenderà nei prossimi tempi, per sensibilizzare sul pericolo delle strumentalizzazioni in un momento tanto delicato per il Paese. “La tenuta socio-economica è uno dei temi che ci impegnerà nei mesi futuri e la domanda di sicurezza si riespande su altri versanti. Anche ai settori che richiedono di curare la paura della cittadinanza”, ha detto il titolare del Viminale, il quale, già da giorni, sta studiando relazioni e report sensibili di agenti segreti e dirigenti Digos. Relazioni accurate, in cui sono riportate le criticità delle proteste, la gestione strategica delle piazze da concedere ai manifestanti e perfino i profili dei facinorosi, di soggetti già noti alle forze dell’ordine per aver inscenato tafferugli in passato.
Sotto la lente dei funzionari dell’Interno anche le identità delle nuove leve, di giovani provenienti soprattutto da mondo ultra ecologista e dagli ambienti anarchico insurrezionali, sempre pronti a scatenare la guerriglia per creare tensione sociale quando al governo torna il centrodestra. Una sorta di professionisti dell’antagonismo di sinistra, che si infiltrano tra manifestanti pacifici e fomentano la folla, spingendo al limite le azioni fino a raggiungere il punto critico di non ritorno, ovvero gli scontri con la polizia. Una questione affrontata pure nel primo comitato nazionale interforze per l’ordine e la sicurezza, che si è tenuto ieri pomeriggio. “Dobbiamo fare anche attenzione alle strumentalizzazioni della paura e a un avvitamento della protesta, di cui abbiamo già qualche segnale. Occorre quindi equilibrio e moderazione”, ha precisato Piantedosi. Strumentalizzazioni della paura che, sottolinea il titolare del Viminale, sono “già avvenute in passato nel periodo pandemico e ne ho avuta esperienza come prefetto di Roma”. Insomma, serve più responsabilità soprattutto dalla politica, il cui compito non è creare il consenso alimentando il dissenso nelle piazze, ma smorzare le tensioni con interventi per aiutare famiglie e imprese.
Urge collaborazione, ha voluto intendere il ministro, che ha escluso qualsiasi riferimento alla strumentalizzazione riguardo agli incidenti tra studenti e poliziotti all’Università La Sapienza. Perché, secondo Piantedosi, l’attività di polizia “non è una qualità solo tattica, ma richiede sempre più una visione strategica su temi che hanno una trasversalità assoluta”. E gestire la piazza non vuol dire bloccare i manifestanti, ma avviare un’intermediazione con i gruppi più agitati, a partire già dai piani alti, da chi è abituato a lanciare la pietra e nascondere la mano.   

La paura che scende in piazza, alimentata dalla rabbia sociale e dalle strumentalizzazioni di chi se ne infischia del pericolo di soffiare sul fuoco della crisi. È questo l’allarme lanciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ieri ha rivolto un monito alla politica e ai professionisti della tensione.
Da palco della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico della Scuola superiore di Polizia, il neo ministro ha esternato i timori che, ormai da settimane, sono contenuti nelle informative dei servizi di sicurezza sulla gestione delle piazze, nelle manifestazioni previste contro la crisi, il caro bollette e la guerra. Piantedosi, che da prefetto di Roma ha gestito la Capitale anche nel periodo buio del lockdown, ha volto uno sguardo su quello che ci attenderà nei prossimi tempi, per sensibilizzare sul pericolo delle strumentalizzazioni in un momento tanto delicato per il Paese. “La tenuta socio-economica è uno dei temi che ci impegnerà nei mesi futuri e la domanda di sicurezza si riespande su altri versanti. Anche ai settori che richiedono di curare la paura della cittadinanza”, ha detto il titolare del Viminale, il quale, già da giorni, sta studiando relazioni e report sensibili di agenti segreti e dirigenti Digos. Relazioni accurate, in cui sono riportate le criticità delle proteste, la gestione strategica delle piazze da concedere ai manifestanti e perfino i profili dei facinorosi, di soggetti già noti alle forze dell’ordine per aver inscenato tafferugli in passato.
Sotto la lente dei funzionari dell’Interno anche le identità delle nuove leve, di giovani provenienti soprattutto da mondo ultra ecologista e dagli ambienti anarchico insurrezionali, sempre pronti a scatenare la guerriglia per creare tensione sociale quando al governo torna il centrodestra. Una sorta di professionisti dell’antagonismo di sinistra, che si infiltrano tra manifestanti pacifici e fomentano la folla, spingendo al limite le azioni fino a raggiungere il punto critico di non ritorno, ovvero gli scontri con la polizia. Una questione affrontata pure nel primo comitato nazionale interforze per l’ordine e la sicurezza, che si è tenuto ieri pomeriggio. “Dobbiamo fare anche attenzione alle strumentalizzazioni della paura e a un avvitamento della protesta, di cui abbiamo già qualche segnale. Occorre quindi equilibrio e moderazione”, ha precisato Piantedosi. Strumentalizzazioni della paura che, sottolinea il titolare del Viminale, sono “già avvenute in passato nel periodo pandemico e ne ho avuta esperienza come prefetto di Roma”. Insomma, serve più responsabilità soprattutto dalla politica, il cui compito non è creare il consenso alimentando il dissenso nelle piazze, ma smorzare le tensioni con interventi per aiutare famiglie e imprese.
Urge collaborazione, ha voluto intendere il ministro, che ha escluso qualsiasi riferimento alla strumentalizzazione riguardo agli incidenti tra studenti e poliziotti all’Università La Sapienza. Perché, secondo Piantedosi, l’attività di polizia “non è una qualità solo tattica, ma richiede sempre più una visione strategica su temi che hanno una trasversalità assoluta”. E gestire la piazza non vuol dire bloccare i manifestanti, ma avviare un’intermediazione con i gruppi più agitati, a partire già dai piani alti, da chi è abituato a lanciare la pietra e nascondere la mano.   

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