La remuntada. Ora Elly ci crede e fa acquisti

La remuntada non è un’ impresa impossibile per Elly. A dirlo non il tifoso qualunque, ma le ultime rilevazioni. Se i sondaggi fino a qualche giorno sono sempre stati favore dell’omone che già veniva definito il successore designato, il vento ora sembra soffiare altrove.
Secondo Winpoll, che ha intervistato un ampio campione dem, Elly (48,5%) sarebbe a soli tre punti dal suo sfidante (51,5%) e non a dieci, come diffuso, in modo furbesco, da qualche organo di parte. Una sfida, pertanto, che doveva essere tutta in discesa per Stefano Bonaccini, è tutt’altro che scontata. L’unica certezza sarà il solo duello all’ultimo colpo, considerando che gli altri tre candidati, Gianni Cuperlo (secondo voci di palazzo sceso in campo per il solo diritto di tribuna), Paola De Micheli (rimasta senza uno sponsor) e Antonio Guizzetti (a cui non rispondono neanche a telefono) non sono mai stati della partita. La differenza rispetto a dicembre è che dopo il caso “mazzette” non c’è più un divario enorme tra il presidente della rossa Emilia e la sua vice, ma al contrario il popolo dei gazebo sembra essere spaccato in due. Le truppe cammellate arrivate dalla Campania e dalla Puglia, fornite dal conte dei lanciafiamme Vincenzo De Luca e dal colonnello di Bari Michele Emiliano, servono a poco o nulla per Stefanone. Non gli basterebbe neanche avere a favore il presidente dell’Anci, il sindaco di Firenze, quello di Pesaro e tutto ciò che il mondo renziano offre per staccare un’avversaria, solo sulla carta facilmente battibile. Le Coop, le sezioni rosse, e gli apparati da opportunità si starebbero rivelando zavorra.
Ecco perché il rischio di restare nel pantano è alto. Quella che prima era la candidata di Franceschini e dei vecchi volponi, adesso sembra stia diventando quasi il simbolo di liberazione dai carrozzoni, dai dinosauri e da quel gotha protagonista di Qatargate. Pur essendo le mozioni, nei fatti, sparpagliate ovunque, è questo il messaggio che, nelle ultime ore, passa dopo che le persone osservano gli scatti dei comizi di Bonaccini. Basta d’altronde osservare bene le foto di Avellino, Caserta e Bari per notare come nelle prime file siano esposti soltanto quei consiglieri regionali portatori di interessi, affari vari e vecchie clientele.
Il popolo vero del Partito Democratico, però, sa riconoscere il male e non vuole farsi mettere l’anello al naso. Ecco perché la sardina indifesa potrebbe diventare pantera. Bisogna, inoltre, tener conto della recente riappacificazione della sinistra, che teme un possibile ritorno del giglio Renzi. Quando arriveranno le truppe di Orlando, Zinga, Boccia e Bettini, non è facile spuntarla per chiunque. Ci sono, poi, i fedelissimi del segretario, che decideranno solo al fotofinish. Pur non esponendosi, certamente non tireranno la volata agli amici di quel signore che disse “stai sereno”. C’è, inoltre, un altro importante segnale da tenere in considerazione, ovvero il silenzio di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema. Perché le vecchie volpi dem non si sono ancora sbilanciate, pur essendo campionesse nel salire sul carro del vincitore? Non sentono probabilmente il profumo di una vittoria sicura. Ultimo aspetto su cui riflettere, infine, il ruolo dei contendenti minori, in primis Cuperlo. Quest’ultimo non ha alcuna possibilità di spuntarla. Detto ciò, non è detto che, dopo aver avuto le dovute garanzie, l’esperto competitors scelga di fare il gregario e salvare così un campo progressista che rischia di tornare nelle mani del vecchio padrone Dc, al momento re di un universo indefinito chiamato Terzo Polo.

La remuntada non è un’ impresa impossibile per Elly. A dirlo non il tifoso qualunque, ma le ultime rilevazioni. Se i sondaggi fino a qualche giorno sono sempre stati favore dell’omone che già veniva definito il successore designato, il vento ora sembra soffiare altrove.
Secondo Winpoll, che ha intervistato un ampio campione dem, Elly (48,5%) sarebbe a soli tre punti dal suo sfidante (51,5%) e non a dieci, come diffuso, in modo furbesco, da qualche organo di parte. Una sfida, pertanto, che doveva essere tutta in discesa per Stefano Bonaccini, è tutt’altro che scontata. L’unica certezza sarà il solo duello all’ultimo colpo, considerando che gli altri tre candidati, Gianni Cuperlo (secondo voci di palazzo sceso in campo per il solo diritto di tribuna), Paola De Micheli (rimasta senza uno sponsor) e Antonio Guizzetti (a cui non rispondono neanche a telefono) non sono mai stati della partita. La differenza rispetto a dicembre è che dopo il caso “mazzette” non c’è più un divario enorme tra il presidente della rossa Emilia e la sua vice, ma al contrario il popolo dei gazebo sembra essere spaccato in due. Le truppe cammellate arrivate dalla Campania e dalla Puglia, fornite dal conte dei lanciafiamme Vincenzo De Luca e dal colonnello di Bari Michele Emiliano, servono a poco o nulla per Stefanone. Non gli basterebbe neanche avere a favore il presidente dell’Anci, il sindaco di Firenze, quello di Pesaro e tutto ciò che il mondo renziano offre per staccare un’avversaria, solo sulla carta facilmente battibile. Le Coop, le sezioni rosse, e gli apparati da opportunità si starebbero rivelando zavorra.
Ecco perché il rischio di restare nel pantano è alto. Quella che prima era la candidata di Franceschini e dei vecchi volponi, adesso sembra stia diventando quasi il simbolo di liberazione dai carrozzoni, dai dinosauri e da quel gotha protagonista di Qatargate. Pur essendo le mozioni, nei fatti, sparpagliate ovunque, è questo il messaggio che, nelle ultime ore, passa dopo che le persone osservano gli scatti dei comizi di Bonaccini. Basta d’altronde osservare bene le foto di Avellino, Caserta e Bari per notare come nelle prime file siano esposti soltanto quei consiglieri regionali portatori di interessi, affari vari e vecchie clientele.
Il popolo vero del Partito Democratico, però, sa riconoscere il male e non vuole farsi mettere l’anello al naso. Ecco perché la sardina indifesa potrebbe diventare pantera. Bisogna, inoltre, tener conto della recente riappacificazione della sinistra, che teme un possibile ritorno del giglio Renzi. Quando arriveranno le truppe di Orlando, Zinga, Boccia e Bettini, non è facile spuntarla per chiunque. Ci sono, poi, i fedelissimi del segretario, che decideranno solo al fotofinish. Pur non esponendosi, certamente non tireranno la volata agli amici di quel signore che disse “stai sereno”. C’è, inoltre, un altro importante segnale da tenere in considerazione, ovvero il silenzio di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema. Perché le vecchie volpi dem non si sono ancora sbilanciate, pur essendo campionesse nel salire sul carro del vincitore? Non sentono probabilmente il profumo di una vittoria sicura. Ultimo aspetto su cui riflettere, infine, il ruolo dei contendenti minori, in primis Cuperlo. Quest’ultimo non ha alcuna possibilità di spuntarla. Detto ciò, non è detto che, dopo aver avuto le dovute garanzie, l’esperto competitors scelga di fare il gregario e salvare così un campo progressista che rischia di tornare nelle mani del vecchio padrone Dc, al momento re di un universo indefinito chiamato Terzo Polo.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli