“La sinistra è ovunque e in nessun luogo: socialismo è avvenire”

“Altro che monetine di Craxi. La sinistra odierna è riuscita a fare molto peggio”. A dirlo Riccardo Nencini, presidente del Partito Socialista Italiano, commentando gli scandali Qatargate e Soumahoro

 

L’Italia affronta una crisi senza precedenti. Dove sono i progressisti?
Ovunque e in nessun luogo. Dico ovunque perché genericamente trovo pezzi di sinistra in diverse parti: nell’associazionismo, nel sindacato e nei partiti. In nessun luogo perché non c’è un progetto, né una strategia.

 

Il congresso del Pd può essere la svolta?
Il limite della preparazione del congresso dem è che mi pare si stia parlando solo di date e modalità. Un’ipotesi di trasformazione del Pd e di aggressione della nuova Italia (nuovi lavori, problemi, bisogni) non l’ho letta da nessuna parte. Vedo Bonaccini molto più strutturato, ma non sento un’idea diversa da quelle del passato.

 

Come giudica la proposta di Schlein di aprire le primarie a chi vota online?
Se si consentisse un’identificazione certa di chi partecipa, potrebbe essere una buona soluzione ricorrere a tale strumento.

 

Crea non poche polemiche l’ultima uscita dell’ex sardina su Renzi…
Matteo è stato segretario del Pd, cofondatore di quella forza politica. Non è una costola, come qualcuno vuol far passare. Trovo, quindi, responsabile l’attenzione verso chi è un pilastro di una storia.

 

Dopo le regionali, è ancora possibile creare un campo che include terzopolisti e pentastellati?
No! La credibilità si ritrova se si presentano progetti, che creano sogni e speranze, ma che siano considerati anche realizzabili. Tenere insieme europeisti convinti con i reduci del populismo più bieco, i grillini, al contrario, è un’operazione che non produce vantaggi per nessuno.

 

In caso di vittoria di Bonaccini, qualcuno già ipotizza un ritorno dell’attuale leader di Italia Viva nella vecchia casa. Può davvero succedere?
Non so rispondere. Da quanto leggo, mi sembra, che Renzi non voglia tornare nel Pd. Una cosa, comunque, è rientrare nella vecchia dimora, altro è immaginare un sogno comune della sinistra riformista italiana. Li dentro potrebbero esserci democratici, liberaldemocratici, socialisti e ambientalisti. C’è un campo che ha dei confini, segnati appunto dal riformismo.

 

Si può parlare di partito italiano alla Macron?
L’esperienza migliore è quella di Mitterand che riuscì a mettere insieme tutta la gauche democratica, compresa una parte del mondo cattolico che faceva capo a Jacques Delors, il migliore tra i presidenti di Commissione europea. Quella è la strada da intraprendere. Non vedo alternative.

 

Il caso Meloni dimostra che il ritorno all’identità viene premiato dagli elettori. Può essere scelta vincente tornare al socialismo?
Il grande errore della sinistra è stato espungere questa parola dal vocabolario e inserire antagonisti naturali nello stesso contenitore. Non è possibile tenere insieme Berlinguer e Moro, Togliatti e Gramsci e poi cancellare tutto quel mondo che va da Matteotti, passa per Turati e arriva a Craxi. Detto ciò, oggi, considerando il record negativo del 25 settembre, occorre rimboccarsi le maniche. Dietro i nomi si nascondono ipotesi di lavoro. Se usi la parola socialismo umanitario, ad esempio, si cela una prospettiva. Basta ricordare due casi trascurati scientificamente dalla classe dirigente attuale. Il primo è il tema delle radici. La parola patria in Italia viene declinata solo a destra, quando invece nella globalizzazione le comunità e le identità territoriali sono la base. Il secondo è far passare la sinistra come il luogo dove si difendono e si fanno battaglie solo per i diritti civili di terza generazione, dimenticando quelli sociali.
Gli ultimi scandali fanno male al mondo progressista. Craxi è stato messo alla gogna per molto meno…
Sono pienamente d’accordo. Agli inizi degli anni novanta con Tangentopoli viene accantonata non solo una classe dirigente, Craxi in testa, ma una giusta idea della sinistra. In quegli anni, però, ha ragione Craxi e torto Berlinguer. Gli italiani premiano il decreto sulla scala mobile e fanno perdere il referendum, così come ritengono giusto il comportamento dei socialisti su Sigonella e non il contrario.
Che idea si è fatto rispetto a Qatargate?
Spero che sia l’inizio e la fine di quanto leggo. Temo, altresì, che siamo solo al primo capitolo.
Cosa ne pensa, invece, della vicenda Soumahoro?
Se si fosse verificato un po’ meglio prima di candidare certe persone, come un tempo facevano i partiti veri, si sarebbe evitato tutto ciò. Si è preferito, al contrario, puntare tutto un simbolo, senza conoscerlo per davvero.

“Altro che monetine di Craxi. La sinistra odierna è riuscita a fare molto peggio”. A dirlo Riccardo Nencini, presidente del Partito Socialista Italiano, commentando gli scandali Qatargate e Soumahoro

 

L’Italia affronta una crisi senza precedenti. Dove sono i progressisti?
Ovunque e in nessun luogo. Dico ovunque perché genericamente trovo pezzi di sinistra in diverse parti: nell’associazionismo, nel sindacato e nei partiti. In nessun luogo perché non c’è un progetto, né una strategia.

 

Il congresso del Pd può essere la svolta?
Il limite della preparazione del congresso dem è che mi pare si stia parlando solo di date e modalità. Un’ipotesi di trasformazione del Pd e di aggressione della nuova Italia (nuovi lavori, problemi, bisogni) non l’ho letta da nessuna parte. Vedo Bonaccini molto più strutturato, ma non sento un’idea diversa da quelle del passato.

 

Come giudica la proposta di Schlein di aprire le primarie a chi vota online?
Se si consentisse un’identificazione certa di chi partecipa, potrebbe essere una buona soluzione ricorrere a tale strumento.

 

Crea non poche polemiche l’ultima uscita dell’ex sardina su Renzi…
Matteo è stato segretario del Pd, cofondatore di quella forza politica. Non è una costola, come qualcuno vuol far passare. Trovo, quindi, responsabile l’attenzione verso chi è un pilastro di una storia.

 

Dopo le regionali, è ancora possibile creare un campo che include terzopolisti e pentastellati?
No! La credibilità si ritrova se si presentano progetti, che creano sogni e speranze, ma che siano considerati anche realizzabili. Tenere insieme europeisti convinti con i reduci del populismo più bieco, i grillini, al contrario, è un’operazione che non produce vantaggi per nessuno.

 

In caso di vittoria di Bonaccini, qualcuno già ipotizza un ritorno dell’attuale leader di Italia Viva nella vecchia casa. Può davvero succedere?
Non so rispondere. Da quanto leggo, mi sembra, che Renzi non voglia tornare nel Pd. Una cosa, comunque, è rientrare nella vecchia dimora, altro è immaginare un sogno comune della sinistra riformista italiana. Li dentro potrebbero esserci democratici, liberaldemocratici, socialisti e ambientalisti. C’è un campo che ha dei confini, segnati appunto dal riformismo.

 

Si può parlare di partito italiano alla Macron?
L’esperienza migliore è quella di Mitterand che riuscì a mettere insieme tutta la gauche democratica, compresa una parte del mondo cattolico che faceva capo a Jacques Delors, il migliore tra i presidenti di Commissione europea. Quella è la strada da intraprendere. Non vedo alternative.

 

Il caso Meloni dimostra che il ritorno all’identità viene premiato dagli elettori. Può essere scelta vincente tornare al socialismo?
Il grande errore della sinistra è stato espungere questa parola dal vocabolario e inserire antagonisti naturali nello stesso contenitore. Non è possibile tenere insieme Berlinguer e Moro, Togliatti e Gramsci e poi cancellare tutto quel mondo che va da Matteotti, passa per Turati e arriva a Craxi. Detto ciò, oggi, considerando il record negativo del 25 settembre, occorre rimboccarsi le maniche. Dietro i nomi si nascondono ipotesi di lavoro. Se usi la parola socialismo umanitario, ad esempio, si cela una prospettiva. Basta ricordare due casi trascurati scientificamente dalla classe dirigente attuale. Il primo è il tema delle radici. La parola patria in Italia viene declinata solo a destra, quando invece nella globalizzazione le comunità e le identità territoriali sono la base. Il secondo è far passare la sinistra come il luogo dove si difendono e si fanno battaglie solo per i diritti civili di terza generazione, dimenticando quelli sociali.
Gli ultimi scandali fanno male al mondo progressista. Craxi è stato messo alla gogna per molto meno…
Sono pienamente d’accordo. Agli inizi degli anni novanta con Tangentopoli viene accantonata non solo una classe dirigente, Craxi in testa, ma una giusta idea della sinistra. In quegli anni, però, ha ragione Craxi e torto Berlinguer. Gli italiani premiano il decreto sulla scala mobile e fanno perdere il referendum, così come ritengono giusto il comportamento dei socialisti su Sigonella e non il contrario.
Che idea si è fatto rispetto a Qatargate?
Spero che sia l’inizio e la fine di quanto leggo. Temo, altresì, che siamo solo al primo capitolo.
Cosa ne pensa, invece, della vicenda Soumahoro?
Se si fosse verificato un po’ meglio prima di candidare certe persone, come un tempo facevano i partiti veri, si sarebbe evitato tutto ciò. Si è preferito, al contrario, puntare tutto un simbolo, senza conoscerlo per davvero.

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