La scossa di Xi

Xi Jinping apre al dialogo con Joe Biden: “Il mondo oggi non è né pacifico né tranquillo, in quanto grandi potenze, il rafforzamento della comunicazione e della cooperazione tra Cina e Stati Uniti aiuterà ad aumentare la stabilità e la certezza globali e a promuovere la pace e lo sviluppo nel mondo”. Così il presidente cinese in un saluto rivolto alla cena di gala annuale del “National Committee on Us-China Relations” (Ncuscr) al Plaza di New York. Non una comunicazione diretta per la Casa Bianca, dunque, ma un segnale molto importante. E’ un messaggio distensivo ed è il primo rivolto alla Casa Bianca dopo la chiusura del ventesimo Congresso del Partito comunista cinese, dal quale Xi è stato riconfermato segretario generale per un terzo mandato quinquennale.

I leader delle due superpotenze rivali si sono parlati in videoconferenza solo un paio di volte quest’anno, con Xi che inoltre più volte ha rinfacciato agli Usa una “mentalità da guerra fredda”. Al contempo però Pechino ha innescato una escalation sul fronte della riunificazione con Taiwan, minacciando di prendere l’isola con le armi. Gli Usa dal canto loro hanno puntualmente replicato che sono pronti a difendere militarmente Taiwan da eventuali aggressioni.
La questione di Taiwan resta sullo sfondo e non possiamo non pensare che l’apertura a Washington sia anche un modo per abbassare i toni dopo il paventato pericolo di conflitto armato tra le due super potenze. Ma i toni distensivi sono in ogni caso un segnale molto importante, al di là della crisi nell’Indo-Pacifico. Anche alla luce delle parole del presidente russo Vladimir Putin sul rischio di un conflitto globale. “La Cina è disposta a collaborare con gli Stati Uniti sulla base del rispetto reciproco, della coesistenza pacifica e della cooperazione vantaggiosa per tutti, per trovare la strada giusta per andare d’accordo nella nuova era, in modo che ne possano beneficiare sia i due Paesi che il mondo”. La nuova era è il nuovo corso della Cina di Xi, ovviamente, con un giro di vite marxista-leninista sull’economia. L’obiettivo è quello di mettere sotto controllo “la crescita disordinata del capitalismo”.
Xi, citato dalla Cctv, “spera che il Comitato Nazionale per le Relazioni tra Cina e Stati Uniti e gli amici di ogni ceto sociale che sostengono e si prendono cura delle relazioni Cina-Stati Uniti continuino a svolgere un ruolo attivo nell’aiutare la relazioni Cina-Usa a tornare sulla strada di uno sviluppo sano e stabile”.
Dal canto suo, anche il presidente Usa ha mandato un messaggio distensivo al comitato: “Gli Stati Uniti non cercano lo scontro con la Cina, ci sarà una forte concorrenza ma non è necessario che ci siano conflitti”. Intanto le due diplomazie lavorano per organizzare il primo vertice in presenza tra i due presidenti: appuntamento possibile a metà novembre, in occasione del G20 a Bali, in Indonesia.

Una cosa è certa, a maggior ragione che la costituzione del Pcc è stata aggiornata e che sancisce che i membri del partito devono “difendere” la leadership del segretario, l’apertura della Cina è netta e durerà nel tempo. Il problema semmai riguarda Biden, visto che tra pochi giorni ci saranno le elezioni di midterm e il presidente dem rischia la sconfitta. Ma in gioco c’è la pace (ossia la guerra): qualcosa che va ben oltre un risultato elettorale.

Xi Jinping apre al dialogo con Joe Biden: “Il mondo oggi non è né pacifico né tranquillo, in quanto grandi potenze, il rafforzamento della comunicazione e della cooperazione tra Cina e Stati Uniti aiuterà ad aumentare la stabilità e la certezza globali e a promuovere la pace e lo sviluppo nel mondo”. Così il presidente cinese in un saluto rivolto alla cena di gala annuale del “National Committee on Us-China Relations” (Ncuscr) al Plaza di New York. Non una comunicazione diretta per la Casa Bianca, dunque, ma un segnale molto importante. E’ un messaggio distensivo ed è il primo rivolto alla Casa Bianca dopo la chiusura del ventesimo Congresso del Partito comunista cinese, dal quale Xi è stato riconfermato segretario generale per un terzo mandato quinquennale.

I leader delle due superpotenze rivali si sono parlati in videoconferenza solo un paio di volte quest’anno, con Xi che inoltre più volte ha rinfacciato agli Usa una “mentalità da guerra fredda”. Al contempo però Pechino ha innescato una escalation sul fronte della riunificazione con Taiwan, minacciando di prendere l’isola con le armi. Gli Usa dal canto loro hanno puntualmente replicato che sono pronti a difendere militarmente Taiwan da eventuali aggressioni.
La questione di Taiwan resta sullo sfondo e non possiamo non pensare che l’apertura a Washington sia anche un modo per abbassare i toni dopo il paventato pericolo di conflitto armato tra le due super potenze. Ma i toni distensivi sono in ogni caso un segnale molto importante, al di là della crisi nell’Indo-Pacifico. Anche alla luce delle parole del presidente russo Vladimir Putin sul rischio di un conflitto globale. “La Cina è disposta a collaborare con gli Stati Uniti sulla base del rispetto reciproco, della coesistenza pacifica e della cooperazione vantaggiosa per tutti, per trovare la strada giusta per andare d’accordo nella nuova era, in modo che ne possano beneficiare sia i due Paesi che il mondo”. La nuova era è il nuovo corso della Cina di Xi, ovviamente, con un giro di vite marxista-leninista sull’economia. L’obiettivo è quello di mettere sotto controllo “la crescita disordinata del capitalismo”.
Xi, citato dalla Cctv, “spera che il Comitato Nazionale per le Relazioni tra Cina e Stati Uniti e gli amici di ogni ceto sociale che sostengono e si prendono cura delle relazioni Cina-Stati Uniti continuino a svolgere un ruolo attivo nell’aiutare la relazioni Cina-Usa a tornare sulla strada di uno sviluppo sano e stabile”.
Dal canto suo, anche il presidente Usa ha mandato un messaggio distensivo al comitato: “Gli Stati Uniti non cercano lo scontro con la Cina, ci sarà una forte concorrenza ma non è necessario che ci siano conflitti”. Intanto le due diplomazie lavorano per organizzare il primo vertice in presenza tra i due presidenti: appuntamento possibile a metà novembre, in occasione del G20 a Bali, in Indonesia.

Una cosa è certa, a maggior ragione che la costituzione del Pcc è stata aggiornata e che sancisce che i membri del partito devono “difendere” la leadership del segretario, l’apertura della Cina è netta e durerà nel tempo. Il problema semmai riguarda Biden, visto che tra pochi giorni ci saranno le elezioni di midterm e il presidente dem rischia la sconfitta. Ma in gioco c’è la pace (ossia la guerra): qualcosa che va ben oltre un risultato elettorale.

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