La signora degli anelli

Si è riaperto un fronte mai dismesso. Che va avanti da vent’anni e che sembrava essere giunto ad una tregua, sintomatica solo di calma apparente. E di un sistema giudiziario che non ha mai troppa fretta. L’ascia di guerra tra Margherita Agnelli, unica figlia in vita dell’Avvocato, e il figlio John Elkann, patron Fiat o di quel che ne rimane, nonché erede più liquido di un patrimonio enorme, non è mai stata sepolta.

Dalla morte di Gianni Agnelli in avanti, è stato un susseguirsi di rivendicazioni patrimoniali, cause legali e accuse. E nemmeno la morte di Marella Caracciolo di Castagneto, madre e nonna delle parti, è servita a riunire una famiglia dove i rapporti sono scanditi solo dalle udienze e dagli scambi di carte bollate. Sui due fronti ci sono Margherita Agnelli de Pahlen contro i tre figli John, Lapo e Ginevra Elkann. Ieri per una divisione, a detta della prima, estremamente sbilanciata nell’assegnazione di case, titoli, opere d’arte e denari, quando morì il padre, oggi per la successione di donna Marella, che ha indicato i tre nipoti Elkann (figli di Margherita e dello scrittore Alain Elkann) come suoi unici eredi, dimenticando, di fatto, che Margherita ha anche altri figli dal secondo matrimonio con il conte de Pahlen, che sono cinque.

Lunedì 7 novembre – la giudice del tribunale civile di Torino Nicoletta Aloj ha sentito per circa due ore i legali delle rispettive parti: Carlo Re ed Eugenio Barcellona per i fratelli Elkann e Dario Trevisan per Margherita Agnelli. Da quanto ne sappiamo- udienza a porte chiuse- i legali hanno depositato nuove memorie. E il giudice si è riservato la decisione sulla data di rinvio.
Il tribunale di Torino si dovrà pronunciare sulla questione territoriale, ossia la giurisdizione di competenza: Torino o la Svizzera, i due fronti sui quali si dovrebbe decidere e che potrebbero cambiare le sorti del procedimento.
La posizione di Margherita Agnelli segue fatti inconfutabili: nonostante il domicilio in Svizzera, tutti sapevano che la madre viveva in Italia. I fratelli Elkann invece sostengono che Marella Caracciolo avrebbe vissuto in Svizzera non soltanto negli ultimi anni della sua vita, ma anche, pensate un po’ nel 2004, quando sono stati firmati gli atti dalla madre, con i quali si è regolata la privazione da parte della stessa dei beni del padre in cambio di 1.2 miliardi di euro e con essi anche il patto successivo in cui rinunciava alla futura eredità della madre. Parte essenziale degli accordi del 2004 riguardava anche la quota della Dicembre, la fetta più grossa del patrimonio, ossia la società che controlla un’infinità di gruppi tra cui Exor, tra Stellantis, Ferrari, Juventus, il gruppo Gedi (per intenderci la Repubblica e La Stampa), The Economist, Cnh, Iveco, Louboutin e altre partecipazioni finanziarie. Margherita, infatti, aveva venduto il suo 33% alla vedova Agnelli, si disse “per ristabilire la pace in famiglia”.
La decisione tanto attesa del Tribunale di Torino servirà ad accertare se su questa lotta intestina all’interno della Dinasty Italiana debba valere il diritto testamentario elvetico o quello italiano.

Cosa vuol dire? Se il tribunale di Torino dovesse far valere il diritto svizzero, il procedimento sull’eredità potrebbe chiudersi una volta per tutte e la avrebbero vinta gli Elkann. In caso di decisione opposta, se la battaglia fosse da combattersi nelle sedi legali italiane, se dunque fosse riconosciuta come giurisdizione di competenza l’Italia per affrontare il procedimento, allora l’impero Agnelli di oltre 4.6 miliardi di euro potrebbe essere messo in discussione. E la figlia dell’Avvocato avrebbe portato a casa quello che per lei è sempre stato l’oggetto di un principio di equità prima ancora che una vagonata di soldi.
A sostegno di Margherita, secondo la quale gli interessi di Marella sono sempre stati in Italia, un maniacalmente dettagliato dossier che ricostruirebbe, giorno dopo giorno, gli spostamenti della vedova Agnelli negli ultimi 15 anni su questa terra. L’atto di citazione di Margherita, circa 200 pagine compilate dall’avvocato milanese Dario Trevisan, mette nero su bianco la visione di scenario di un vero e proprio complotto mirato “alla totale esclusione della figlia e dei suoi discendenti, figli del conte Serge de Pahlen, dalla successione Caracciolo”La figlia dell’Avvocato sostiene nei carteggi che la madre sarebbe “stata indotta a rilasciare i testamenti, nonostante non ne potesse comprendere la portata” in quanto per motivi di salute fosse “minata nella sua effettiva capacità naturale a testare”.

Sul fronte Elkann si fa presente che la signora già dagli anni ‘70 aveva il domicilio a Saint Moritz con iscrizione all’Aire e che una vecchia indagine fiscale dell’Agenzia delle Entrate sull’eredità Agnelli aveva confermato che Marella era regolarmente residente in Svizzera dagli anni ‘70. In più, John, Lapo e Ginevra Elkann nella loro memoria replicano che nel 2004 “due fondamentali accordi sono stati negoziati e liberamente sottoscritti” da Margherita, che grazie ai quali ha ottenuto 1,2 miliardi.

Si è riaperto un fronte mai dismesso. Che va avanti da vent’anni e che sembrava essere giunto ad una tregua, sintomatica solo di calma apparente. E di un sistema giudiziario che non ha mai troppa fretta. L’ascia di guerra tra Margherita Agnelli, unica figlia in vita dell’Avvocato, e il figlio John Elkann, patron Fiat o di quel che ne rimane, nonché erede più liquido di un patrimonio enorme, non è mai stata sepolta.

Dalla morte di Gianni Agnelli in avanti, è stato un susseguirsi di rivendicazioni patrimoniali, cause legali e accuse. E nemmeno la morte di Marella Caracciolo di Castagneto, madre e nonna delle parti, è servita a riunire una famiglia dove i rapporti sono scanditi solo dalle udienze e dagli scambi di carte bollate. Sui due fronti ci sono Margherita Agnelli de Pahlen contro i tre figli John, Lapo e Ginevra Elkann. Ieri per una divisione, a detta della prima, estremamente sbilanciata nell’assegnazione di case, titoli, opere d’arte e denari, quando morì il padre, oggi per la successione di donna Marella, che ha indicato i tre nipoti Elkann (figli di Margherita e dello scrittore Alain Elkann) come suoi unici eredi, dimenticando, di fatto, che Margherita ha anche altri figli dal secondo matrimonio con il conte de Pahlen, che sono cinque.

Lunedì 7 novembre – la giudice del tribunale civile di Torino Nicoletta Aloj ha sentito per circa due ore i legali delle rispettive parti: Carlo Re ed Eugenio Barcellona per i fratelli Elkann e Dario Trevisan per Margherita Agnelli. Da quanto ne sappiamo- udienza a porte chiuse- i legali hanno depositato nuove memorie. E il giudice si è riservato la decisione sulla data di rinvio.
Il tribunale di Torino si dovrà pronunciare sulla questione territoriale, ossia la giurisdizione di competenza: Torino o la Svizzera, i due fronti sui quali si dovrebbe decidere e che potrebbero cambiare le sorti del procedimento.
La posizione di Margherita Agnelli segue fatti inconfutabili: nonostante il domicilio in Svizzera, tutti sapevano che la madre viveva in Italia. I fratelli Elkann invece sostengono che Marella Caracciolo avrebbe vissuto in Svizzera non soltanto negli ultimi anni della sua vita, ma anche, pensate un po’ nel 2004, quando sono stati firmati gli atti dalla madre, con i quali si è regolata la privazione da parte della stessa dei beni del padre in cambio di 1.2 miliardi di euro e con essi anche il patto successivo in cui rinunciava alla futura eredità della madre. Parte essenziale degli accordi del 2004 riguardava anche la quota della Dicembre, la fetta più grossa del patrimonio, ossia la società che controlla un’infinità di gruppi tra cui Exor, tra Stellantis, Ferrari, Juventus, il gruppo Gedi (per intenderci la Repubblica e La Stampa), The Economist, Cnh, Iveco, Louboutin e altre partecipazioni finanziarie. Margherita, infatti, aveva venduto il suo 33% alla vedova Agnelli, si disse “per ristabilire la pace in famiglia”.
La decisione tanto attesa del Tribunale di Torino servirà ad accertare se su questa lotta intestina all’interno della Dinasty Italiana debba valere il diritto testamentario elvetico o quello italiano.

Cosa vuol dire? Se il tribunale di Torino dovesse far valere il diritto svizzero, il procedimento sull’eredità potrebbe chiudersi una volta per tutte e la avrebbero vinta gli Elkann. In caso di decisione opposta, se la battaglia fosse da combattersi nelle sedi legali italiane, se dunque fosse riconosciuta come giurisdizione di competenza l’Italia per affrontare il procedimento, allora l’impero Agnelli di oltre 4.6 miliardi di euro potrebbe essere messo in discussione. E la figlia dell’Avvocato avrebbe portato a casa quello che per lei è sempre stato l’oggetto di un principio di equità prima ancora che una vagonata di soldi.
A sostegno di Margherita, secondo la quale gli interessi di Marella sono sempre stati in Italia, un maniacalmente dettagliato dossier che ricostruirebbe, giorno dopo giorno, gli spostamenti della vedova Agnelli negli ultimi 15 anni su questa terra. L’atto di citazione di Margherita, circa 200 pagine compilate dall’avvocato milanese Dario Trevisan, mette nero su bianco la visione di scenario di un vero e proprio complotto mirato “alla totale esclusione della figlia e dei suoi discendenti, figli del conte Serge de Pahlen, dalla successione Caracciolo”La figlia dell’Avvocato sostiene nei carteggi che la madre sarebbe “stata indotta a rilasciare i testamenti, nonostante non ne potesse comprendere la portata” in quanto per motivi di salute fosse “minata nella sua effettiva capacità naturale a testare”.

Sul fronte Elkann si fa presente che la signora già dagli anni ‘70 aveva il domicilio a Saint Moritz con iscrizione all’Aire e che una vecchia indagine fiscale dell’Agenzia delle Entrate sull’eredità Agnelli aveva confermato che Marella era regolarmente residente in Svizzera dagli anni ‘70. In più, John, Lapo e Ginevra Elkann nella loro memoria replicano che nel 2004 “due fondamentali accordi sono stati negoziati e liberamente sottoscritti” da Margherita, che grazie ai quali ha ottenuto 1,2 miliardi.

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