La sbornia dei rincari

Costi di produzione su del 35%. E il calice diventa un lusso.

La sbornia di rincari fa schizzare in alto il prezzo del vino, in quanto, mediamente gli aumenti dei costi per la vendemmia sono pari al 35%. Lo ha reso noto Coldiretti che ha, se ha accolto con un sospiro di sollievo i dati di Assoenologi e Unione italiana Vini secondo cui i livelli di produzioni rimarranno sostanzialmente stabili rispetto all’anno passato, ha tuttavia denunciato un aumento indiscriminato delle materie prime che, inevitabilmente, si ripercuoterà sul prodotto finito.

Le aziende vitivinicole, infatti, oltre alla messe di rincari che ha interessato concimi, carburanti e trasporti dovrà confrontarsi con gli aumenti che hanno colpito il costo del vetro, del sughero e del materiale da imballaggio e di etichettatura. A cui, per un settore con una vocazione naturale all’export, vanno uniti il prezzo, letteralmente impazzito, per il trasporto verso l’estero e per l’acquisto dei macchinari. Le cifre sono inquietanti: il concime costa il 170% in più, il prezzo del gasolio tocca il +129% mentre una bottiglia di vetro costa il 50% in più e i costi legati ai tappi di sughero salgono del 20%. Rincari che raddoppiano se si vogliono utilizzare tappi di altri materiali. Ma non basta. Perché, stando ai dati forniti da Coldiretti, il trasporto su gomma pesa, in termini di costi, per il 25% in più rispetto a un anno fa. Addirittura proibitivo anche solo immaginare di noleggiare container o trasporti marittimi: i prezzi del mercato sarebbero addirittura decuplicati rispetto a dodici mesi fa. L’unica buona notizia, sul fronte del vino, riguarda la produzione: secondo gli enologi e i viticoltori, l’Italia conferma i 50 milioni di ettolitri già certificati per il 2021 dall’Agea. Insomma, restiamo i più forti produttori di vino al mondo e la Francia, che pure ha aumentato del 16% i volumi raggiungendo i 44 milioni di litri, rimane dietro all’Italia. Insomma, il comparto vitivinicolo si confermerà la prima voce dell’export agroalimentare italiano e vale, almeno per quest’anno, ben otto miliardi di euro.

Tuttavia i rincari dovuti alle conseguenze del conflitto russo-ucraino rischiano di innescare aumenti fino al 35% del prodotto finito. Aumenti che si allacciano a quelli che, nei giorni scorsi, sono stati denunciati sull’olio. Per Coldiretti, il raccolto è andato maluccio e la produzione olivicola rischia di dover rinunciare ad almeno una bottiglia su tre di quelle prodotte l’anno passato. Il combinato disposto tra la produzione che cala del 30%, anche a causa del flagello della Xylella che ormai da anni assedia gli uliveti specialmente al Sud e in Puglia e che ha mandato perso il 10% della produzione annua, e gli aumenti spropositati delle materie prime causerà, secondo le stime degli agricoltori, un aumento di prezzo finale pari a circa il 50%.

Il Mezzogiorno, e specialmente i territori pugliesi e calabresi, rappresentano il 70 per cento della produzione nazionale. Ma quest’anno il raccolto è andato male anche per colpa delle gelate fuori stagione a primavera che, insieme alla siccità che si è patita d’estate, rischia di mandare all’aria addirittura il 50% della sola produzione in Puglia. Un po’ meglio è andata tra Lazio e Toscana, in alcune aree il raccolto sarebbe andato persino meglio rispetto all’anno passato. Tuttavia questi incrementi produttivi non riescono nemmeno lontanamente a coprire le perdite che si stanno registrando al Sud. Secondo le stime Coldiretti e Unaprol, Unione nazionale dei produttori olivicoli, “con l’esplosione dei costi aumentati in media del 50% nelle aziende olivicole, quasi 1 su 10 (9%) lavora in perdita ed è a rischio di chiusura, secondo dati Crea. A pesare, in particolare i rincari diretti e indiretti determinati dall’energia”. E non solo: “Si registra anche un incremento del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica. Olivicoltori e frantoiani sono costretti a fronteggiare l’incremento dell’elettricità, i cui costi sono quintuplicati. E la situazione difficile si estende alla spesa delle famiglie”.

Vino e olio rappresentano un emblema del Made in Italy , un’eccellenza mediterranea che, oltre a dare prestigio al nostro Paese, è un’importante voce economica nel bilancio dell’agroalimentar e tricolore.

Costi di produzione su del 35%. E il calice diventa un lusso.

La sbornia di rincari fa schizzare in alto il prezzo del vino, in quanto, mediamente gli aumenti dei costi per la vendemmia sono pari al 35%. Lo ha reso noto Coldiretti che ha, se ha accolto con un sospiro di sollievo i dati di Assoenologi e Unione italiana Vini secondo cui i livelli di produzioni rimarranno sostanzialmente stabili rispetto all’anno passato, ha tuttavia denunciato un aumento indiscriminato delle materie prime che, inevitabilmente, si ripercuoterà sul prodotto finito.

Le aziende vitivinicole, infatti, oltre alla messe di rincari che ha interessato concimi, carburanti e trasporti dovrà confrontarsi con gli aumenti che hanno colpito il costo del vetro, del sughero e del materiale da imballaggio e di etichettatura. A cui, per un settore con una vocazione naturale all’export, vanno uniti il prezzo, letteralmente impazzito, per il trasporto verso l’estero e per l’acquisto dei macchinari. Le cifre sono inquietanti: il concime costa il 170% in più, il prezzo del gasolio tocca il +129% mentre una bottiglia di vetro costa il 50% in più e i costi legati ai tappi di sughero salgono del 20%. Rincari che raddoppiano se si vogliono utilizzare tappi di altri materiali. Ma non basta. Perché, stando ai dati forniti da Coldiretti, il trasporto su gomma pesa, in termini di costi, per il 25% in più rispetto a un anno fa. Addirittura proibitivo anche solo immaginare di noleggiare container o trasporti marittimi: i prezzi del mercato sarebbero addirittura decuplicati rispetto a dodici mesi fa. L’unica buona notizia, sul fronte del vino, riguarda la produzione: secondo gli enologi e i viticoltori, l’Italia conferma i 50 milioni di ettolitri già certificati per il 2021 dall’Agea. Insomma, restiamo i più forti produttori di vino al mondo e la Francia, che pure ha aumentato del 16% i volumi raggiungendo i 44 milioni di litri, rimane dietro all’Italia. Insomma, il comparto vitivinicolo si confermerà la prima voce dell’export agroalimentare italiano e vale, almeno per quest’anno, ben otto miliardi di euro.

Tuttavia i rincari dovuti alle conseguenze del conflitto russo-ucraino rischiano di innescare aumenti fino al 35% del prodotto finito. Aumenti che si allacciano a quelli che, nei giorni scorsi, sono stati denunciati sull’olio. Per Coldiretti, il raccolto è andato maluccio e la produzione olivicola rischia di dover rinunciare ad almeno una bottiglia su tre di quelle prodotte l’anno passato. Il combinato disposto tra la produzione che cala del 30%, anche a causa del flagello della Xylella che ormai da anni assedia gli uliveti specialmente al Sud e in Puglia e che ha mandato perso il 10% della produzione annua, e gli aumenti spropositati delle materie prime causerà, secondo le stime degli agricoltori, un aumento di prezzo finale pari a circa il 50%.

Il Mezzogiorno, e specialmente i territori pugliesi e calabresi, rappresentano il 70 per cento della produzione nazionale. Ma quest’anno il raccolto è andato male anche per colpa delle gelate fuori stagione a primavera che, insieme alla siccità che si è patita d’estate, rischia di mandare all’aria addirittura il 50% della sola produzione in Puglia. Un po’ meglio è andata tra Lazio e Toscana, in alcune aree il raccolto sarebbe andato persino meglio rispetto all’anno passato. Tuttavia questi incrementi produttivi non riescono nemmeno lontanamente a coprire le perdite che si stanno registrando al Sud. Secondo le stime Coldiretti e Unaprol, Unione nazionale dei produttori olivicoli, “con l’esplosione dei costi aumentati in media del 50% nelle aziende olivicole, quasi 1 su 10 (9%) lavora in perdita ed è a rischio di chiusura, secondo dati Crea. A pesare, in particolare i rincari diretti e indiretti determinati dall’energia”. E non solo: “Si registra anche un incremento del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica. Olivicoltori e frantoiani sono costretti a fronteggiare l’incremento dell’elettricità, i cui costi sono quintuplicati. E la situazione difficile si estende alla spesa delle famiglie”.

Vino e olio rappresentano un emblema del Made in Italy , un’eccellenza mediterranea che, oltre a dare prestigio al nostro Paese, è un’importante voce economica nel bilancio dell’agroalimentar e tricolore.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli

Che destra sarà

Stalingrado Caporetto Puglia

La caduta del capitano 

Referendum sul Pdexit

Emme Vs Emme