La storia dell’umanità in un finto giallo dell’Argentina anni ’70 

 

di Gabriele Grazi
Immaginatevi seduti in un polveroso caffè sudamericano, in una lunga notte afosa e distorta. I bicchieri si susseguono uno dietro l’altro al ritmo di un tango del barrio, indolente e sensuale. La musica, così come la luna nel cielo, si prende tutto il suo tempo, con calma, per invadere la stanza sconfinata nelle sue possibilità da ultimo angolo del mondo. Leggendo Respirazione artificiale di Ricardo Piglia voi sarete lì. L’euforia che solo una notte così fumosa e caotica può portare, e disquisirete di ogni arte dello scibile umano con esuli, nobili polacchi decaduti, straccioni, caballeros… Un’umanità eterogenea che solo il cuore decaduto di un impero del sogno, che osserva altezzoso nelle sue vesti pur consunte le ceneri della sua promessa grandezza che non fu, può regalare. Sì perché l’Argentina ha incarnato forse come poche altre frontiere l’utopia di un mondo nuovo, e si è ammantata di un’aura di splendore che però è durata come il manto di una farfalla, così bella eppure così fragile. Questo è il clima che abita questo romanzo decadente, e altrettanto particolare è la storia della sua pubblicazione. Siamo sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, vige la dittatura militare e la quasi totalità degli intellettuali sono espatriati. Non Piglia che scelse di restare ma dovette inventarsi un artificio per pubblicare le sue opere. Fu così che celò sotto le spoglie di un libro giallo quello che in realtà è un testo carico di storia argentina, in modo da poter passare indenne la censura, immagino anche confidando sulla scarsa capacità di decriptare la realtà del testo da parte dell’impiegato censore. Si narra la storia del rapporto tra il protagonista, lo scrittore Emilio Renzi, e suo zio, un personaggio complesso che nasconde un passato discusso che lo ha costretto ad emigrare. Devo ammettere che in questa prima parte si rischia di perdersi se non si è profondi conoscitori della storia albiceleste, ma abbiate pazienza e sarete ampiamente ricompensati! Ad un certo punto la corrispondenza si interrompe, Emilio perde le tracce dello zio senza spiegazioni per cui decide di andare a trovarlo per sincerarsi su cosa stia succedendo, portandoci così nella seconda parte del libro in cui passeremo la serata in attesa nel bar di cui vi narravo. Qui come vi dicevo parteciperete ad alcuni dei dialoghi più belli, colti, complessi, ironici, profondi, magistrali che abbia mai letto, tra cui il racconto del Conte Tardewsky sulla storia tra Hitler e Kafka, iperbole di ogni rapporto tra il potere mefistofelico e la sua analisi con gli occhi dell’arte. Non vi citerò un passo del libro perché sarebbe come sminuire le pagine che non sceglierei, e perché come cercavo di spiegare è un flusso continuo di citazioni, riflessioni che spaziano dalla critica letteraria all’antropologia, dalla storia alla filosofia, riempiendoci il cuore e gli occhi di idee e suggestioni. Concedetevi un regalo, portate con voi questo libro fondamentale. Vi prometto una cosa: quando sarete in un non-luogo in attesa di qualcosa, stanchi, sfiduciati dalla bassezza che l’essere umano è in grado di toccare e dalla mediocrità di molte sue opere, un’epifania, con il suono di un lamento triste eppure libero, vi attraverserà l’anima e vi condurrà sulle strade leggendarie della Pampa.

 

di Gabriele Grazi
Immaginatevi seduti in un polveroso caffè sudamericano, in una lunga notte afosa e distorta. I bicchieri si susseguono uno dietro l’altro al ritmo di un tango del barrio, indolente e sensuale. La musica, così come la luna nel cielo, si prende tutto il suo tempo, con calma, per invadere la stanza sconfinata nelle sue possibilità da ultimo angolo del mondo. Leggendo Respirazione artificiale di Ricardo Piglia voi sarete lì. L’euforia che solo una notte così fumosa e caotica può portare, e disquisirete di ogni arte dello scibile umano con esuli, nobili polacchi decaduti, straccioni, caballeros… Un’umanità eterogenea che solo il cuore decaduto di un impero del sogno, che osserva altezzoso nelle sue vesti pur consunte le ceneri della sua promessa grandezza che non fu, può regalare. Sì perché l’Argentina ha incarnato forse come poche altre frontiere l’utopia di un mondo nuovo, e si è ammantata di un’aura di splendore che però è durata come il manto di una farfalla, così bella eppure così fragile. Questo è il clima che abita questo romanzo decadente, e altrettanto particolare è la storia della sua pubblicazione. Siamo sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, vige la dittatura militare e la quasi totalità degli intellettuali sono espatriati. Non Piglia che scelse di restare ma dovette inventarsi un artificio per pubblicare le sue opere. Fu così che celò sotto le spoglie di un libro giallo quello che in realtà è un testo carico di storia argentina, in modo da poter passare indenne la censura, immagino anche confidando sulla scarsa capacità di decriptare la realtà del testo da parte dell’impiegato censore. Si narra la storia del rapporto tra il protagonista, lo scrittore Emilio Renzi, e suo zio, un personaggio complesso che nasconde un passato discusso che lo ha costretto ad emigrare. Devo ammettere che in questa prima parte si rischia di perdersi se non si è profondi conoscitori della storia albiceleste, ma abbiate pazienza e sarete ampiamente ricompensati! Ad un certo punto la corrispondenza si interrompe, Emilio perde le tracce dello zio senza spiegazioni per cui decide di andare a trovarlo per sincerarsi su cosa stia succedendo, portandoci così nella seconda parte del libro in cui passeremo la serata in attesa nel bar di cui vi narravo. Qui come vi dicevo parteciperete ad alcuni dei dialoghi più belli, colti, complessi, ironici, profondi, magistrali che abbia mai letto, tra cui il racconto del Conte Tardewsky sulla storia tra Hitler e Kafka, iperbole di ogni rapporto tra il potere mefistofelico e la sua analisi con gli occhi dell’arte. Non vi citerò un passo del libro perché sarebbe come sminuire le pagine che non sceglierei, e perché come cercavo di spiegare è un flusso continuo di citazioni, riflessioni che spaziano dalla critica letteraria all’antropologia, dalla storia alla filosofia, riempiendoci il cuore e gli occhi di idee e suggestioni. Concedetevi un regalo, portate con voi questo libro fondamentale. Vi prometto una cosa: quando sarete in un non-luogo in attesa di qualcosa, stanchi, sfiduciati dalla bassezza che l’essere umano è in grado di toccare e dalla mediocrità di molte sue opere, un’epifania, con il suono di un lamento triste eppure libero, vi attraverserà l’anima e vi condurrà sulle strade leggendarie della Pampa.
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