La sfida dei sindaci “Con Sala e Manfredi cambieremo il Pd”

“Per essere credibile di fronte a sindaci civici come Manfredi e Sala, il Partito Democratico deve fare una vera e propria operazione di cambiamento”. A dirlo Dario Nardella, che ieri a Napoli, ha presentato il libro “La città universale. Dai sindaci un futuro per l’Italia e l’Europa”.
Quale il messaggio che intende lanciare?
I primi cittadini possono essere la speranza e il futuro della politica, sia nel Paese che in tutto il continente.
Il lavoro degli amministratori viene valorizzato come si dovrebbe dalla politica?
Non a sufficienza, soprattutto se lo confrontiamo con il livello di fiducia dei cittadini. I governi nazionali devono confidare di più negli amministratori perché il ruolo delle città è decisivo in tutte le sfide più importanti, dal lavoro, passando per l’ambiente fino alla lotta alle disuguaglianze sociali.
“Idea Pd, una nuova comunità democratica” si chiamerà l’evento che la vedrà protagonista domani a Roma. Chi governa gli enti locali che ruolo avrà nel neonato progetto dem?
Diciamo innanzitutto che non si tratta di un’iniziativa legata al libro. Detto ciò, la manifestazione di domenica non è rivolta solo ai sindaci dem, ma anche a quelli civici. Ci saranno tanti esponenti del mondo dell’economia, nonché delle professioni e della società civile. L’obiettivo è quello di portare nuove idee al congresso del Pd, con il quale occorre voltare pagina rispetto al passato.
C’è ancora spazio nel centrosinistra per figure provenienti dall’universo accademico o delle professioni, come Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli?
Credo di sì. Per essere credibili di fronte a sindaci civici come Manfredi, Sala o altri, il Pd deve essere in grado di portare avanti una vera operazione di cambiamento e di apertura alla società, dimostrando attenzione e vicinanza ai problemi reali dei cittadini.
È arrivato il momento in cui i modelli virtuosi di amministrazione facciano rete tra loro?
Nel centrosinistra i sindaci civici possono avere un ruolo fondamentale per aprire alle forze esterne e rendere la politica tutta più credibile. Gli amministratori locali, in generale, sono tra loro molto legati, a prescindere dai partiti di appartenenza e possono lanciare sfide decisive per il governo nazionale, a cominciare dall’attuazione del Pnrr. Questa è la strada da intraprendere per fare un passo in avanti.
Molti giovani, però, hanno paura di dire la propria, soprattutto nei piccoli Comuni. A spaventare gli avvisi di garanzia dietro l’angolo, una macchina burocratica complessa e perché no le poche risorse a disposizione…
Ci sono già tanti ragazzi che rivestono il ruolo di consigliere o assessore, sia nelle grandi città che nei piccoli Comuni. Questi giovani si possono motivare, coinvolgendoli attivamente nel governo locale, ma anche facendo vedere loro che il lavoro del sindaco è gratificante perché le tante responsabilità, che hanno i primi cittadini, sono bilanciate da strumenti concreti che permettono di fare. Si possono davvero cambiare le cose.
Quando si parla di rete dei sindaci, però, non significa mettere da parte storie e identità. Qualcuno, ad esempio, critica Calenda che evidenzia la sua capacità nel dialogare con la Meloni…
Aldilà delle scelte di Calenda, ritengo che i sindaci siano un esempio di buona politica perché da un lato impostano quest’ultima sul pragmatismo, guardando al raggiungimento degli obiettivi per i cittadini, ovvero dialogando con tutte le forze per raggiungerli, dall’altro però rappresentano determinati valori. Mi riferisco a quelli che appartengono a un progetto politico, come il campo del centrosinistra. Sull’ambiente, sui trasporti, sulla sicurezza, sull’educazione, i sindaci dem hanno offerto un modello di iniziativa politica con una forte identità, ma senza arroganza e ideologia.
Il sindaco d’Italia è una strada percorribile?
Partirei per l’Italia dalla modifica della legge elettorale, prendendo dall’esperienza dei Comuni il modello delle preferenze. Oggi non è più accettabile che i candidati al Parlamento siano imposti dalle segreterie dei partiti nelle liste bloccate senza che gli elettori possano scegliere, come invece succede per le amministrazioni comunali.

“Per essere credibile di fronte a sindaci civici come Manfredi e Sala, il Partito Democratico deve fare una vera e propria operazione di cambiamento”. A dirlo Dario Nardella, che ieri a Napoli, ha presentato il libro “La città universale. Dai sindaci un futuro per l’Italia e l’Europa”.
Quale il messaggio che intende lanciare?
I primi cittadini possono essere la speranza e il futuro della politica, sia nel Paese che in tutto il continente.
Il lavoro degli amministratori viene valorizzato come si dovrebbe dalla politica?
Non a sufficienza, soprattutto se lo confrontiamo con il livello di fiducia dei cittadini. I governi nazionali devono confidare di più negli amministratori perché il ruolo delle città è decisivo in tutte le sfide più importanti, dal lavoro, passando per l’ambiente fino alla lotta alle disuguaglianze sociali.
“Idea Pd, una nuova comunità democratica” si chiamerà l’evento che la vedrà protagonista domani a Roma. Chi governa gli enti locali che ruolo avrà nel neonato progetto dem?
Diciamo innanzitutto che non si tratta di un’iniziativa legata al libro. Detto ciò, la manifestazione di domenica non è rivolta solo ai sindaci dem, ma anche a quelli civici. Ci saranno tanti esponenti del mondo dell’economia, nonché delle professioni e della società civile. L’obiettivo è quello di portare nuove idee al congresso del Pd, con il quale occorre voltare pagina rispetto al passato.
C’è ancora spazio nel centrosinistra per figure provenienti dall’universo accademico o delle professioni, come Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli?
Credo di sì. Per essere credibili di fronte a sindaci civici come Manfredi, Sala o altri, il Pd deve essere in grado di portare avanti una vera operazione di cambiamento e di apertura alla società, dimostrando attenzione e vicinanza ai problemi reali dei cittadini.
È arrivato il momento in cui i modelli virtuosi di amministrazione facciano rete tra loro?
Nel centrosinistra i sindaci civici possono avere un ruolo fondamentale per aprire alle forze esterne e rendere la politica tutta più credibile. Gli amministratori locali, in generale, sono tra loro molto legati, a prescindere dai partiti di appartenenza e possono lanciare sfide decisive per il governo nazionale, a cominciare dall’attuazione del Pnrr. Questa è la strada da intraprendere per fare un passo in avanti.
Molti giovani, però, hanno paura di dire la propria, soprattutto nei piccoli Comuni. A spaventare gli avvisi di garanzia dietro l’angolo, una macchina burocratica complessa e perché no le poche risorse a disposizione…
Ci sono già tanti ragazzi che rivestono il ruolo di consigliere o assessore, sia nelle grandi città che nei piccoli Comuni. Questi giovani si possono motivare, coinvolgendoli attivamente nel governo locale, ma anche facendo vedere loro che il lavoro del sindaco è gratificante perché le tante responsabilità, che hanno i primi cittadini, sono bilanciate da strumenti concreti che permettono di fare. Si possono davvero cambiare le cose.
Quando si parla di rete dei sindaci, però, non significa mettere da parte storie e identità. Qualcuno, ad esempio, critica Calenda che evidenzia la sua capacità nel dialogare con la Meloni…
Aldilà delle scelte di Calenda, ritengo che i sindaci siano un esempio di buona politica perché da un lato impostano quest’ultima sul pragmatismo, guardando al raggiungimento degli obiettivi per i cittadini, ovvero dialogando con tutte le forze per raggiungerli, dall’altro però rappresentano determinati valori. Mi riferisco a quelli che appartengono a un progetto politico, come il campo del centrosinistra. Sull’ambiente, sui trasporti, sulla sicurezza, sull’educazione, i sindaci dem hanno offerto un modello di iniziativa politica con una forte identità, ma senza arroganza e ideologia.
Il sindaco d’Italia è una strada percorribile?
Partirei per l’Italia dalla modifica della legge elettorale, prendendo dall’esperienza dei Comuni il modello delle preferenze. Oggi non è più accettabile che i candidati al Parlamento siano imposti dalle segreterie dei partiti nelle liste bloccate senza che gli elettori possano scegliere, come invece succede per le amministrazioni comunali.

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