La prima legge in diretta tv, i grandi fratelli d’Italia…

Grandi Fratelli… d’Italia. Mentre noi litighiamo sul Rave di Modena, seguiamo sui social e sulle reti generaliste ore e ore di party con la spia delle telecamere, frotte di giovani più o meno traballanti, musica e bivacchi come sempre è stato in quei contesti, dividendoci e scontrandoci su tutto (bevono e si drogano, dice uno. Sì, ma lo fanno anche nei salotti bene, fa l’altro. I giovani sono abbandonati, fa un terzo. No, l’illegalità va fermata), il governo di Giorgia Meloni si inventa la novità. E vara la prima legge in diretta tv. Vale a dire che, mentre per dodici ore tutti siamo lì con quei ragazzi, nel primo Rave svelato della storia recente, proprio perché Rave significa anche festa clandestina, ribelle, lontana dal potere e dagli occhi indiscreti, e mentre le immagini vanno, il Viminale firma lo sgombero. Ma come nella trama perfetta di un film la prefetta di Modena prende tempo perché vuole che tutto si svolga senza il minimo incidente. Ecco allora che il consiglio dei ministri annuncia, a Rave in corso, il decreto blocca Rave.
Ora, non importa cosa pensiamo. Nè importa ripetere allo sfinimento che negli altri paesi erano regolamentati e da noi no. L’attenzione che voglio porre in queste righe è sulla novità del decreto in diretta, ovvero della grande operazione mediatica che il nuovo esecutivo ha di fatto se non si può dire messo in atto certamente favorito.
Milioni di italiani nelle ultime 24 ore hanno visto, sentito, appreso di quella festa border line nel modenese. Ma in parallelo hanno anche appreso che il governo, nelle stesse ore in cui le immagini dei network andavano, aveva deciso di intervenire per colmare il vuoto legislativo che – secondo molti – rendeva l’Italia una specie di zona franca per questo tipo di free party.
Ora che il ministro Pientedosi, leghista ma non troppo, salvinista, ma non solo, ha condotto l’operazione in maniera impeccabile, c’è da pensare che il metodo “decreto in diretta” diventerà una peculiarità del governo Meloni. E fossi in voi, non sottovaluterei la questione.

Grandi Fratelli… d’Italia. Mentre noi litighiamo sul Rave di Modena, seguiamo sui social e sulle reti generaliste ore e ore di party con la spia delle telecamere, frotte di giovani più o meno traballanti, musica e bivacchi come sempre è stato in quei contesti, dividendoci e scontrandoci su tutto (bevono e si drogano, dice uno. Sì, ma lo fanno anche nei salotti bene, fa l’altro. I giovani sono abbandonati, fa un terzo. No, l’illegalità va fermata), il governo di Giorgia Meloni si inventa la novità. E vara la prima legge in diretta tv. Vale a dire che, mentre per dodici ore tutti siamo lì con quei ragazzi, nel primo Rave svelato della storia recente, proprio perché Rave significa anche festa clandestina, ribelle, lontana dal potere e dagli occhi indiscreti, e mentre le immagini vanno, il Viminale firma lo sgombero. Ma come nella trama perfetta di un film la prefetta di Modena prende tempo perché vuole che tutto si svolga senza il minimo incidente. Ecco allora che il consiglio dei ministri annuncia, a Rave in corso, il decreto blocca Rave.
Ora, non importa cosa pensiamo. Nè importa ripetere allo sfinimento che negli altri paesi erano regolamentati e da noi no. L’attenzione che voglio porre in queste righe è sulla novità del decreto in diretta, ovvero della grande operazione mediatica che il nuovo esecutivo ha di fatto se non si può dire messo in atto certamente favorito.
Milioni di italiani nelle ultime 24 ore hanno visto, sentito, appreso di quella festa border line nel modenese. Ma in parallelo hanno anche appreso che il governo, nelle stesse ore in cui le immagini dei network andavano, aveva deciso di intervenire per colmare il vuoto legislativo che – secondo molti – rendeva l’Italia una specie di zona franca per questo tipo di free party.
Ora che il ministro Pientedosi, leghista ma non troppo, salvinista, ma non solo, ha condotto l’operazione in maniera impeccabile, c’è da pensare che il metodo “decreto in diretta” diventerà una peculiarità del governo Meloni. E fossi in voi, non sottovaluterei la questione.

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