La santa recessione

L’Unione europea sta per entrare a pieno titolo in un regime di economia di guerra. Alla vigilia del discorso della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione, secondo le bozze di regolamento in materia energetica, rilanciate dall’Ansa, la Commissione Ue proporrà un obiettivo obbligatorio di riduzione dei consumi di elettricità durante le ore di picco. L’obiettivo obbligatorio comporterebbe la selezione di 3-4 ore per giorno della settimana in cui ridurre i consumi lasciando agli Stati membri un “margine di discrezionalità” sulla scelta degli orari. La bozza propone anche un limite obbligatorio ai ricavi degli operatori che producono energia da rinnovabili. Le eccedenze di ricavi derivanti dall’applicazione del tetto dovranno essere “girate” a cittadini e imprese “esposti a prezzi elevati dell’energia elettrica”, con gli Stati a decidere le misure redistributive più adatte. Gli Stati potranno anche condividere l’extragettito e estendere alle Pmi i prezzi regolati. Infine, si legge nella bozza, gli Stati membri saranno obbligati a introdurre un contributo di solidarietà eccezionale e temporaneo per l’industria fossile, “sulla base dell’utile imponibile realizzato nell’anno fiscale 2022” e solo in quell’anno. Le proposte passeranno via articolo 122, cioè direttamente dagli Stati, che potranno emendarle e approvarle a maggioranza qualificata.

Intanto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha incontrato Papa Francesco. “Sentiamo l’urgenza di provare a dare una risposta, insieme a tutti gli altri attori della società, convinti che la direzione verso cui andare è quella di garantire il lavoro, che è certamente la questione chiave”, ha dichiarato il numero uno degli industriali all’assemblea generale che si è tenuta ieri in Vaticano, nell’Aula Paolo VI, a cui ha preso parte anche Bergoglio. Proprio al Pontefice, Bonomi ha chiesto una benedizione “di cui abbiamo tanto bisogno” perché “oggi, a procurarci grande preoccupazione non sono solo gli effetti della spaventosa guerra in corso in Ucraina, i costi dell’energia e la perdurante bassa occupazione nel nostro Paese, ma l’onda di smarrimento, sfiducia e sofferenza sociale che esprime una parte troppo vasta della società italiana”.

Per gli industriali italiani è necessario fare chiarezza sul lavoro, capire che oggi le divisioni si sono aggravate anche perché, nel frattempo, il modello fordista è andato in crisi facendo emergere nuovi problemi, legati per lo più alle competenze. Chi non ne ha rischia di rimanere fuori dal mercato. Inoltre pesa il divario tra le generazioni, coi giovani costretti a rincorrere e, per la prima volta da decenni, senza la speranza di poter guadagnare più dei loro genitori. E con l’ormai eterna rincorsa del Sud al Nord.

Lo scenario è desolante, secondo il numero uno di Confindustria: “Viviamo e operiamo in un’Italia che ai nostri occhi mostra di aver troppo spesso smarrito la capacità di condivisione e unione su valori fondamentali. Un Paese smarrito, diviso, ingiusto con troppi dei suoi figli con lo sguardo schiacciato sui bisogni del presente”. I dati snocciolati da Bonomi bocciano il reddito di cittadinanza: “Non riusciamo a superare la soglia del 60% di occupati tra i 15 e i 64 anni. I tassi di partecipazione al lavoro di giovani e donne restano tra i 15 e i 20 punti inferiori a quelli dei paesi nordeuropei. Abbiamo raddoppiato il numero di poveri assoluti malgrado un enorme balzo all’insù della spesa sociale. Abbiamo il record negativo, attualmente al 39%, di posti di lavoro per i quali la manifattura non trova profili formati adeguati. Un numero elevatissimo di Neet tra i giovani”. Dopo aver rigettato la proposta avanzata da Giorgia Meloni di far parte del suo governo, Bonomi ha spiegato che “la crisi energetica non è legata al conflitto russo-ucraino ma viene dalle scelte sbagliate sia a livello nazionale che Ue: ad oggi non abbiamo ancora una politica energetica europea. Sono mesi che chiediamo un tetto al prezzo del gas ma siamo rimasti inascoltati”. Infine, per gli industriali occorre rimettere mano al Pnrr che “è stato presentato prima del terremoto economico, è evidente che non è più possibile andare avanti in quella direzione”.

L’Unione europea sta per entrare a pieno titolo in un regime di economia di guerra. Alla vigilia del discorso della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione, secondo le bozze di regolamento in materia energetica, rilanciate dall’Ansa, la Commissione Ue proporrà un obiettivo obbligatorio di riduzione dei consumi di elettricità durante le ore di picco. L’obiettivo obbligatorio comporterebbe la selezione di 3-4 ore per giorno della settimana in cui ridurre i consumi lasciando agli Stati membri un “margine di discrezionalità” sulla scelta degli orari. La bozza propone anche un limite obbligatorio ai ricavi degli operatori che producono energia da rinnovabili. Le eccedenze di ricavi derivanti dall’applicazione del tetto dovranno essere “girate” a cittadini e imprese “esposti a prezzi elevati dell’energia elettrica”, con gli Stati a decidere le misure redistributive più adatte. Gli Stati potranno anche condividere l’extragettito e estendere alle Pmi i prezzi regolati. Infine, si legge nella bozza, gli Stati membri saranno obbligati a introdurre un contributo di solidarietà eccezionale e temporaneo per l’industria fossile, “sulla base dell’utile imponibile realizzato nell’anno fiscale 2022” e solo in quell’anno. Le proposte passeranno via articolo 122, cioè direttamente dagli Stati, che potranno emendarle e approvarle a maggioranza qualificata.

Intanto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha incontrato Papa Francesco. “Sentiamo l’urgenza di provare a dare una risposta, insieme a tutti gli altri attori della società, convinti che la direzione verso cui andare è quella di garantire il lavoro, che è certamente la questione chiave”, ha dichiarato il numero uno degli industriali all’assemblea generale che si è tenuta ieri in Vaticano, nell’Aula Paolo VI, a cui ha preso parte anche Bergoglio. Proprio al Pontefice, Bonomi ha chiesto una benedizione “di cui abbiamo tanto bisogno” perché “oggi, a procurarci grande preoccupazione non sono solo gli effetti della spaventosa guerra in corso in Ucraina, i costi dell’energia e la perdurante bassa occupazione nel nostro Paese, ma l’onda di smarrimento, sfiducia e sofferenza sociale che esprime una parte troppo vasta della società italiana”.

Per gli industriali italiani è necessario fare chiarezza sul lavoro, capire che oggi le divisioni si sono aggravate anche perché, nel frattempo, il modello fordista è andato in crisi facendo emergere nuovi problemi, legati per lo più alle competenze. Chi non ne ha rischia di rimanere fuori dal mercato. Inoltre pesa il divario tra le generazioni, coi giovani costretti a rincorrere e, per la prima volta da decenni, senza la speranza di poter guadagnare più dei loro genitori. E con l’ormai eterna rincorsa del Sud al Nord.

Lo scenario è desolante, secondo il numero uno di Confindustria: “Viviamo e operiamo in un’Italia che ai nostri occhi mostra di aver troppo spesso smarrito la capacità di condivisione e unione su valori fondamentali. Un Paese smarrito, diviso, ingiusto con troppi dei suoi figli con lo sguardo schiacciato sui bisogni del presente”. I dati snocciolati da Bonomi bocciano il reddito di cittadinanza: “Non riusciamo a superare la soglia del 60% di occupati tra i 15 e i 64 anni. I tassi di partecipazione al lavoro di giovani e donne restano tra i 15 e i 20 punti inferiori a quelli dei paesi nordeuropei. Abbiamo raddoppiato il numero di poveri assoluti malgrado un enorme balzo all’insù della spesa sociale. Abbiamo il record negativo, attualmente al 39%, di posti di lavoro per i quali la manifattura non trova profili formati adeguati. Un numero elevatissimo di Neet tra i giovani”. Dopo aver rigettato la proposta avanzata da Giorgia Meloni di far parte del suo governo, Bonomi ha spiegato che “la crisi energetica non è legata al conflitto russo-ucraino ma viene dalle scelte sbagliate sia a livello nazionale che Ue: ad oggi non abbiamo ancora una politica energetica europea. Sono mesi che chiediamo un tetto al prezzo del gas ma siamo rimasti inascoltati”. Infine, per gli industriali occorre rimettere mano al Pnrr che “è stato presentato prima del terremoto economico, è evidente che non è più possibile andare avanti in quella direzione”.

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