La storia di un eroe a lungo dimenticato

Una lapide in marmo, apposta il 30 aprile 2016 sul muro del civico 15 di Via Nemorense, nel quartiere Trieste – Salario di Roma, ricorda che “Qui trascorse la sua breve vita Ugo Forno martire della libertà. Medaglia d’Oro al Valore Civile. 27.4.1932 – 5.6-1944”. 

Chi era Ugo Forno, per tutti “Ughetto”, del quale era necessario sollecitarne il ricordo e conservarne la memoria? Nel suo ultimo libro “Ugo Forno. Il partigiano bambino” (Diarkos, pag. 150, Euro 15,00) il giornalista Felice Cipriani, biografo del piccolo eroe, al quale aveva già dedicato il volume  “Il ragazzo del Ponte” (Edizioni Chillemi, 2012), e autore di numerosi libri sulla “Memoria”, ne ricostruisce la “storia” e il “gesto” attraverso testimonianze, documenti ufficiali e una approfondita analisi del contesto storico, urbanistico e sociale del quartiere dove ha vissuto l’ultimo caduto per la difesa di Roma.

Il 5 giugno 1944 era un giorno di festa per la città di Roma, liberata il giorno prima dagli alleati che ponevano fine a 9 mesi di occupazione tedesca. Ughetto quella mattina esce di casa presto. Dice alla mamma che va da un amico nello stesso palazzo, invece, saputo delle intenzioni dei tedeschi di compiere un atto di sabotaggio, insieme ad un gruppo di amici da lui incitati (“Annamo! Annamo! Sbrigamose sennò fanno sartà er ponte”) raggiunge “una grotta sotto l’attuale Via Pietro Mascagni, ove erano state nascoste delle armi lasciate lì dai soldati italiani che abbandonarono l’esercito italiano l’8 settembre”. Chiede ai soldati americani, attestati sull’altura dominante la campagna della Via Salaria per neutralizzare una retroguardia dell’esercito tedesco in fuga, che doveva cercare di ritardare l’avanzata degli alleati distruggendo il Ponte Salario e quello ferroviario sull’Aniene, di potersi unire a loro. Armato di fucile, insieme ai suoi amici raggiunge una casa colonica dove un gruppo di contadini sta mangiando. “In modo molto deciso, Ughetto informa queste persone che i tedeschi stanno minando il ponte ferroviario sull’Aniene. Il ponte, che è vicino la via Salaria , ‘non può essere distrutto perché deve essere utilizzato dagli americani nella loro avanzata. Noi andiamo a salvarlo, avete delle armi? Venite con noi’. I contadini si alzano e prendono due mitra Beretta, due fucili della fanteria tedesca e alcune pistole. Ugo si mette in testa. Vi è una tacita intesa, è lui il capitano”, affermano i testimoni intervistati da Cipriani. Ha inizio uno scontro furioso con una decina di guastatori tedeschi che, con la copertura di due carri armati, sta piazzando sotto le tre arcate del ponte grossi pacchi di esplosivo e stendendo i cavi elettrici per l’accensione. 

Ugo e gli altri, scrive Cipriani nel ricostruire gli ultimi minuti di vita del giovane, sparano da dietro la casa colonica “sdraiati sopra un dosso. I guastatori capiscono dal tipo di ‘fuoco’ che a sparargli sono volontari e patrioti italiani e non americani. 

Essi si rendono conto che non faranno in tempo a finire l’allaccio dell’esplosivo, così decidono di abbandonare l’operazione e iniziano a ritirarsi. Organizzano la ritirata che viene ‘coperta’ da un mortaio che inizia a lanciare devastanti colpi. Il primo colpisce Francesco Guidi, che è il figlio del proprietario dei terreni, ove i contadini stavano lavorando. A quel punto Ughetto, imbracciando il fucile, che è alto quasi quanto lui, invita a sparare verso il punto da dove si vede il fumo provocato dal mortaio. Le schegge e gli spezzoni del secondo colpo feriscono ad una coscia Luciano Curzi e troncano un braccio a Sandro Fornari, entrambi braccianti. Il terzo colpo è mortale per il piccolo eroe che stramazza al suolo morente”. I sabotatori fuggono e “il ponte sull’Aniene rimane intatto, con le micce dell’esplosivo che penzolano inutili”. Poco dopo Ughetto, alle ore 12 del 5 giugno 1944,  muore mentre viene trasportato al vicino ospedale dell’INAIL. La sua salma venne coperta da alcuni cittadini con il tricolore.

Ciò che più colpisce nell’ultima giornata di Ugo Forno, scrive il giornalista Paolo Conti nella prefazione, “è la perfetta comprensione della complessità, e soprattutto, dell’irrepetibilità, del momento storico che sta vivendo, e di cui diventa straordinario protagonista senza un attimo di esitazione”.

 Grazie alla perseveranza dei suoi familiari e amici e alle numerose iniziative di giornalisti, cittadini e associazioni, il suo sacrificio, dopo essere stato dimenticato per decenni forse perché il ragazzo,  “partigiano combattente isolato, caduto per la lotta di liberazione”, non aveva una “appartenenza” a formazioni partigiane ideologicamente legate a partiti politici, ha ottenuto, sia pure con molto ritardo,  i dovuti riconoscimenti e la sua morte eroica indicata  come testimonianza dell’impegno dei numerosi ragazzi che, come lui, si sono sacrificati per affermare i valori di libertà e democrazia. 

Solo nel 1974 gli è stata intestata a Roma una strada periferica oltre il Raccordo anulare, certamente fuori contesto rispetto ai luoghi della sua residenza e del suo ultimo giorno di vita. Una lapide, posta il 4 giugno 2005 lo ricorda all’interno di una aiuola del Parco Nemorense, a pochi passi dalla sua casa natale e l’Aula Multimediale della Scuola Media “Luigi Settembrini”, dove aveva frequentato da studente di seconda media il suo ultimo anno scolastico, è stata a lui intitolata il 15 ottobre 2008. Il 15 giugno 2010 il ponte ferroviario, sul quale oggi transitano i treni ad Alta Velocità,  viene intitolato al “Coraggioso giovane che a costo della vita difese il ponte di ferro sull’Aniene mettendo in fuga gli invasori nazisti”. Il 16 gennaio 2013 gli viene conferita alla memoria, su Decreto del Presidente della Repubblica, la Medaglia d’oro al merito civile. Il 29 aprile 2015 in Via Mascagni, nel luogo dove era iniziata l’azione “militare”, si svolge la cerimonia di intitolazione del “Giardino Ugo Forno”, alla presenza e con la partecipazione delle Autorità cittadine e una folta rappresentanza di studenti delle scuole del quartiere. Oggi, finalmente, la figura di Ughetto viene ricordata in occasione delle numerose celebrazioni e anniversari di eventi particolarmente significativi per la storia della Resistenza

 

Vittorio Esposito

Una lapide in marmo, apposta il 30 aprile 2016 sul muro del civico 15 di Via Nemorense, nel quartiere Trieste – Salario di Roma, ricorda che “Qui trascorse la sua breve vita Ugo Forno martire della libertà. Medaglia d’Oro al Valore Civile. 27.4.1932 – 5.6-1944”. 

Chi era Ugo Forno, per tutti “Ughetto”, del quale era necessario sollecitarne il ricordo e conservarne la memoria? Nel suo ultimo libro “Ugo Forno. Il partigiano bambino” (Diarkos, pag. 150, Euro 15,00) il giornalista Felice Cipriani, biografo del piccolo eroe, al quale aveva già dedicato il volume  “Il ragazzo del Ponte” (Edizioni Chillemi, 2012), e autore di numerosi libri sulla “Memoria”, ne ricostruisce la “storia” e il “gesto” attraverso testimonianze, documenti ufficiali e una approfondita analisi del contesto storico, urbanistico e sociale del quartiere dove ha vissuto l’ultimo caduto per la difesa di Roma.

Il 5 giugno 1944 era un giorno di festa per la città di Roma, liberata il giorno prima dagli alleati che ponevano fine a 9 mesi di occupazione tedesca. Ughetto quella mattina esce di casa presto. Dice alla mamma che va da un amico nello stesso palazzo, invece, saputo delle intenzioni dei tedeschi di compiere un atto di sabotaggio, insieme ad un gruppo di amici da lui incitati (“Annamo! Annamo! Sbrigamose sennò fanno sartà er ponte”) raggiunge “una grotta sotto l’attuale Via Pietro Mascagni, ove erano state nascoste delle armi lasciate lì dai soldati italiani che abbandonarono l’esercito italiano l’8 settembre”. Chiede ai soldati americani, attestati sull’altura dominante la campagna della Via Salaria per neutralizzare una retroguardia dell’esercito tedesco in fuga, che doveva cercare di ritardare l’avanzata degli alleati distruggendo il Ponte Salario e quello ferroviario sull’Aniene, di potersi unire a loro. Armato di fucile, insieme ai suoi amici raggiunge una casa colonica dove un gruppo di contadini sta mangiando. “In modo molto deciso, Ughetto informa queste persone che i tedeschi stanno minando il ponte ferroviario sull’Aniene. Il ponte, che è vicino la via Salaria , ‘non può essere distrutto perché deve essere utilizzato dagli americani nella loro avanzata. Noi andiamo a salvarlo, avete delle armi? Venite con noi’. I contadini si alzano e prendono due mitra Beretta, due fucili della fanteria tedesca e alcune pistole. Ugo si mette in testa. Vi è una tacita intesa, è lui il capitano”, affermano i testimoni intervistati da Cipriani. Ha inizio uno scontro furioso con una decina di guastatori tedeschi che, con la copertura di due carri armati, sta piazzando sotto le tre arcate del ponte grossi pacchi di esplosivo e stendendo i cavi elettrici per l’accensione. 

Ugo e gli altri, scrive Cipriani nel ricostruire gli ultimi minuti di vita del giovane, sparano da dietro la casa colonica “sdraiati sopra un dosso. I guastatori capiscono dal tipo di ‘fuoco’ che a sparargli sono volontari e patrioti italiani e non americani. 

Essi si rendono conto che non faranno in tempo a finire l’allaccio dell’esplosivo, così decidono di abbandonare l’operazione e iniziano a ritirarsi. Organizzano la ritirata che viene ‘coperta’ da un mortaio che inizia a lanciare devastanti colpi. Il primo colpisce Francesco Guidi, che è il figlio del proprietario dei terreni, ove i contadini stavano lavorando. A quel punto Ughetto, imbracciando il fucile, che è alto quasi quanto lui, invita a sparare verso il punto da dove si vede il fumo provocato dal mortaio. Le schegge e gli spezzoni del secondo colpo feriscono ad una coscia Luciano Curzi e troncano un braccio a Sandro Fornari, entrambi braccianti. Il terzo colpo è mortale per il piccolo eroe che stramazza al suolo morente”. I sabotatori fuggono e “il ponte sull’Aniene rimane intatto, con le micce dell’esplosivo che penzolano inutili”. Poco dopo Ughetto, alle ore 12 del 5 giugno 1944,  muore mentre viene trasportato al vicino ospedale dell’INAIL. La sua salma venne coperta da alcuni cittadini con il tricolore.

Ciò che più colpisce nell’ultima giornata di Ugo Forno, scrive il giornalista Paolo Conti nella prefazione, “è la perfetta comprensione della complessità, e soprattutto, dell’irrepetibilità, del momento storico che sta vivendo, e di cui diventa straordinario protagonista senza un attimo di esitazione”.

 Grazie alla perseveranza dei suoi familiari e amici e alle numerose iniziative di giornalisti, cittadini e associazioni, il suo sacrificio, dopo essere stato dimenticato per decenni forse perché il ragazzo,  “partigiano combattente isolato, caduto per la lotta di liberazione”, non aveva una “appartenenza” a formazioni partigiane ideologicamente legate a partiti politici, ha ottenuto, sia pure con molto ritardo,  i dovuti riconoscimenti e la sua morte eroica indicata  come testimonianza dell’impegno dei numerosi ragazzi che, come lui, si sono sacrificati per affermare i valori di libertà e democrazia. 

Solo nel 1974 gli è stata intestata a Roma una strada periferica oltre il Raccordo anulare, certamente fuori contesto rispetto ai luoghi della sua residenza e del suo ultimo giorno di vita. Una lapide, posta il 4 giugno 2005 lo ricorda all’interno di una aiuola del Parco Nemorense, a pochi passi dalla sua casa natale e l’Aula Multimediale della Scuola Media “Luigi Settembrini”, dove aveva frequentato da studente di seconda media il suo ultimo anno scolastico, è stata a lui intitolata il 15 ottobre 2008. Il 15 giugno 2010 il ponte ferroviario, sul quale oggi transitano i treni ad Alta Velocità,  viene intitolato al “Coraggioso giovane che a costo della vita difese il ponte di ferro sull’Aniene mettendo in fuga gli invasori nazisti”. Il 16 gennaio 2013 gli viene conferita alla memoria, su Decreto del Presidente della Repubblica, la Medaglia d’oro al merito civile. Il 29 aprile 2015 in Via Mascagni, nel luogo dove era iniziata l’azione “militare”, si svolge la cerimonia di intitolazione del “Giardino Ugo Forno”, alla presenza e con la partecipazione delle Autorità cittadine e una folta rappresentanza di studenti delle scuole del quartiere. Oggi, finalmente, la figura di Ughetto viene ricordata in occasione delle numerose celebrazioni e anniversari di eventi particolarmente significativi per la storia della Resistenza

 

Vittorio Esposito

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