“La piazza rimanga senza bandiere. Firmo la petizione”

“Il pacifismo non è di parte”. L’appello viene lanciato da don Vitaliano Della Sala, sacerdote noto per le sue posizioni anti-sistema.

L’Italia è divisa tra interventisti e neutralisti. Dove si colloca?
Sono contrario a ogni guerra, non solo quelle che si combattono con le armi. Basti pensare ai litigi in famiglia. Si può sempre risolvere col dialogo qualsiasi controversia.

Si è cercato davvero di trovare con la diplomazia una soluzione al conflitto?
Se siamo arrivati alla guerra, penso proprio di no. Non raggiungere negoziati, però, non significa giustificare Putin. Stiamo parlando di chi ha bombardato sulle case della gente. Se non si riesce a trovare una soluzione al problema, non è colpa solo dell’Occidente, ma anche della Russia. La peggiore scelta di Mosca è stata quella di invadere l’Ucraina, di interrompere unilateralmente ogni forma di discussione.

La politica, rispetto a tutto ciò, come si sta comportando?
Ritengo bene. È brutto dirlo, ma quando vieni aggredito, non puoi startene. Anche Salvini è per la legittima difesa. L’Ucraina replica a un’aggressione ingiusta. Ciò, intanto, crea una palude, da cui è difficile uscire. L’intervento dell’Onu, purtroppo, non è efficace. Mi chiedo, piuttosto, serve ancora o è arrivato il momento di riformare quest’organizzazione? I cinque Paesi vincitori della seconda guerra mondiale devono ancora avere il veto su tutto? La vera questione è che nessuno oggi ha un’autorevolezza tale da interrompere un massacro.

I meeting tra capi dello Stato, negli ultimi mesi, però, non sono pochi…
Le riunioni, da quelle di condominio ai vertici tra leader europei, servono a poco. Incontrarsi è positivo purché si arrivi a una conclusione, a qualcosa di concreto.

L’ “Identità” lancia una petizione per la pace, rivolta direttamente a Mattarella. Sarebbe disposto a firmarla?
Certo! Tutte le iniziative sono utili. L’importante è che restino imparziali, come quella avviata dal vostro giornale. La pace non deve servire a far sfilare qualche partito. In questo caso, non si produce nulla, si divide e non si unisce. Sento troppo odore di strumentalizzazioni, soprattutto negli eventi che si terranno nei prossimi giorni.

È in atto, quindi, una caccia alla piazza…
Nei partiti si pensa, purtroppo, solo alla convenienza del momento. La priorità è distinguersi dall’avversario, senza pensare troppo a ciò che si dice. Sono stato tra i primi sacerdoti a scendere in strada. Si trattava, però, di iniziative messe in piedi da gruppi che non ispiravano ad alcun colore o bandiera.

Che idea si è fatto dell’ultimo corteo organizzato dalla Cgil?
È bello che si ricominci a tornare in piazza. Il sindacato deve indicare le priorità. Detto ciò, contestare un governo prima che venga formato mi sembra abbastanza ridicolo.

Ci sarà un nuovo autunno caldo?
Spero di no, ma è possibile. Non è da escludere un pericolosissimo tutti contro tutti.

Quale può essere il contributo della Chiesa?
Possiamo innanzitutto pregare. Ognuno deve mettere in campo ciò che ha: il Papa i suoi rapporti, la comunità di Sant’Egidio le relazioni con i Paesi, le diocesi le strutture e il personale per accogliere i rifugiati. Ciascun cristiano, poi, dovrebbe discutere con coloro che sono a favorevoli al conflito per fargli cambiare idea. Le guerre servono solo a far vincere i prepotenti.

Il pontefice, intanto, può tentare di instaurare un canale diretto con il Cremlino, fare ciò che non è riuscito alla diplomazia?
Il Papa vuole andare a Mosca. Bisogna, però, vedere se dall’altra parte Putin è disposto a vederlo, a prendere un impegno, a dare risposte concrete”.

Il caro vita, intanto, rende difficile la vita di tanti italiani…
“La Caritas fa quello che gli riesce meglio: prendere in carico le famiglie in difficoltà e aiutarle per quanto è possibile. Si tratta di una goccia nell’oceano”.

Cosa può fare una classe dirigente adeguata?
“Può fare pressione, non solo con le sanzioni o con l’invio di armi. Non serve chi minaccia, ma chi è convincente. Il braccio di ferro è rischioso. Se c’è qualche difficoltà a parlare con Putin, si può ad esempio spingere su Cina e India. Queste nazioni, pochi lo hanno capito, possono fare davvero tanto”.

“Il pacifismo non è di parte”. L’appello viene lanciato da don Vitaliano Della Sala, sacerdote noto per le sue posizioni anti-sistema.

L’Italia è divisa tra interventisti e neutralisti. Dove si colloca?
Sono contrario a ogni guerra, non solo quelle che si combattono con le armi. Basti pensare ai litigi in famiglia. Si può sempre risolvere col dialogo qualsiasi controversia.

Si è cercato davvero di trovare con la diplomazia una soluzione al conflitto?
Se siamo arrivati alla guerra, penso proprio di no. Non raggiungere negoziati, però, non significa giustificare Putin. Stiamo parlando di chi ha bombardato sulle case della gente. Se non si riesce a trovare una soluzione al problema, non è colpa solo dell’Occidente, ma anche della Russia. La peggiore scelta di Mosca è stata quella di invadere l’Ucraina, di interrompere unilateralmente ogni forma di discussione.

La politica, rispetto a tutto ciò, come si sta comportando?
Ritengo bene. È brutto dirlo, ma quando vieni aggredito, non puoi startene. Anche Salvini è per la legittima difesa. L’Ucraina replica a un’aggressione ingiusta. Ciò, intanto, crea una palude, da cui è difficile uscire. L’intervento dell’Onu, purtroppo, non è efficace. Mi chiedo, piuttosto, serve ancora o è arrivato il momento di riformare quest’organizzazione? I cinque Paesi vincitori della seconda guerra mondiale devono ancora avere il veto su tutto? La vera questione è che nessuno oggi ha un’autorevolezza tale da interrompere un massacro.

I meeting tra capi dello Stato, negli ultimi mesi, però, non sono pochi…
Le riunioni, da quelle di condominio ai vertici tra leader europei, servono a poco. Incontrarsi è positivo purché si arrivi a una conclusione, a qualcosa di concreto.

L’ “Identità” lancia una petizione per la pace, rivolta direttamente a Mattarella. Sarebbe disposto a firmarla?
Certo! Tutte le iniziative sono utili. L’importante è che restino imparziali, come quella avviata dal vostro giornale. La pace non deve servire a far sfilare qualche partito. In questo caso, non si produce nulla, si divide e non si unisce. Sento troppo odore di strumentalizzazioni, soprattutto negli eventi che si terranno nei prossimi giorni.

È in atto, quindi, una caccia alla piazza…
Nei partiti si pensa, purtroppo, solo alla convenienza del momento. La priorità è distinguersi dall’avversario, senza pensare troppo a ciò che si dice. Sono stato tra i primi sacerdoti a scendere in strada. Si trattava, però, di iniziative messe in piedi da gruppi che non ispiravano ad alcun colore o bandiera.

Che idea si è fatto dell’ultimo corteo organizzato dalla Cgil?
È bello che si ricominci a tornare in piazza. Il sindacato deve indicare le priorità. Detto ciò, contestare un governo prima che venga formato mi sembra abbastanza ridicolo.

Ci sarà un nuovo autunno caldo?
Spero di no, ma è possibile. Non è da escludere un pericolosissimo tutti contro tutti.

Quale può essere il contributo della Chiesa?
Possiamo innanzitutto pregare. Ognuno deve mettere in campo ciò che ha: il Papa i suoi rapporti, la comunità di Sant’Egidio le relazioni con i Paesi, le diocesi le strutture e il personale per accogliere i rifugiati. Ciascun cristiano, poi, dovrebbe discutere con coloro che sono a favorevoli al conflito per fargli cambiare idea. Le guerre servono solo a far vincere i prepotenti.

Il pontefice, intanto, può tentare di instaurare un canale diretto con il Cremlino, fare ciò che non è riuscito alla diplomazia?
Il Papa vuole andare a Mosca. Bisogna, però, vedere se dall’altra parte Putin è disposto a vederlo, a prendere un impegno, a dare risposte concrete”.

Il caro vita, intanto, rende difficile la vita di tanti italiani…
“La Caritas fa quello che gli riesce meglio: prendere in carico le famiglie in difficoltà e aiutarle per quanto è possibile. Si tratta di una goccia nell’oceano”.

Cosa può fare una classe dirigente adeguata?
“Può fare pressione, non solo con le sanzioni o con l’invio di armi. Non serve chi minaccia, ma chi è convincente. Il braccio di ferro è rischioso. Se c’è qualche difficoltà a parlare con Putin, si può ad esempio spingere su Cina e India. Queste nazioni, pochi lo hanno capito, possono fare davvero tanto”.

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