La scuola precaria e quei supplenti brevi in attesa di stipendio

Precari delle supplenze brevi. Rappresentano una parte cospicua del mondo del precariato della scuola che sono circa 200.000. Una parte, quella dei precari delle supplenze brevi, che annualmente fa i conti con la follia dello Stato che grazie al connubio ultra kafkiano con una burocrazia assurda, spietata, quasi liberticida, la costringe a privazioni e umiliazioni. Basterebbe dire, passando dal teorico al concreto, che nessuno di questi insegnanti ha ancora ricevuti un euro di stipendio per il lavoro svolto dall’inizio dell’anno scolastico. E alcuni, come Gabriella, laurea in lettere, tre lingue parlate perfettamente, hanno ricevuto a novembre gli arretrati dello scorso inverno. “Sì, tutto maledettamente e tragicamente vero, incredibile – sostiene la Cgil scuola del Fvg. Questo perché costretti a interloquire con il peggiore datore di lavoro dell’Italia. Quello che sta avvenendo sulla pelle di questo incolpevole esercito di precari è uno stillicidio economico e quindi anche morale. Una situazione drammatica che si è accentuata proprio in queste settimane di festività quando queste persone non si sono potute permettere nulla. Riceviamo un numero crescente di telefonate, con docenti costretti a sopravvivere grazie agli aiuti dei genitori pur essendo creditori dello Stato anche di somme importanti”. Anche perché non è la durata, ma la tipologia che caratterizza la supplenza breve. Nella quale può essere annoverata anche la sostituzione di una docente in maternità per l’intero anno scolastico. E quando questi telefonano alle segreterie scolastiche, le loro legittime domande sui tempi per ottenere il compenso dovuto rimbalzano sul muro di gomma di un gioco ineffabile allo scaricabarile tra Ministero del merito e quello del Tesoro. Dunque, costretti a subire il danno di mendicare il denaro loro dovuto e la beffa di sentirsi ripetere come una nenia beffarda “abbia pazienza, vediamo di risolvere quanto prima”. Già, anche questo succede nel Belpaese dei proclami, delle promesse. Della burocrazia tritasassi. E tra le tante ingiustizie che questi precari devono subire c’è anche quella che la malattia per le supplenze brevi viene pagata il 50% e riceverla comporta un cambio giuridico ed economici del proprio contratto di lavoro e un ritardo del pagamento del mese in cui si è verificata l’assenza per malattia. In realtà, il Governo ha incrementato di 150 milioni di euro il fondo per il pagamento delle supplenze brevi e saltuarie. Ma intanto…
Intanto, sono le storie personali a raccontare questo scandalo. Come quella di Anna, laurea quinquennale, arrivata in Fvg per coronare il sogno dell’insegnamento dopo avere fatto la precaria come banconiera, cameriera, impiegata, colf. Lei è al terzo anno di precariato. E nulla è cambiato, dichiara amaramente. “Il primo anno- racconta – ero riuscita a lavorare grazie ai contratti Covid e all’emergenza sanitaria. Quell’anno ero stata assunta in una scuola al confine con l’Austria. E tra affitto e bollette facevo fatica ad arrivare a fine mese, anche perché il primo stipendio era arrivato a inverno già inoltrato. Ricordo che un giorno una mia collega mi rivelò che le erano rimasti soltanto 20 euro, anche se il credito era importante, ma intanto lei doveva vivere. L’anno successivo, anno scolastico 2021-2022, sono stata trasferita a Udine. Ho avuto un contratto di tre mesi, poi di settimana in settimana. E questa frammentazione comportava un ritardo nella registrazione dei contratti. Il primo stipendio, quello di novembre, lo ho ottenuto soltanto a fine febbraio. E quando pretendevo lo stipendio la segreteria mi assicurava di averne autorizzato l’erogazione, ma poi la tesoreria di turno era senza denaro e io come tutti gli altri venivo inquadrata tra le persone in corso di assegnazione.” E non è tutto. Quando gli stipendi slittano all’anno successivo, dai circa 1350 euro si scende a mille perché ci sono diverse trattenute tra cui le addizionali. “Il problema – insiste Anna – è che non so come riavere i soldi delle trattenute”. Le spetta, insomma, un’altra via crucis burocratica. Per la cronaca, Anna ha ricevuto l’ultimo stipendio di giugno lo sorso mese di novembre. Dal 3 ottobre dell’anno scolastico in corso ha sempre lavorato, ma ancora non ha ricevuto un euro: “E così a Natale non mi sono potuta permettere il lusso di tornare dai miei che abitano a 900 chilometri”.
A ridosso del Natale, il segretario generale della Uil scuola, Giuseppe D’Aprile, ha ribadito al governo che è “inaccettabile che docenti e personale Ata siano senza stipendio da oltre tre mesi. Chiediamo più rispetto per chi è già in una condizione precaria, unica nel nostro Paese. Il governo ha incrementato di 150 milioni il fondo per questi pagamenti, ma ad oggi nulla è stato fatto. Ci auguriamo che queste risorse arrivino perché non è più accettabile che l’ordinarietà dei pagamenti si sia trasformata da troppo tempo ormai in emissioni speciali da parte del Mef e che docenti e personale Ata siano da più di tre mesi senza lo stipendio. I precari della scuola sono migliaia e nella maggior parte dei casi lavorano lontano dalla loro famiglia e sono chiamati a grandi sacrifici per poter sopravvivere e nonostante tutto questo continuano a far funzionare le scuole ogni giorno. Ecco perché chiediamo rispetto”. Anna sorride: “Questa è l’Italia. E mi pare che nessuno la cambi”.
Precari delle supplenze brevi. Rappresentano una parte cospicua del mondo del precariato della scuola che sono circa 200.000. Una parte, quella dei precari delle supplenze brevi, che annualmente fa i conti con la follia dello Stato che grazie al connubio ultra kafkiano con una burocrazia assurda, spietata, quasi liberticida, la costringe a privazioni e umiliazioni. Basterebbe dire, passando dal teorico al concreto, che nessuno di questi insegnanti ha ancora ricevuti un euro di stipendio per il lavoro svolto dall’inizio dell’anno scolastico. E alcuni, come Gabriella, laurea in lettere, tre lingue parlate perfettamente, hanno ricevuto a novembre gli arretrati dello scorso inverno. “Sì, tutto maledettamente e tragicamente vero, incredibile – sostiene la Cgil scuola del Fvg. Questo perché costretti a interloquire con il peggiore datore di lavoro dell’Italia. Quello che sta avvenendo sulla pelle di questo incolpevole esercito di precari è uno stillicidio economico e quindi anche morale. Una situazione drammatica che si è accentuata proprio in queste settimane di festività quando queste persone non si sono potute permettere nulla. Riceviamo un numero crescente di telefonate, con docenti costretti a sopravvivere grazie agli aiuti dei genitori pur essendo creditori dello Stato anche di somme importanti”. Anche perché non è la durata, ma la tipologia che caratterizza la supplenza breve. Nella quale può essere annoverata anche la sostituzione di una docente in maternità per l’intero anno scolastico. E quando questi telefonano alle segreterie scolastiche, le loro legittime domande sui tempi per ottenere il compenso dovuto rimbalzano sul muro di gomma di un gioco ineffabile allo scaricabarile tra Ministero del merito e quello del Tesoro. Dunque, costretti a subire il danno di mendicare il denaro loro dovuto e la beffa di sentirsi ripetere come una nenia beffarda “abbia pazienza, vediamo di risolvere quanto prima”. Già, anche questo succede nel Belpaese dei proclami, delle promesse. Della burocrazia tritasassi. E tra le tante ingiustizie che questi precari devono subire c’è anche quella che la malattia per le supplenze brevi viene pagata il 50% e riceverla comporta un cambio giuridico ed economici del proprio contratto di lavoro e un ritardo del pagamento del mese in cui si è verificata l’assenza per malattia. In realtà, il Governo ha incrementato di 150 milioni di euro il fondo per il pagamento delle supplenze brevi e saltuarie. Ma intanto…
Intanto, sono le storie personali a raccontare questo scandalo. Come quella di Anna, laurea quinquennale, arrivata in Fvg per coronare il sogno dell’insegnamento dopo avere fatto la precaria come banconiera, cameriera, impiegata, colf. Lei è al terzo anno di precariato. E nulla è cambiato, dichiara amaramente. “Il primo anno- racconta – ero riuscita a lavorare grazie ai contratti Covid e all’emergenza sanitaria. Quell’anno ero stata assunta in una scuola al confine con l’Austria. E tra affitto e bollette facevo fatica ad arrivare a fine mese, anche perché il primo stipendio era arrivato a inverno già inoltrato. Ricordo che un giorno una mia collega mi rivelò che le erano rimasti soltanto 20 euro, anche se il credito era importante, ma intanto lei doveva vivere. L’anno successivo, anno scolastico 2021-2022, sono stata trasferita a Udine. Ho avuto un contratto di tre mesi, poi di settimana in settimana. E questa frammentazione comportava un ritardo nella registrazione dei contratti. Il primo stipendio, quello di novembre, lo ho ottenuto soltanto a fine febbraio. E quando pretendevo lo stipendio la segreteria mi assicurava di averne autorizzato l’erogazione, ma poi la tesoreria di turno era senza denaro e io come tutti gli altri venivo inquadrata tra le persone in corso di assegnazione.” E non è tutto. Quando gli stipendi slittano all’anno successivo, dai circa 1350 euro si scende a mille perché ci sono diverse trattenute tra cui le addizionali. “Il problema – insiste Anna – è che non so come riavere i soldi delle trattenute”. Le spetta, insomma, un’altra via crucis burocratica. Per la cronaca, Anna ha ricevuto l’ultimo stipendio di giugno lo sorso mese di novembre. Dal 3 ottobre dell’anno scolastico in corso ha sempre lavorato, ma ancora non ha ricevuto un euro: “E così a Natale non mi sono potuta permettere il lusso di tornare dai miei che abitano a 900 chilometri”.
A ridosso del Natale, il segretario generale della Uil scuola, Giuseppe D’Aprile, ha ribadito al governo che è “inaccettabile che docenti e personale Ata siano senza stipendio da oltre tre mesi. Chiediamo più rispetto per chi è già in una condizione precaria, unica nel nostro Paese. Il governo ha incrementato di 150 milioni il fondo per questi pagamenti, ma ad oggi nulla è stato fatto. Ci auguriamo che queste risorse arrivino perché non è più accettabile che l’ordinarietà dei pagamenti si sia trasformata da troppo tempo ormai in emissioni speciali da parte del Mef e che docenti e personale Ata siano da più di tre mesi senza lo stipendio. I precari della scuola sono migliaia e nella maggior parte dei casi lavorano lontano dalla loro famiglia e sono chiamati a grandi sacrifici per poter sopravvivere e nonostante tutto questo continuano a far funzionare le scuole ogni giorno. Ecco perché chiediamo rispetto”. Anna sorride: “Questa è l’Italia. E mi pare che nessuno la cambi”.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli