La sfida del presidenzialismo. Meloni: no a governi senza voti

La leader di FdI: l’elezione diretta del capo dello Stato è l’antidoto al Pd, che da anni perde le elezioni ma si sistema a Palazzo Chigi.

Giorgia Meloni rilancia il presidenzialismo, antidoto a un Pd che governa da anni senza vincere le elezioni. “È il Pd ad aver reso necessaria la riforma presidenziale. Anche una Repubblica parlamentare può essere stabile, se i partiti rispettano il responso delle urne.

Non è così però in Italia, a causa della spregiudicatezza del Pd. Per questo serve il presidenzialismo”, Così su Twitter la leader di Fratelli d’Italia. “Negli ultimi 20 anni, in Italia, ci sono stati 11 presidenti del Consiglio: un’instabilità che penalizza gli italiani e il nostro rapporto con gli altri Stati. Per la sinistra, però, il presidenzialismo è un problema, per alcuni addirittura un pericolo per la democrazia. Non ci stupiamo, visto che negli ultimi anni si sono sempre ritrovati sugli scranni del governo, anche senza legittimazione popolare. Fratelli d’Italia ritiene che gli italiani debbano avere il diritto di eleggere direttamente il capo dello Stato e di scegliere da chi farsi governare, per porre fine ai giochi di Palazzo e per tornare protagonisti in Europa e nel mondo”, aggiunge la Meloni con un post su Facebook.

Ma nel progamma di centrodestra non c’è solo il presidenzialismo. Per la Lega di Matteo Salvini “c’è tanta voglia di cambiamento, un po’ di tasse in meno e un po’ di sicurezza in più. Le idee della Lega non sono l’insulto, la minaccia che da sinistra arrivano, ma cose molto concrete”. L’ex ministro dell’Interno poi punta il dito contro la candidatura nelle liste del Pd di Andrea Crisanti, uno degli esperti di Covid più allarmisti e che più ha invocato chiusure e restrizioni durante la pandemia. “Il tele-virologo Crisanti candidato col Pd. Credo che ora si capiscano tante cose”, cinguetta Salvini su Twitter. Il leader della Lega ha scelto la formula del “credo” in versione elettorale per elencare i punti del programma. “Credo nella libertà, nel lavoro, nella meritocrazia, nel coraggio. In un Paese orgoglioso che finalmente torna a scegliere. In una giustizia giusta, in una sanità che non lasci indietro nessuno.

Nel rispetto di regole e persone. Credo in chi ha la forza di rialzarsi, in chi non molla mai, in chi ancora ha idee e princìpi. Credo nell’Italia, credo negli italiani”. “Credo” dunque è la parola chiave – un chiaro riferimento all’elettorato cattolico cui Salvini da tempo si rivolge con grande spiegamento di crocefissi e icone sacre. “Non c’è successo senza ‘credo’, è un atto di fede laica nella bella politica e nel bello della democrazia. È un messaggio che appare rivoluzionario in un’epoca di sfiducia e di perdita di sicurezze. Credo che il nostro programma sia chiaro, concreto e di buonsenso, soprattutto perché riparte da promesse già mantenute, da riforme già fatte, da soluzioni già trovate e sperimentate. Credo che la Lega e il centrodestra abbiano le idee giuste per risollevare il nostro splendido Paese. Credo che la Lega abbia una solida ed efficace capacità di governo”, prosegue il leader del Carroccio, che poi fa riferimento ai governatori, “i più amati d’Italia”, agli 800 sindaci, e ai 6mila amministratori locali da Nord a Sud”.

Dal canto suo, Silvio Berlusconi punta invece a convincere chi da tempo diserta le urne. “Molti italiani, troppi, quasi la metà, sembrano intenzionati a non votare. Il nostro compito è quello di far capire agli italiani delusi che andare a votare, e naturalmente votare per noi, è il solo modo per tutelare i propri interessi. Dobbiamo spiegare che solo chi è soddisfatto di come vanno le cose in Italia può permettersi il lusso di non andare alle urne”. È l’appello lanciato dal leader di Forza Italia agli elettori delusi nel corso del Comitato di presidenza del partito. !Solo chi è soddisfatto delle tasse, della burocrazia, della giustizia, degli stipendi, delle pensioni, della sanità – avverte il Cav – può votare per la sinistra, che è il vero partito della conservazione. Per questo sono ottimista, noi siamo ancora una volta il solo cambiamento possibile, la sola speranza per l’Italia. E per questo dobbiamo lavorare con il massimo impegno non solo per la vittoria del centrodestra, ma per un ottimo risultato di Forza Italia. Quanto più forti saremo, tanto più i nostri contenuti, le idee liberali condizioneranno l’attività di governo. E naturalmente tanti più saranno gli eletti di Forza Italia”, assicura l’ex premier, che sarà capolista al Senato nel proporzionale (in cinque circoscrizioni) e correrà all’uninominale nella “sua” Monza. Non si sa ancora, invece, se anche il numero due di FI, Antonio Tajani, guiderà il listino in più circoscrizioni, a cominciare dal Lazio.

In tema di candidature, ci sono due big di FI che rinunciano: Renato Schifani e Adriano Galliani. Il primo, candidato governatore in Sicilia, rinuncia proprio per dedicarsi al cento per cento alla sua isola. Il secondo invece per dedicarsi al suo Monza, quest’anno in Serie A. “Non ho chiesto nessun paracadute…”, Schifani spiega all’Adnkronos le ragioni della sua scelta di non candidarsi alle politiche. “È giusto lasciare spazio ad altri, avendo deciso di sposare questo prestigioso progetto politico di candidato alla guida della mia Regione. Ho sempre anteposto gli interessi della mia terra a qualsiasi ragionamento politico personalistico e anche stavolta ho agito nello stesso modo. Ho scelto la Sicilia. In Sicilia per la Sicilia”. “No, non mi candido…”, così Galliani, storico collaboratore e amico di Berlusconi, nonché uno dei fedelissimi del Cav in Parlamento. L’ex ad del Milan, ora manager del club brianzolo andato quest’anno in A, non vuole altre “distrazioni” e dice all’Adnkronos: “Voglio dedicarmi completamente al Monza in serie A”.

Mentre si lavora alle candidature, con un possibile summit in Sardegna da Berlusconi per chiudere l’accordo sui nomi, visto che il Cav ha detto di voler puntare sulle donne, molti scommettono che tra le new entry ci sarà Valentina Vezzali, ex campionessa olimpica di scherma, passata di recente con FI. Immancabile poi la candidatura alla moglie non moglie di Berlusconi, la deputata Marta Fascina, classe ’90, una delle sorprese alle politiche del 2018, quando venne candidata alla Camera ed eletta nella circoscrizione Campania 1 in quota proporzionale. Resta dunque da sapere dove sarà in lista il 25 settembre.

La leader di FdI: l’elezione diretta del capo dello Stato è l’antidoto al Pd, che da anni perde le elezioni ma si sistema a Palazzo Chigi.

Giorgia Meloni rilancia il presidenzialismo, antidoto a un Pd che governa da anni senza vincere le elezioni. “È il Pd ad aver reso necessaria la riforma presidenziale. Anche una Repubblica parlamentare può essere stabile, se i partiti rispettano il responso delle urne.

Non è così però in Italia, a causa della spregiudicatezza del Pd. Per questo serve il presidenzialismo”, Così su Twitter la leader di Fratelli d’Italia. “Negli ultimi 20 anni, in Italia, ci sono stati 11 presidenti del Consiglio: un’instabilità che penalizza gli italiani e il nostro rapporto con gli altri Stati. Per la sinistra, però, il presidenzialismo è un problema, per alcuni addirittura un pericolo per la democrazia. Non ci stupiamo, visto che negli ultimi anni si sono sempre ritrovati sugli scranni del governo, anche senza legittimazione popolare. Fratelli d’Italia ritiene che gli italiani debbano avere il diritto di eleggere direttamente il capo dello Stato e di scegliere da chi farsi governare, per porre fine ai giochi di Palazzo e per tornare protagonisti in Europa e nel mondo”, aggiunge la Meloni con un post su Facebook.

Ma nel progamma di centrodestra non c’è solo il presidenzialismo. Per la Lega di Matteo Salvini “c’è tanta voglia di cambiamento, un po’ di tasse in meno e un po’ di sicurezza in più. Le idee della Lega non sono l’insulto, la minaccia che da sinistra arrivano, ma cose molto concrete”. L’ex ministro dell’Interno poi punta il dito contro la candidatura nelle liste del Pd di Andrea Crisanti, uno degli esperti di Covid più allarmisti e che più ha invocato chiusure e restrizioni durante la pandemia. “Il tele-virologo Crisanti candidato col Pd. Credo che ora si capiscano tante cose”, cinguetta Salvini su Twitter. Il leader della Lega ha scelto la formula del “credo” in versione elettorale per elencare i punti del programma. “Credo nella libertà, nel lavoro, nella meritocrazia, nel coraggio. In un Paese orgoglioso che finalmente torna a scegliere. In una giustizia giusta, in una sanità che non lasci indietro nessuno.

Nel rispetto di regole e persone. Credo in chi ha la forza di rialzarsi, in chi non molla mai, in chi ancora ha idee e princìpi. Credo nell’Italia, credo negli italiani”. “Credo” dunque è la parola chiave – un chiaro riferimento all’elettorato cattolico cui Salvini da tempo si rivolge con grande spiegamento di crocefissi e icone sacre. “Non c’è successo senza ‘credo’, è un atto di fede laica nella bella politica e nel bello della democrazia. È un messaggio che appare rivoluzionario in un’epoca di sfiducia e di perdita di sicurezze. Credo che il nostro programma sia chiaro, concreto e di buonsenso, soprattutto perché riparte da promesse già mantenute, da riforme già fatte, da soluzioni già trovate e sperimentate. Credo che la Lega e il centrodestra abbiano le idee giuste per risollevare il nostro splendido Paese. Credo che la Lega abbia una solida ed efficace capacità di governo”, prosegue il leader del Carroccio, che poi fa riferimento ai governatori, “i più amati d’Italia”, agli 800 sindaci, e ai 6mila amministratori locali da Nord a Sud”.

Dal canto suo, Silvio Berlusconi punta invece a convincere chi da tempo diserta le urne. “Molti italiani, troppi, quasi la metà, sembrano intenzionati a non votare. Il nostro compito è quello di far capire agli italiani delusi che andare a votare, e naturalmente votare per noi, è il solo modo per tutelare i propri interessi. Dobbiamo spiegare che solo chi è soddisfatto di come vanno le cose in Italia può permettersi il lusso di non andare alle urne”. È l’appello lanciato dal leader di Forza Italia agli elettori delusi nel corso del Comitato di presidenza del partito. !Solo chi è soddisfatto delle tasse, della burocrazia, della giustizia, degli stipendi, delle pensioni, della sanità – avverte il Cav – può votare per la sinistra, che è il vero partito della conservazione. Per questo sono ottimista, noi siamo ancora una volta il solo cambiamento possibile, la sola speranza per l’Italia. E per questo dobbiamo lavorare con il massimo impegno non solo per la vittoria del centrodestra, ma per un ottimo risultato di Forza Italia. Quanto più forti saremo, tanto più i nostri contenuti, le idee liberali condizioneranno l’attività di governo. E naturalmente tanti più saranno gli eletti di Forza Italia”, assicura l’ex premier, che sarà capolista al Senato nel proporzionale (in cinque circoscrizioni) e correrà all’uninominale nella “sua” Monza. Non si sa ancora, invece, se anche il numero due di FI, Antonio Tajani, guiderà il listino in più circoscrizioni, a cominciare dal Lazio.

In tema di candidature, ci sono due big di FI che rinunciano: Renato Schifani e Adriano Galliani. Il primo, candidato governatore in Sicilia, rinuncia proprio per dedicarsi al cento per cento alla sua isola. Il secondo invece per dedicarsi al suo Monza, quest’anno in Serie A. “Non ho chiesto nessun paracadute…”, Schifani spiega all’Adnkronos le ragioni della sua scelta di non candidarsi alle politiche. “È giusto lasciare spazio ad altri, avendo deciso di sposare questo prestigioso progetto politico di candidato alla guida della mia Regione. Ho sempre anteposto gli interessi della mia terra a qualsiasi ragionamento politico personalistico e anche stavolta ho agito nello stesso modo. Ho scelto la Sicilia. In Sicilia per la Sicilia”. “No, non mi candido…”, così Galliani, storico collaboratore e amico di Berlusconi, nonché uno dei fedelissimi del Cav in Parlamento. L’ex ad del Milan, ora manager del club brianzolo andato quest’anno in A, non vuole altre “distrazioni” e dice all’Adnkronos: “Voglio dedicarmi completamente al Monza in serie A”.

Mentre si lavora alle candidature, con un possibile summit in Sardegna da Berlusconi per chiudere l’accordo sui nomi, visto che il Cav ha detto di voler puntare sulle donne, molti scommettono che tra le new entry ci sarà Valentina Vezzali, ex campionessa olimpica di scherma, passata di recente con FI. Immancabile poi la candidatura alla moglie non moglie di Berlusconi, la deputata Marta Fascina, classe ’90, una delle sorprese alle politiche del 2018, quando venne candidata alla Camera ed eletta nella circoscrizione Campania 1 in quota proporzionale. Resta dunque da sapere dove sarà in lista il 25 settembre.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli

Che destra sarà

Stalingrado Caporetto Puglia

La caduta del capitano 

Referendum sul Pdexit

Emme Vs Emme