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Giustizia

“La separazione delle carriere è una battaglia di civiltà”. Intervista a Pierpaolo Pirolo

di Giuseppe Ariola -


“La separazione delle carriere non è una battaglia di destra, di sinistra o di centro. E’ una battaglia di civiltà. Tra i suoi grandi sostenitori si annoverano Giuliano Vassalli, ex partigiano ed esponente Psi, o anche Marco Pannella, radicale e liberale. E’ stata sostenuta da diverse fazioni politiche nel corso degli anni. Ecco perché non è una battaglia di parte. Va oltre il dibattito politico e serva a far sì che ci sia una giustizia più giusta per tutti”. Ne è convinto Pierpaolo Pirolo, presidente di Svolta Liberale, movimento composto prevalentemente da giovani universitari che ha aderito al Comitato Lombardo per il Sì Enzo Tortora. Proprio circa l’adesione al comitato referendario, Pirolo spiega di essere “immensamente grato a Giulio Gallera che ci ha dato la possibilità di prendere parte a questa importante campagna di sensibilizzazione. Noi non facciamo propaganda, vogliamo spiegare le motivazioni della riforma in modo ragionato, senza pregiudizi e contro la disinformazione, grazie al contributo di figure di grande spessore, come Raffaele Della Valle che difese Enzo Tortora, che contribuiscono in maniera positiva al dibattito”.

Credete ci sia una narrazione distorta?

“Uno dei principali attacchi mossi alla riforma è che l’indipendenza della magistratura verrà meno. Non è vero, la magistratura è ora e resterà indipendente. Come dicevo, c’è troppa disinformazione e questo è uno dei motivi per i quali abbiamo deciso di schierarci e metterci la faccia. Vogliamo creare un dibattito serio sui temi della riforma con gli esperti che fanno parte del comitato”.

Perché la separazione delle carriere sarebbe un traguardo verso una maggiore civiltà giuridica?

“Partiamo dal presupposto che si tratta della piena attuazione dell’articolo 111 della nostra Costituzione, secondo il quale il giudice deve essere terzo e imparziale. Come si possono porre sullo stesso piano un pubblico ministero che ha l’interesse che il processo vale in un certo modo e un giudice che invece dovrebbe essere equidistante dalle parti? Non sono sullo stesso piano. La separazione delle carriere è sufficiente? Secondo me no, ma è un primo passo. E spero che tra le riforme che verranno successivamente fatte ce ne sia una che vada a separare materialmente gli uffici, anche fisicamente, perché è importante che il giudice, oltre a esserlo, appaia anche terzo. Deve risultare terzo a livello esteriore”.

Come si spiega la contrarietà di gran parte della magistratura?

“Di fatto ogni tentativo di riformare la giustizia viene visto come un’Armageddon. Qualsiasi tipo di riforma proposta ha sempre visto la categoria dei magistrati difendere il suo assetto in maniera corporativa. E questa è una cosa molto brutta, perché non si dovrebbe agire per un interesse di corporazione, ma si dovrebbe agire solo per un interesse, quello dei cittadini che, secondo me, è in parte venuto meno. In quale Paese al mondo esiste un’associazione come l’Anm che in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario sostiene i magistrati che brandendo la Costituzione voltano le spalle al ministro della Giustizia che rappresenta tutti i cittadini?”.

Per l’Anm riforma indebolisce la magistratura. Secondo lei?

“Si confonde l’indebolimento dell’Anm con l’indebolimento della magistratura che è tutta altra cosa. Con la riforma si attua un profondo ridimensionamento del potere delle correnti che sono sempre state politicizzate e hanno favorito sistemi clientelari. Non lo dico io, lo dice Palamara, che è stato un magistrato ai vertici di questo sistema. Con la riforma l’Anm vede ridimensionato in parte il suo potere e questo acuisce lo scontro con la politica”.

Oltre che nel merito, la separazione delle carriere è stata oggetto di critiche anche nel metodo. Cosa ne pensa?

“Si dice addirittura che questa è una riforma antidemocratica, una riforma che vuole accrescere il potere dell’esecutivo. In realtà è una riforma che è stata fatta nel pieno rispetto dei limiti costituzionali, delle leggi e delle attribuzioni del Parlamento, quindi è perfettamente democratica. E l’atteggiamento di quella parte della magistratura che sostiene il contrario è molto grave. Si sta facendo una vera e propria campagna di disinformazione”.


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