LA RIVINCITA DEGLI ALLEATI

Un’altra giornata stanca, in Parlamento, per la manovra. Ma il dibattito sugli emendamenti va avanti e, tra scambi d’accuse e prese di posizione, il governo promette una soluzione tanto sugli adeguamenti delle pensioni minime agli over 75 che sul Superbonus, da prorogare fino al 31 dicembre. E presenta il nuovo codice degli appalti.
Superbonus e pensioni sono stati i due temi centrali che Forza Italia aveva individuato già nei giorni scorsi. E sui quali s’era detta pronta a tutto. Non ce n’è stato bisogno e ieri, alla festa per i dieci anni di Fdi, Licia Ronzulli ha potuto “sotterrare” l’ascia di guerra: “Su questa manovra il centrodestra ha fatto un buon lavoro, tenendo conto che abbiamo comunque dovuto dedicare al caro bollette i due terzi dei 35 miliardi stanziati. Forza Italia sta dando un contributo fondamentale per rafforzare questo provvedimento, a partire dall’aumento delle minime che entro fine legislatura arriveranno a mille euro. Sul Superbonus abbiamo chiesto e ottenuto la proroga al 31 dicembre. Questa manovra è solo il primo mattone al quale se ne aggiungeranno tanti altri per costruire le fondamenta dei prossimi anni di legislatura”.
Se Fi è soddisfatta, anche la Lega può dirsi contenta. Ieri, infatti, è stato il giorno della presentazione del nuovo codice degli appalti. Il ministro alle Infrastrutture, e vicepremier, Matteo Salvini. Che ha colto l’occasione per lanciare stoccante, anzi fendenti, ai sindacati in sciopero: “Io sono in consiglio dei ministri a lavorare per appalti più veloci, che daranno lavoro a migliaia di operai mentre la Cgil con scioperi inutili li lascia a piedi, senza treno e senza bus”. Salvini ha voluto ringraziare il Consiglio di Stato “per il lavoro svolto” che “ci ha messo in mano spunti assolutamente importanti come l’innalzamento della soglia sotto la quale i Comuni possono procedere con l’appalto in maniera diretta, senza fare ulteriori passaggi e si tratta di più dell’80% degli appalti”. Quando si parla di questa materia, c’è sempre un convitato di pietra col quale fare i conti e cioè l’abuso di ufficio. Salvini non ha affrontato direttamente l’argomento ma “da amministratore locale per vent’anni” s’è voluto augurare che “il ministro Nordio e il ministro Giorgetti porteranno a breve dei documenti” che andranno nel senso di una riforma della norma penale che, “così come è formulata non aiuta niente e nessuno”. Per il momento, il nuovo codice degli appalti “è inteso a superare blocchi, paure, ritardi e lungaggini” e, inoltre, Salvini ha perorato la causa della “necessità della separazione dei poteri” e “di un’autorità che si occupa di anticorruzione” che non si deve occupare “di un ambito politico”. Insomma, il vero problema italiano è legato alla paura degli amministratori (e dei funzionari) locali di finire indagati e stritolati dai media. Perciò decidono di non decidere, paralizzando l’attività degli enti locali. Salvini ha dunque spiegato che il nuovo codice degli appalti sarà composto da 230 articoli e allegati: “Penso che sarà snello, veloce, moderno ed efficiente: ed è l’unico modo per fermare la corruzione”.
Intanto, sul fronte politico, il Pd batte un colpo e denuncia “ci sono dieci condoni” nella manovra. Debora Serracchiani, capogruppo alla Camera, e Ubaldo Pagano, capogruppo in Commissione Bilancio, hanno annunciato che il governo ha rigettato “il nostro emendamento sul taglio del cuneo fiscale”. Così facendo, secondo gli esponenti dem, “governo e maggioranza dimostrano la distanza dal mondo del lavoro”. E ciò perché “tagliare le tasse per i lavoratori avrebbe significato una busta paga più pesante in un momento particolarmente difficile per l’alta inflazione”. Dunque l’elenco dei “piccoli condoni” contenuti nella manovra: “Li hanno chiamati: definizione agevolata, regolarizzazione, adesione agevolata, conciliazione agevolata, rinuncia agevolata, stralcio, ma si tratta di condoni che fra l’altro riguardano periodi in cui non sussistevano particolari criticità”. Intanto Stefano Bonaccini si tira la volata da solo, alla guida del Partito democratico, con l’idea di una legge popolare sul salario minimo davanti alla platea del teatro dei Ginnasi, a Roma, “organizzata” dal sindaco di Pesaro Matteo Ricci.
Un’altra giornata stanca, in Parlamento, per la manovra. Ma il dibattito sugli emendamenti va avanti e, tra scambi d’accuse e prese di posizione, il governo promette una soluzione tanto sugli adeguamenti delle pensioni minime agli over 75 che sul Superbonus, da prorogare fino al 31 dicembre. E presenta il nuovo codice degli appalti.
Superbonus e pensioni sono stati i due temi centrali che Forza Italia aveva individuato già nei giorni scorsi. E sui quali s’era detta pronta a tutto. Non ce n’è stato bisogno e ieri, alla festa per i dieci anni di Fdi, Licia Ronzulli ha potuto “sotterrare” l’ascia di guerra: “Su questa manovra il centrodestra ha fatto un buon lavoro, tenendo conto che abbiamo comunque dovuto dedicare al caro bollette i due terzi dei 35 miliardi stanziati. Forza Italia sta dando un contributo fondamentale per rafforzare questo provvedimento, a partire dall’aumento delle minime che entro fine legislatura arriveranno a mille euro. Sul Superbonus abbiamo chiesto e ottenuto la proroga al 31 dicembre. Questa manovra è solo il primo mattone al quale se ne aggiungeranno tanti altri per costruire le fondamenta dei prossimi anni di legislatura”.
Se Fi è soddisfatta, anche la Lega può dirsi contenta. Ieri, infatti, è stato il giorno della presentazione del nuovo codice degli appalti. Il ministro alle Infrastrutture, e vicepremier, Matteo Salvini. Che ha colto l’occasione per lanciare stoccante, anzi fendenti, ai sindacati in sciopero: “Io sono in consiglio dei ministri a lavorare per appalti più veloci, che daranno lavoro a migliaia di operai mentre la Cgil con scioperi inutili li lascia a piedi, senza treno e senza bus”. Salvini ha voluto ringraziare il Consiglio di Stato “per il lavoro svolto” che “ci ha messo in mano spunti assolutamente importanti come l’innalzamento della soglia sotto la quale i Comuni possono procedere con l’appalto in maniera diretta, senza fare ulteriori passaggi e si tratta di più dell’80% degli appalti”. Quando si parla di questa materia, c’è sempre un convitato di pietra col quale fare i conti e cioè l’abuso di ufficio. Salvini non ha affrontato direttamente l’argomento ma “da amministratore locale per vent’anni” s’è voluto augurare che “il ministro Nordio e il ministro Giorgetti porteranno a breve dei documenti” che andranno nel senso di una riforma della norma penale che, “così come è formulata non aiuta niente e nessuno”. Per il momento, il nuovo codice degli appalti “è inteso a superare blocchi, paure, ritardi e lungaggini” e, inoltre, Salvini ha perorato la causa della “necessità della separazione dei poteri” e “di un’autorità che si occupa di anticorruzione” che non si deve occupare “di un ambito politico”. Insomma, il vero problema italiano è legato alla paura degli amministratori (e dei funzionari) locali di finire indagati e stritolati dai media. Perciò decidono di non decidere, paralizzando l’attività degli enti locali. Salvini ha dunque spiegato che il nuovo codice degli appalti sarà composto da 230 articoli e allegati: “Penso che sarà snello, veloce, moderno ed efficiente: ed è l’unico modo per fermare la corruzione”.
Intanto, sul fronte politico, il Pd batte un colpo e denuncia “ci sono dieci condoni” nella manovra. Debora Serracchiani, capogruppo alla Camera, e Ubaldo Pagano, capogruppo in Commissione Bilancio, hanno annunciato che il governo ha rigettato “il nostro emendamento sul taglio del cuneo fiscale”. Così facendo, secondo gli esponenti dem, “governo e maggioranza dimostrano la distanza dal mondo del lavoro”. E ciò perché “tagliare le tasse per i lavoratori avrebbe significato una busta paga più pesante in un momento particolarmente difficile per l’alta inflazione”. Dunque l’elenco dei “piccoli condoni” contenuti nella manovra: “Li hanno chiamati: definizione agevolata, regolarizzazione, adesione agevolata, conciliazione agevolata, rinuncia agevolata, stralcio, ma si tratta di condoni che fra l’altro riguardano periodi in cui non sussistevano particolari criticità”. Intanto Stefano Bonaccini si tira la volata da solo, alla guida del Partito democratico, con l’idea di una legge popolare sul salario minimo davanti alla platea del teatro dei Ginnasi, a Roma, “organizzata” dal sindaco di Pesaro Matteo Ricci.
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