LA RIVOLUZIONE DI MUSK TW FREE

“L’uccellino è stato liberato”: inizia l’era di Elon Musk a capo di Twitter, il social mondiale preferito dai politici. Il patron di Tesla e SpaceX, uno dei giganti dell’economia globale, nel suo cinguettìo annuncia l’acquisto per 44 miliardi di dollar del social e ribadisce la sua volontà di farne un luogo di libertà di parola. Merce sempre più rara nelle comunità online, dove vigono severissime regole dettate dal politicamente coretto. Al contempo Twitter ha depositato alla Sec i documenti con cui chiede che i suoi titoli siano rimossi dal New York Stock Exchange, la Borsa di Wall Street in quello che è il primo passo per il delisting chiesto da Musk. Ma colui che con ogni probabilità sarà il nuovo Ceo di Twitter (carica che potrebbe lasciare in un secondo momento) ha dato un altro segnale di tabula rasa, questa volta a livello societario: ha licenziato tutti i vertici. A cominciare da amministratore delegato e direttore finanziario, Parag Agrawal e Ned Segal. Fuori anche il responsabile della policy Vijaya Gadde e il capo dell’ufficio legale Sean Edgett. I dirigenti sono stati subito scortati fuori dalla sede dell’azienda.
Immediate le reazioni a livello globale di quella che è una rivoluzione sul fronte dei social, sempre se davvero Musk farà del suo “regno dell’uccellino” un luogo di libertà di espressione. “In Europa l’uccellino volerà secondo le nostre regole”, scrive il commissario Ue al Mercato Interno Thierry Breton in un tweet in replica al super miliardario. Un riferimento al Digital Service Act varato nella scorsa primavera dalla Commissione Ue. E se il governo tedesco fa sapere che monitorerà l’andazzo del social nelle prossime settimane per decidere se restare o meno sulla piattaforma con i suoi account istituzionali, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev augura al Musk di riuscire a combattere “la dittatura ideologica” che impera sul social. “Buona fortuna per superare i pregiudizi politici e la dittatura ideologica su Twitter. E abbandona l’attività di Starlink in Ucraina”, aggiunge il fedelissimo di Putin.
Sul fronte degli Usa come non citare Donald Trump, vittima illustre della policy del social. “Sono molto contento che Twitter sia ora in mani sane e non sia più guidata da lunatici e maniaci della sinistra radicale. Twitter deve ora lavorare sodo per liberarsi dei bot e degli account falsi. Sarà più piccola ma sarà migliore. A me piace Truth”. Così l’ex Potus sul suo social Truth, lasciando intendere che almeno per ora non intende tornare su Twitter.
Occhi puntati dunque su come saranno raccontati i fatti sul social, soprattutto a livello di comunicazione politica. Stiamo parlando di una piattaforma che ha 238 milioni di utenti quotidiani al mondo ed è utilizzata da molti leader e campagne elettorali – tra pochissimi giorni negli Usa ci saranno le elezioni di midterm. Fiato sospeso dunque per l’attività di moderazione del contenuto: Musk ha promesso di allentare le norme in nome della libertà di espressione. Si è dichiarato in merito un “free speech absolutist”, un assolutista della libertà di parola. Un integralista, insomma, ma della democrazia. Nelle ultime ore poi, Musk ha voluo rassicurare gli inserzionisti pubblicitari – gli unici soldi che entrano nelle casse di Twitter sono quelli delle pubblicità – affermando che la sua posizione non significa che su Twitter tutti potranno dire tutto ciò che vogliono senza alcuna conseguenza.
Se negli States il cambio di proprietà preoccupa soprattutto sul fronte della politica, tanto che già c’è chi parla di “Elon Election” in merito alle Presidenziali del 2024, in generale il terremoto scuote l’intero mondo delle piattaforme social. Quella di Musk è una scommessa: se saprà regalare una casa online alla libertà di pensiero senza che ciò gli sfugga di mano, offrendo il fianco a chi denuncia gli “hate speech”, Twitter crescerà ancora. Oppure no, sarà la pecora nera dei social, snobbata da chi si sente al sicuro soltanto nella bambagia del politicamente corretto. Certo è che se le informazioni, tutte le informazioni, anche quelle verificate ma non allineate al mainstream, saranno diffuse sul social, Twitter potrà essere un punto di riferimento sul fronte delle notizie. Un po’ come è oggi Telegram per chi vuole conoscere l’altra campana sui temi più delicati, dalla guerra alla gestione del Covid. In tal senso, l’uccellino liberato sarà un bene per la completezza dell’informazione su scala mondiale. Fatto che avrebbe un impatto incalcolabile sul fronte della circolazione di quelle che spesso il mainstream blocca o bolla come fake news. Allora sì, che Twitter sarebbe un luogo di libertà. Intanto arriva un segnale potente: il rapper Kanye West, ora noto come Ye, è tornato sul social dopo essere stato bandito per due settimane per commenti antisemiti.
Dal canto suo, Musk, convinto che con il suo social “caldo e accogliente per tutti, aiuterà l’umanità”, dovrà affrontare anche un’altra sfida. Mettere alla prova la sua abilità di imprenditore e di magnate della finanza. Dovrà risanare i debiti (13 miliardi) e soddisfare gli investitori (tra cui Unpol, unico soggetto italiano e tra i pochissimi europei) anche senza più contare su una società quotata in Borsa. Lui dice che triplicherà le entrate in pochi anni: staremo a vedere.

“L’uccellino è stato liberato”: inizia l’era di Elon Musk a capo di Twitter, il social mondiale preferito dai politici. Il patron di Tesla e SpaceX, uno dei giganti dell’economia globale, nel suo cinguettìo annuncia l’acquisto per 44 miliardi di dollar del social e ribadisce la sua volontà di farne un luogo di libertà di parola. Merce sempre più rara nelle comunità online, dove vigono severissime regole dettate dal politicamente coretto. Al contempo Twitter ha depositato alla Sec i documenti con cui chiede che i suoi titoli siano rimossi dal New York Stock Exchange, la Borsa di Wall Street in quello che è il primo passo per il delisting chiesto da Musk. Ma colui che con ogni probabilità sarà il nuovo Ceo di Twitter (carica che potrebbe lasciare in un secondo momento) ha dato un altro segnale di tabula rasa, questa volta a livello societario: ha licenziato tutti i vertici. A cominciare da amministratore delegato e direttore finanziario, Parag Agrawal e Ned Segal. Fuori anche il responsabile della policy Vijaya Gadde e il capo dell’ufficio legale Sean Edgett. I dirigenti sono stati subito scortati fuori dalla sede dell’azienda.
Immediate le reazioni a livello globale di quella che è una rivoluzione sul fronte dei social, sempre se davvero Musk farà del suo “regno dell’uccellino” un luogo di libertà di espressione. “In Europa l’uccellino volerà secondo le nostre regole”, scrive il commissario Ue al Mercato Interno Thierry Breton in un tweet in replica al super miliardario. Un riferimento al Digital Service Act varato nella scorsa primavera dalla Commissione Ue. E se il governo tedesco fa sapere che monitorerà l’andazzo del social nelle prossime settimane per decidere se restare o meno sulla piattaforma con i suoi account istituzionali, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev augura al Musk di riuscire a combattere “la dittatura ideologica” che impera sul social. “Buona fortuna per superare i pregiudizi politici e la dittatura ideologica su Twitter. E abbandona l’attività di Starlink in Ucraina”, aggiunge il fedelissimo di Putin.
Sul fronte degli Usa come non citare Donald Trump, vittima illustre della policy del social. “Sono molto contento che Twitter sia ora in mani sane e non sia più guidata da lunatici e maniaci della sinistra radicale. Twitter deve ora lavorare sodo per liberarsi dei bot e degli account falsi. Sarà più piccola ma sarà migliore. A me piace Truth”. Così l’ex Potus sul suo social Truth, lasciando intendere che almeno per ora non intende tornare su Twitter.
Occhi puntati dunque su come saranno raccontati i fatti sul social, soprattutto a livello di comunicazione politica. Stiamo parlando di una piattaforma che ha 238 milioni di utenti quotidiani al mondo ed è utilizzata da molti leader e campagne elettorali – tra pochissimi giorni negli Usa ci saranno le elezioni di midterm. Fiato sospeso dunque per l’attività di moderazione del contenuto: Musk ha promesso di allentare le norme in nome della libertà di espressione. Si è dichiarato in merito un “free speech absolutist”, un assolutista della libertà di parola. Un integralista, insomma, ma della democrazia. Nelle ultime ore poi, Musk ha voluo rassicurare gli inserzionisti pubblicitari – gli unici soldi che entrano nelle casse di Twitter sono quelli delle pubblicità – affermando che la sua posizione non significa che su Twitter tutti potranno dire tutto ciò che vogliono senza alcuna conseguenza.
Se negli States il cambio di proprietà preoccupa soprattutto sul fronte della politica, tanto che già c’è chi parla di “Elon Election” in merito alle Presidenziali del 2024, in generale il terremoto scuote l’intero mondo delle piattaforme social. Quella di Musk è una scommessa: se saprà regalare una casa online alla libertà di pensiero senza che ciò gli sfugga di mano, offrendo il fianco a chi denuncia gli “hate speech”, Twitter crescerà ancora. Oppure no, sarà la pecora nera dei social, snobbata da chi si sente al sicuro soltanto nella bambagia del politicamente corretto. Certo è che se le informazioni, tutte le informazioni, anche quelle verificate ma non allineate al mainstream, saranno diffuse sul social, Twitter potrà essere un punto di riferimento sul fronte delle notizie. Un po’ come è oggi Telegram per chi vuole conoscere l’altra campana sui temi più delicati, dalla guerra alla gestione del Covid. In tal senso, l’uccellino liberato sarà un bene per la completezza dell’informazione su scala mondiale. Fatto che avrebbe un impatto incalcolabile sul fronte della circolazione di quelle che spesso il mainstream blocca o bolla come fake news. Allora sì, che Twitter sarebbe un luogo di libertà. Intanto arriva un segnale potente: il rapper Kanye West, ora noto come Ye, è tornato sul social dopo essere stato bandito per due settimane per commenti antisemiti.
Dal canto suo, Musk, convinto che con il suo social “caldo e accogliente per tutti, aiuterà l’umanità”, dovrà affrontare anche un’altra sfida. Mettere alla prova la sua abilità di imprenditore e di magnate della finanza. Dovrà risanare i debiti (13 miliardi) e soddisfare gli investitori (tra cui Unpol, unico soggetto italiano e tra i pochissimi europei) anche senza più contare su una società quotata in Borsa. Lui dice che triplicherà le entrate in pochi anni: staremo a vedere.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli