La sinistra trova la quadra: Orlando e Zingaretti con Elly

 

Il Pd ha bisogno di una svolta a sinistra. La recente presentazione del libro di Bettini smuove le acque. Il campo progressista sarebbe pronto a trovare un accordo per salvare la creatura rossa. Gli obiettivi sono due: fermare gli ex renziani e soprattutto evitare un possibile ritorno del giglio, che secondo i più vorrebbe sfruttare le divisioni all’interno della vecchia casa per riprendersela. I sondaggi, che vedono in netto vantaggio Stefano Bonaccini, preoccupano e non poco i progressisti, che temono una pericolosa svolta a centro. Ecco perché si torna a intonare “Bella Ciao”. Questo, d’altronde, è l’unico brano che può mettere tutti insieme e far dimenticare ogni motivo di scontro. I giorni che mancano alle primarie sono pochi e non si può restare più divisi. Occorre dare a Elly Schlein tutti gli strumenti, almeno per fare bella figura, contro la corazzata guidata dal viceré dell’Emilia Stefano Bonaccini.

La chiamata alle armi di Boccia

A dirlo non è uno qualunque, ma un tale Francesco Boccia, ovvero il coordinatore enti locali del Pd. Quest’ultimo conosce ogni movimento all’interno dello scacchiere, cioè riesce a percepire i singoli posizionamenti sui territori, dove le ultime notizie non sono confortanti per chi deve recuperare. A preoccupare, ad esempio, è la marcia sul Mezzogiorno. Il governatore dell’Emilia va a braccetto con i colleghi Vincenzo De Luca, a cui è stato promesso un posto per il figlio Piero e Michele Emiliano, in cerca di riscatto. Bisogna arruolare, pertanto, altrettanti validi colonnelli e metterli a servizio della sardina. I pesciolini dagli squali vengono inghiottiti in un sol boccone. Non basta il solo Franceschini a fermare gli indomabili predatori. Sono indispensabili rinforzi. Bisogna contattare, pertanto, chi è in grado di arruolare i migliori soldati. Il numero uno in Italia, a queste latitudini, ha un nome e cognome: Goffredo Bettini. Secondo i più, dai palchi delle sue presentazioni, può convincere chiunque.

L’Orlando furioso e Zinga

Il primo passo, ad esempio, è sbloccare le truppe cammellate del Lazio. Nicola Zingaretti, padrone delle piazze, sposta non poche tessere. Il problema, però, è farlo uscire dal silenzio. In politica, il non parlare equivale al non correre. L’argomento, infatti, sarebbe stato al centro dell’ultima agape romana, tenutasi qualche giorno fa, tra lo stratega col bastone, il presidente in cerca di una rivalsa e soprattutto Andrea Orlando, l’ex ministro della Giustizia, generale della mozione più rossa del Pd. Secondo alcune indiscrezioni, dall’ex Guardasigilli sarebbe arrivato il via libera all’operazione. Schlein, quindi, potrebbe avere presto uomini, donne, circoli e portavoce vari. L’inserimento di Marco Sarracino nella squadra operativa di Elly, d’altronde, era più di un semplice monito in tal senso. Fanno sapere ambienti vicinissimi al ministro che l’accordo dovrebbe chiudersi nel giro di qualche ora. Mossua successiva l’intesa con Zinga. Solo così sarà possibile aprire l’ultima trattativa, la più difficile, ovvero quella col segretario Letta. Tutti sanno che l’attuale inquilino del Nazareno non ama i renziani. Il famoso “stai sereno” è un totem della storia politica nazionale. Certe cose non si dimenticano così facilmente. Allo stesso tempo, chi ha il pallino del gioco non può rischiare di trovarsi da solo all’improvviso. Servono garanzie, nonché una strategia sottotraccia per portare le varie Serracchiani e Malpezzi, all’ultimo secondo, verso una battaglia, allo stato in salita.

L’ultima mossa del Conte

Un match che interessa da vicino anche gli alleati del Pd. Oltre a Renzi, che vuole prendersi la sua vecchia creatura, c’è un tale Giuseppe Conte, che non intende dialogare con un Nazareno troppo centrista. La sua svolta a sinistra non avrebbe senso con un campo largo e non progressista. Non è da escludere, pertanto, che ultioriori rinforzi a Elly possano arrivare proprio dai pentastellati, dai percettori del reddito di cittadinanza. Questi ultimi, sfruttando la platea del web, invocata dalla Schlein e immersi sottotraccia da validi esperti della complessa macchina dem, potrebbero risultare determinanti. Pure se non bastano a vincere, non consentirebbero a Bonaccini di muoversi liberamente dopo febbraio. Stefano dovrà dar conto a un’opposizione interna forte, lontana anni luce da un Terzo Polo che flirta con la destra.

 

Il Pd ha bisogno di una svolta a sinistra. La recente presentazione del libro di Bettini smuove le acque. Il campo progressista sarebbe pronto a trovare un accordo per salvare la creatura rossa. Gli obiettivi sono due: fermare gli ex renziani e soprattutto evitare un possibile ritorno del giglio, che secondo i più vorrebbe sfruttare le divisioni all’interno della vecchia casa per riprendersela. I sondaggi, che vedono in netto vantaggio Stefano Bonaccini, preoccupano e non poco i progressisti, che temono una pericolosa svolta a centro. Ecco perché si torna a intonare “Bella Ciao”. Questo, d’altronde, è l’unico brano che può mettere tutti insieme e far dimenticare ogni motivo di scontro. I giorni che mancano alle primarie sono pochi e non si può restare più divisi. Occorre dare a Elly Schlein tutti gli strumenti, almeno per fare bella figura, contro la corazzata guidata dal viceré dell’Emilia Stefano Bonaccini.

La chiamata alle armi di Boccia

A dirlo non è uno qualunque, ma un tale Francesco Boccia, ovvero il coordinatore enti locali del Pd. Quest’ultimo conosce ogni movimento all’interno dello scacchiere, cioè riesce a percepire i singoli posizionamenti sui territori, dove le ultime notizie non sono confortanti per chi deve recuperare. A preoccupare, ad esempio, è la marcia sul Mezzogiorno. Il governatore dell’Emilia va a braccetto con i colleghi Vincenzo De Luca, a cui è stato promesso un posto per il figlio Piero e Michele Emiliano, in cerca di riscatto. Bisogna arruolare, pertanto, altrettanti validi colonnelli e metterli a servizio della sardina. I pesciolini dagli squali vengono inghiottiti in un sol boccone. Non basta il solo Franceschini a fermare gli indomabili predatori. Sono indispensabili rinforzi. Bisogna contattare, pertanto, chi è in grado di arruolare i migliori soldati. Il numero uno in Italia, a queste latitudini, ha un nome e cognome: Goffredo Bettini. Secondo i più, dai palchi delle sue presentazioni, può convincere chiunque.

L’Orlando furioso e Zinga

Il primo passo, ad esempio, è sbloccare le truppe cammellate del Lazio. Nicola Zingaretti, padrone delle piazze, sposta non poche tessere. Il problema, però, è farlo uscire dal silenzio. In politica, il non parlare equivale al non correre. L’argomento, infatti, sarebbe stato al centro dell’ultima agape romana, tenutasi qualche giorno fa, tra lo stratega col bastone, il presidente in cerca di una rivalsa e soprattutto Andrea Orlando, l’ex ministro della Giustizia, generale della mozione più rossa del Pd. Secondo alcune indiscrezioni, dall’ex Guardasigilli sarebbe arrivato il via libera all’operazione. Schlein, quindi, potrebbe avere presto uomini, donne, circoli e portavoce vari. L’inserimento di Marco Sarracino nella squadra operativa di Elly, d’altronde, era più di un semplice monito in tal senso. Fanno sapere ambienti vicinissimi al ministro che l’accordo dovrebbe chiudersi nel giro di qualche ora. Mossua successiva l’intesa con Zinga. Solo così sarà possibile aprire l’ultima trattativa, la più difficile, ovvero quella col segretario Letta. Tutti sanno che l’attuale inquilino del Nazareno non ama i renziani. Il famoso “stai sereno” è un totem della storia politica nazionale. Certe cose non si dimenticano così facilmente. Allo stesso tempo, chi ha il pallino del gioco non può rischiare di trovarsi da solo all’improvviso. Servono garanzie, nonché una strategia sottotraccia per portare le varie Serracchiani e Malpezzi, all’ultimo secondo, verso una battaglia, allo stato in salita.

L’ultima mossa del Conte

Un match che interessa da vicino anche gli alleati del Pd. Oltre a Renzi, che vuole prendersi la sua vecchia creatura, c’è un tale Giuseppe Conte, che non intende dialogare con un Nazareno troppo centrista. La sua svolta a sinistra non avrebbe senso con un campo largo e non progressista. Non è da escludere, pertanto, che ultioriori rinforzi a Elly possano arrivare proprio dai pentastellati, dai percettori del reddito di cittadinanza. Questi ultimi, sfruttando la platea del web, invocata dalla Schlein e immersi sottotraccia da validi esperti della complessa macchina dem, potrebbero risultare determinanti. Pure se non bastano a vincere, non consentirebbero a Bonaccini di muoversi liberamente dopo febbraio. Stefano dovrà dar conto a un’opposizione interna forte, lontana anni luce da un Terzo Polo che flirta con la destra.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli