LA POLITICA TORNI AD ESSERE DETERMINANTE

La crisi della politica investe negativamente la società. Mancano persone capaci di una visione 

di Stato organica e completa. Manca il senso di responsabilità. Manca la cultura. Mancano 

le scuole di formazione politica. Manca un sistema istituzionale conciliabile con i caratteri 

di noi italiani. E manca un’eticità comune di base che sola può coniugare civiltà e progresso

 

Che la politica italiana, e non solo, stia da tempo attraversando un periodo di crisi profonda, è cosa nota, ma a tale situazione da qualche mese si è aggiunto anche l’effetto del Covid-19 che ha evidenziato, ancora con più, è il caso di dirlo, virulenza, la sua poca e fragile consistenza. Perché? Colpa di una classe politica poco qualificata e distante dai veri problemi della gente? Colpa dei troppi interessi di bottega che sovrastano quelli dei cittadini? Colpa di una “ignoranza” culturale che preclude una visione politica di qualità e sostanza, oltre che di responsabilità? Colpa di una innata costituzione italica che tende a favorire ed estremizzare divisioni ideali in modo a volte anche violento? Colpa di culture che veicolano valori effimeri e s’impongono con forza nelle menti delle genti condizionandole a privilegiare scelte di vita lontane dal vero bene individuale e comunitario? Forse è tutto questo e non solo questo. Fatto sta che l’Italia non è più riuscita ad avere politici di spessore come lo erano quelli del dopoguerra, da De Gasperi a Nenni, ad Almirante, a Togliatti, fino a Fanfani, Craxi e Andreotti, per citarne solo alcuni. Personaggi diversissimi dal punto di vista ideologico e caratteriale, ma pregni di una sostanza culturale di livello e di una capacità di visione in grado di sviluppare e attuare una concezione di società, e, ancor più, di Stato, organica a tutto tondo. Visione e concezione di un “progetto di società” oggi assolutamente latitante. 

Quello che si sente dagli attuali politici è solo uno “spottismo” di maniera. Un affermare concetti e soluzioni su problemi societari del momento per mettere toppe a falle profonde e laceranti che investono il Paese. 

Non c’è un pensiero politico che abbia un filo logico coerente, che coinvolga la società nella sua completezza, iniziando dalla famiglia, passando per la scuola, la cultura, il lavoro, la ricerca, l’innovazione, l’economia, la finanza. Dando soluzioni vere a problemi emergenti o consolidati, come l’immigrazione, la malavita organizzata, la disoccupazione, la decrescita della natalità, l’imperante burocrazia, il depauperamento ambientale e quello del territorio, la fragilità dell’impianto infrastrutturale, alle difficoltà con un Europa lontana anni luce dal sentimento di Comunità coesa e mutuale che era negli auspici dei vari Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Altiero Spinelli. Predisponendo con rapidità azioni atte a frenare e risolvere eventi improvvisi come quello dell’attuale pandemia, dimostrando di non farsi trovare impreparati per aver, in anticipo e responsabilmente, trovato risposte alle più disparate situazioni di crisi che in una società moderna possono verificarsi. Immaginando e attuando, con visione, iniziative idonee a favorire un futuro di civiltà e di progresso. E, non ultimo, offrire soluzioni alla perdita dei valori base che ha investito l’umanità. Concetto quest’ultimo di importanza vitale per una Comunità che vuole coniugare con efficacia civiltà e progresso. Perché è proprio dal riconoscimento dei valori importanti per l’uomo che deve basarsi l’impianto societario da mettere in atto attraverso un’azione politica.  Si dirà che questo è il principio di una società etica, che contrasta con i dogmi di una società liberale nella quale non è prevista una “eticità di stato”. Ma non è difficile rispondere che se il risultato degli stati liberali è quello che sta sotto gli occhi di tutti, riconoscerne il fallimento non è disporsi verso una concezione di Stato di tipo autoritario, tutt’altro, ma riparare ai danni di una laicità depauperante con la condivisione di quei valori che possono aiutarci a contrastare le deformazioni della modernità e a rendere coesa, responsabile e feconda una Comunità. Affermare che ogni cosa deve sottostare al bene della persona e conformarsi ai veri bisogni di questa non credo possa apparire come un’eresia. Peggio sicuramente quando la persona viene sottomessa alle logiche del mercato, della finanza, del consumo e dell’utilitarismo senza misure. Peggio, ancora, quando la stessa persona deve sottostare all’imperante demagogia del tecnicismo e dello scientismo, o alle deformazioni imposte dall’eugenetica. Ma il problema della politica non è solo questo, è anche connesso al sistema istituzionale che le permette di esprimersi attraverso il suo lavoro quotidiano. Diceva Giuseppe Prezzolini che ogni stato, come ogni uomo, ha bisogno di avere una scarpa della sua misura per camminare in assenza di dolori ai piedi o con le calzature che da lì sfuggono. Per come siamo fatti noi italiani un sistema parlamentare che esprima un governo formato da partiti di differente pensiero e orientamento politico è soggetto a divergenze che prima o poi diventano insanabili, costringendoci a una precarietà governativa con risvolti sociali ed economici pericolosi. Meglio un presidenzialismo di tipo francese o americano, meno esposto ai venti cangianti degli umori partitici. E meglio, forse, un monocameralismo in grado di rendere più efficace il sistema legislativo, oltre a un necessario superamento di istituti ormai superflui come le Provincie e le miriadi di circoscrizioni cittadine e i relativi consigli e, naturalmente lo snellimento della burocrazia. Il recupero di una concezione di Stato moderna ed efficace ha bisogno di una politica in grado di rimpossessarsi del suo ruolo. Serve un ritorno alle “vecchie” scuole di partito, dove è possibile, attraverso un’educazione al pensiero, alla cultura, al dialogo, al confronto e alla riflessione su quanto accade sotto i nostri occhi e nel mondo, formare donne e uomini culturalmente ed eticamente capaci e responsabili, ai quali non deve mancare quel senso di visione che sa allungare lo sguardo oltre il momento, permettendo loro di elaborare programmi ideali e risposte concrete che sappiano intuire, non solo dove soffia il vento del futuro, ma come questo lo si possa modellare sul vero bene dell’uomo.

Romolo Paradiso

La crisi della politica investe negativamente la società. Mancano persone capaci di una visione 

di Stato organica e completa. Manca il senso di responsabilità. Manca la cultura. Mancano 

le scuole di formazione politica. Manca un sistema istituzionale conciliabile con i caratteri 

di noi italiani. E manca un’eticità comune di base che sola può coniugare civiltà e progresso

 

Che la politica italiana, e non solo, stia da tempo attraversando un periodo di crisi profonda, è cosa nota, ma a tale situazione da qualche mese si è aggiunto anche l’effetto del Covid-19 che ha evidenziato, ancora con più, è il caso di dirlo, virulenza, la sua poca e fragile consistenza. Perché? Colpa di una classe politica poco qualificata e distante dai veri problemi della gente? Colpa dei troppi interessi di bottega che sovrastano quelli dei cittadini? Colpa di una “ignoranza” culturale che preclude una visione politica di qualità e sostanza, oltre che di responsabilità? Colpa di una innata costituzione italica che tende a favorire ed estremizzare divisioni ideali in modo a volte anche violento? Colpa di culture che veicolano valori effimeri e s’impongono con forza nelle menti delle genti condizionandole a privilegiare scelte di vita lontane dal vero bene individuale e comunitario? Forse è tutto questo e non solo questo. Fatto sta che l’Italia non è più riuscita ad avere politici di spessore come lo erano quelli del dopoguerra, da De Gasperi a Nenni, ad Almirante, a Togliatti, fino a Fanfani, Craxi e Andreotti, per citarne solo alcuni. Personaggi diversissimi dal punto di vista ideologico e caratteriale, ma pregni di una sostanza culturale di livello e di una capacità di visione in grado di sviluppare e attuare una concezione di società, e, ancor più, di Stato, organica a tutto tondo. Visione e concezione di un “progetto di società” oggi assolutamente latitante. 

Quello che si sente dagli attuali politici è solo uno “spottismo” di maniera. Un affermare concetti e soluzioni su problemi societari del momento per mettere toppe a falle profonde e laceranti che investono il Paese. 

Non c’è un pensiero politico che abbia un filo logico coerente, che coinvolga la società nella sua completezza, iniziando dalla famiglia, passando per la scuola, la cultura, il lavoro, la ricerca, l’innovazione, l’economia, la finanza. Dando soluzioni vere a problemi emergenti o consolidati, come l’immigrazione, la malavita organizzata, la disoccupazione, la decrescita della natalità, l’imperante burocrazia, il depauperamento ambientale e quello del territorio, la fragilità dell’impianto infrastrutturale, alle difficoltà con un Europa lontana anni luce dal sentimento di Comunità coesa e mutuale che era negli auspici dei vari Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Altiero Spinelli. Predisponendo con rapidità azioni atte a frenare e risolvere eventi improvvisi come quello dell’attuale pandemia, dimostrando di non farsi trovare impreparati per aver, in anticipo e responsabilmente, trovato risposte alle più disparate situazioni di crisi che in una società moderna possono verificarsi. Immaginando e attuando, con visione, iniziative idonee a favorire un futuro di civiltà e di progresso. E, non ultimo, offrire soluzioni alla perdita dei valori base che ha investito l’umanità. Concetto quest’ultimo di importanza vitale per una Comunità che vuole coniugare con efficacia civiltà e progresso. Perché è proprio dal riconoscimento dei valori importanti per l’uomo che deve basarsi l’impianto societario da mettere in atto attraverso un’azione politica.  Si dirà che questo è il principio di una società etica, che contrasta con i dogmi di una società liberale nella quale non è prevista una “eticità di stato”. Ma non è difficile rispondere che se il risultato degli stati liberali è quello che sta sotto gli occhi di tutti, riconoscerne il fallimento non è disporsi verso una concezione di Stato di tipo autoritario, tutt’altro, ma riparare ai danni di una laicità depauperante con la condivisione di quei valori che possono aiutarci a contrastare le deformazioni della modernità e a rendere coesa, responsabile e feconda una Comunità. Affermare che ogni cosa deve sottostare al bene della persona e conformarsi ai veri bisogni di questa non credo possa apparire come un’eresia. Peggio sicuramente quando la persona viene sottomessa alle logiche del mercato, della finanza, del consumo e dell’utilitarismo senza misure. Peggio, ancora, quando la stessa persona deve sottostare all’imperante demagogia del tecnicismo e dello scientismo, o alle deformazioni imposte dall’eugenetica. Ma il problema della politica non è solo questo, è anche connesso al sistema istituzionale che le permette di esprimersi attraverso il suo lavoro quotidiano. Diceva Giuseppe Prezzolini che ogni stato, come ogni uomo, ha bisogno di avere una scarpa della sua misura per camminare in assenza di dolori ai piedi o con le calzature che da lì sfuggono. Per come siamo fatti noi italiani un sistema parlamentare che esprima un governo formato da partiti di differente pensiero e orientamento politico è soggetto a divergenze che prima o poi diventano insanabili, costringendoci a una precarietà governativa con risvolti sociali ed economici pericolosi. Meglio un presidenzialismo di tipo francese o americano, meno esposto ai venti cangianti degli umori partitici. E meglio, forse, un monocameralismo in grado di rendere più efficace il sistema legislativo, oltre a un necessario superamento di istituti ormai superflui come le Provincie e le miriadi di circoscrizioni cittadine e i relativi consigli e, naturalmente lo snellimento della burocrazia. Il recupero di una concezione di Stato moderna ed efficace ha bisogno di una politica in grado di rimpossessarsi del suo ruolo. Serve un ritorno alle “vecchie” scuole di partito, dove è possibile, attraverso un’educazione al pensiero, alla cultura, al dialogo, al confronto e alla riflessione su quanto accade sotto i nostri occhi e nel mondo, formare donne e uomini culturalmente ed eticamente capaci e responsabili, ai quali non deve mancare quel senso di visione che sa allungare lo sguardo oltre il momento, permettendo loro di elaborare programmi ideali e risposte concrete che sappiano intuire, non solo dove soffia il vento del futuro, ma come questo lo si possa modellare sul vero bene dell’uomo.

Romolo Paradiso

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