La perizia Covid del dem Crisanti apre allo scontro in Lombardia

Il 2023 non sta certo portando fortuna ad Andrea Crisanti. La virostar e senatore del Pd, dopo la polemica scoppiata con il governatore del Veneto Luca Zaia per le intercettazioni, potrebbe finire di nuovo nel polverone nei prossimi giorni. Stavolta però non per delle telefonate, ma per una questione più che seria, che nulla ha a che vedere con il chiacchiericcio.
La procura di Bergamo, infatti, si appresta a chiudere la più importante indagine degli ultimi anni, quella per epidemia colposa relativa al mancato contenimento delle prime ondate della pandemia di Covid-19. Il microbiologo tra i più agguerriti integralisti dei lockdown, infatti, è colui che ha firmato la consulenza tecnica disposta dai giudici bergamaschi e nella quale lui stesso, come ha sottolineato nell’udienza dello scorso gennaio, ha ravvisato presunte responsabilità dell’ex premier Giuseppe Conte e dell’allora ministro della Salute Roberto Speranza proprio nella mancata istituzione della zona rossa per contenere il contagio da coronavirus. Una super perizia in cui il microbiologo ha ricostruito le fasi della vicenda, dall’individuazione del paziente 1 alla tardiva istituzione della zona rossa nel territorio della Bergamasca, da dove il virus si è diffuso. Un dossier di 90 pagine e oltre 10mila allegati quello depositato da Crisanti e subito secretato, così com’è inaccessibile un’inchiesta che contiene i nomi di Conte e Speranza e che vede apposto addirittura il segreto di Stato sulla scelta di inviare 400 militari all’imbocco della Val Seriana tra il 5 e l’8 marzo del 2020 per poi ritirarli senza istituire la zona rossa. Come aveva sostenuto il virologo, se fossero stati attivati tempestivamente i protocolli si sarebbero potute evitare tra le 2mila e le 6mila vittime, anche se quando venne scoperto il paziente 1 nell’ospedale di Codogno, a quello di Alzano c’erano già un centinaio di contagiati. Una perizia approfondita dunque, che ora potrebbe diventare motivo del contendere sia sul piano politico che su quello giudiziario. La chiusura delle indagini della Procura di Bergamo, infatti, cade in piena campagna elettorale per l’elezione del governatore della Lombardia e il fatto che la consulenza sia stata effettuata da un senatore del Partito democratico preannuncia uno scontro politico con il centrodestra, lo schieramento che ha governato la Regione proprio nei momenti più tragici, quando le bare di Bergamo in processione sui camion dell’Esercito fecero il giro del mondo. Inoltre i familiari delle vittime della pandemia temono che il doppio ruolo da virologo-senatore di Crisanti possa prestare il fianco alle difese degli imputati in un eventuale processo.

Il 2023 non sta certo portando fortuna ad Andrea Crisanti. La virostar e senatore del Pd, dopo la polemica scoppiata con il governatore del Veneto Luca Zaia per le intercettazioni, potrebbe finire di nuovo nel polverone nei prossimi giorni. Stavolta però non per delle telefonate, ma per una questione più che seria, che nulla ha a che vedere con il chiacchiericcio.
La procura di Bergamo, infatti, si appresta a chiudere la più importante indagine degli ultimi anni, quella per epidemia colposa relativa al mancato contenimento delle prime ondate della pandemia di Covid-19. Il microbiologo tra i più agguerriti integralisti dei lockdown, infatti, è colui che ha firmato la consulenza tecnica disposta dai giudici bergamaschi e nella quale lui stesso, come ha sottolineato nell’udienza dello scorso gennaio, ha ravvisato presunte responsabilità dell’ex premier Giuseppe Conte e dell’allora ministro della Salute Roberto Speranza proprio nella mancata istituzione della zona rossa per contenere il contagio da coronavirus. Una super perizia in cui il microbiologo ha ricostruito le fasi della vicenda, dall’individuazione del paziente 1 alla tardiva istituzione della zona rossa nel territorio della Bergamasca, da dove il virus si è diffuso. Un dossier di 90 pagine e oltre 10mila allegati quello depositato da Crisanti e subito secretato, così com’è inaccessibile un’inchiesta che contiene i nomi di Conte e Speranza e che vede apposto addirittura il segreto di Stato sulla scelta di inviare 400 militari all’imbocco della Val Seriana tra il 5 e l’8 marzo del 2020 per poi ritirarli senza istituire la zona rossa. Come aveva sostenuto il virologo, se fossero stati attivati tempestivamente i protocolli si sarebbero potute evitare tra le 2mila e le 6mila vittime, anche se quando venne scoperto il paziente 1 nell’ospedale di Codogno, a quello di Alzano c’erano già un centinaio di contagiati. Una perizia approfondita dunque, che ora potrebbe diventare motivo del contendere sia sul piano politico che su quello giudiziario. La chiusura delle indagini della Procura di Bergamo, infatti, cade in piena campagna elettorale per l’elezione del governatore della Lombardia e il fatto che la consulenza sia stata effettuata da un senatore del Partito democratico preannuncia uno scontro politico con il centrodestra, lo schieramento che ha governato la Regione proprio nei momenti più tragici, quando le bare di Bergamo in processione sui camion dell’Esercito fecero il giro del mondo. Inoltre i familiari delle vittime della pandemia temono che il doppio ruolo da virologo-senatore di Crisanti possa prestare il fianco alle difese degli imputati in un eventuale processo.

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