La protesta delle imprese a Cernobbio

Il caro energia spaventa e non poco gli imprenditori. Dopo il falò delle bollette organizzato dal movimento disoccupati e la petizione organizzata da Confimprese, l’ennesimo grido di allarme arriva da Cernobbio. Oltre 200 manager, intervenuti al forum “The European House- Ambrosetti”, si dichiarano preoccupati per gli effetti delle sanzioni alla Russia. “Questi prezzi del gas – afferma l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia – sono insostenibili. Bisogna agire subito. C’è il rischio, quasi la certezza, di non riuscire più a fare alcune produzioni, che vorrebbe dire anche cassa integrazione per i lavoratori e povertà per le famiglie. La pazienza è finita”.

Matteo Tiraboschi, presidente di Brembo, quindi, se la prende con il governo, che a suo parere sull’argomento “naviga a vista”. La soluzione migliore per tutti, dal presidente di Unicredit Pier Carlo Padoan, all’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini, però, resta il price cap, ma senza scostamento. Più prudente l’ex ministro della Giustizia Paola Severino, secondo cui “bisogna valutare le conseguenze di ogni azione”. Rispetto al problema dell’inflazione, non passa inosservato l’intervento di Gros Pietro, presidente di Intesa San Paolo che esorta le banche centrali a interventi “drastici”.

Ecco perché il dibattito politico resta ancora sul tema che tocca più da vicino le tasche degli italiani. Silvio Berlusconi, senza giri di parole, se la prende con la sinistra: “Ha permesso che la nostra dipendenza dal gas russo salisse dal 19,9% al 45,9%. Se quest’inverno le aziende chiuderanno e le famiglie saranno al freddo, ci dovremo ricordare di chi ha messo in pericolo la tranquillità domestica”. Matteo Salvini, in modo particolare, apre una polemica col virologo Andrea Crisanti, candidato con i dem. “Priorità: droghe e non bollette? – scrive l’ex vice premier su Twitter”. Mentre Letta prova a cambiare focus, a proporre soluzioni è il leader di Impegno Civico Luigi Di Maio, che si rivolge direttamente a Bruxelles: “Bene il G7 sul petrolio. Ora occorre la stessa determinazione sul gas”. Il titolare della Farnesina propone anche un decreto emergenziale, secondo cui lo Stato si impegnerebbe a coprire l’80 per cento della bolletta. Per l’ex alleato e capo del M5s Giuseppe Conte, la strada maestra, invece, resta quella degli extraprofitti: “Quella norma va riscritta, i 9 miliardi non sono arrivati. Va inoltre estesa la tassazione ad altri comparti dove si sono accumulate speculazioni. Dobbiamo, poi, ipotizzare un ragionevole scostamento di bilancio. Solo così risolveremo il problema”. Bordate rivolte soprattutto verso i dem, accusati di “aver ingannato fino a ora i cittadini”.

I gialli, intanto, non solo superano la Lega nei sondaggi ma si avvicinano al partito del Nazareno. A rivelarlo il campione analizzato da Izi. Non si arrende, però, il politico nato a Pisa, secondo cui “la partita è ancora tutta da giocare”. Si consolida, intanto, le leadership di Giorgia Meloni, secondo cui il fronte progressista viene penalizzato perché “parla poco di contenuti e cerca di buttarla in caciara. Hanno più di qualche difficoltà a spiegare come hanno lasciato l’Italia, avendo governato per dieci anni”.

Il caro energia spaventa e non poco gli imprenditori. Dopo il falò delle bollette organizzato dal movimento disoccupati e la petizione organizzata da Confimprese, l’ennesimo grido di allarme arriva da Cernobbio. Oltre 200 manager, intervenuti al forum “The European House- Ambrosetti”, si dichiarano preoccupati per gli effetti delle sanzioni alla Russia. “Questi prezzi del gas – afferma l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia – sono insostenibili. Bisogna agire subito. C’è il rischio, quasi la certezza, di non riuscire più a fare alcune produzioni, che vorrebbe dire anche cassa integrazione per i lavoratori e povertà per le famiglie. La pazienza è finita”.

Matteo Tiraboschi, presidente di Brembo, quindi, se la prende con il governo, che a suo parere sull’argomento “naviga a vista”. La soluzione migliore per tutti, dal presidente di Unicredit Pier Carlo Padoan, all’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini, però, resta il price cap, ma senza scostamento. Più prudente l’ex ministro della Giustizia Paola Severino, secondo cui “bisogna valutare le conseguenze di ogni azione”. Rispetto al problema dell’inflazione, non passa inosservato l’intervento di Gros Pietro, presidente di Intesa San Paolo che esorta le banche centrali a interventi “drastici”.

Ecco perché il dibattito politico resta ancora sul tema che tocca più da vicino le tasche degli italiani. Silvio Berlusconi, senza giri di parole, se la prende con la sinistra: “Ha permesso che la nostra dipendenza dal gas russo salisse dal 19,9% al 45,9%. Se quest’inverno le aziende chiuderanno e le famiglie saranno al freddo, ci dovremo ricordare di chi ha messo in pericolo la tranquillità domestica”. Matteo Salvini, in modo particolare, apre una polemica col virologo Andrea Crisanti, candidato con i dem. “Priorità: droghe e non bollette? – scrive l’ex vice premier su Twitter”. Mentre Letta prova a cambiare focus, a proporre soluzioni è il leader di Impegno Civico Luigi Di Maio, che si rivolge direttamente a Bruxelles: “Bene il G7 sul petrolio. Ora occorre la stessa determinazione sul gas”. Il titolare della Farnesina propone anche un decreto emergenziale, secondo cui lo Stato si impegnerebbe a coprire l’80 per cento della bolletta. Per l’ex alleato e capo del M5s Giuseppe Conte, la strada maestra, invece, resta quella degli extraprofitti: “Quella norma va riscritta, i 9 miliardi non sono arrivati. Va inoltre estesa la tassazione ad altri comparti dove si sono accumulate speculazioni. Dobbiamo, poi, ipotizzare un ragionevole scostamento di bilancio. Solo così risolveremo il problema”. Bordate rivolte soprattutto verso i dem, accusati di “aver ingannato fino a ora i cittadini”.

I gialli, intanto, non solo superano la Lega nei sondaggi ma si avvicinano al partito del Nazareno. A rivelarlo il campione analizzato da Izi. Non si arrende, però, il politico nato a Pisa, secondo cui “la partita è ancora tutta da giocare”. Si consolida, intanto, le leadership di Giorgia Meloni, secondo cui il fronte progressista viene penalizzato perché “parla poco di contenuti e cerca di buttarla in caciara. Hanno più di qualche difficoltà a spiegare come hanno lasciato l’Italia, avendo governato per dieci anni”.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli