La Svezia nella Nato: una “pacifica” potenza militare che spaventa la Russia

E se la premier finlandese ha annunciato di voler aderire “senza indugio” dopo 60 anni di glaciale equidistanza (ricevendo un’accoglienza calorosa sia dalla Nato che da parte dei portavoce della Casa Bianca), Stoccolma ha rimandato la decisione formale alla riunione straordinaria di lunedì. Oggi il ministro degli Esteri svedese Ann Linde ha ribadito che la decisione di aderire alla Nato è stata presa per “prevenire conflitti in nord Europa”, non pregiudicando affatto l’impegno di Stoccolma per il disarmo nucleare e la mediazione. L’interesse della nazione scandinava in questo momento, stando anche a quanto detto dalla premier Magdalena Andersson all’inizio del conflitto, sarebbe solo quello di preservare la “stabilità della storica politica di sicurezza svedese”. Ma se a parole Stoccolma sembra attribuire alla decisione la mera necessità di difesa, de facto, già il 27 febbraio scorso ha compiuto un atto muscolare spedendo 5 mila lanciarazzi anticarro all’esercito di Kiev. Decisione definita “eccezionale” dalla premier, e ragion veduta: per la Svezia ha rappresentato la prima fornitura di armi a un Paese straniero dal 1939. Mosca ha definito una “minaccia” la decisione della Finlandia di entrare nella Nato, mettendo in chiaro che adotterà “le necessarie misure” per garantire la sua sicurezza. Copione che potrebbe ripetersi con la Svezia, non limitandosi a generiche “minacce: in pericolo c’è anche l’approvvigionamento di gas russo delle repubbliche scandinave, anche se (per ora) il Cremlino ha smentito le notizie secondo le quali avrebbe già interrotto le forniture verso Helsinki. Ma non è solo la Russia a leggere con turbamento le notizie che arrivano da Svezia e Finlandia: anche il diplomatico Giuseppe Cassini, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, non esita a definirle “un segnale negativo”. “Allargare la Nato alla Finlandia e alla Svezia mette a rischio i negoziati” dice l’ambasciatore, il quale non scorge “ragioni militari che giustifichino l’adesione alla Nato di questi due Paesi”. Inoltre la Svezia, che nel frattempo ha siglato un accordo di mutua difesa con la Gran Bretagna (annunciato dalla Linde sul suo profilo Twitter con tanto di scatto stile “love boat” di lei e Boris Johnson), è una vera e propria potenza militare: ha dalla sua un esercito con personale superiore ai 4 milioni e dotazioni militari di eccellenza. Sottomarini, tecnologie radar e droni all’avanguardia, formidabili elicotteri Skeldar e il Gripen Jas 39E della Saab, caccia multiruolo per la guerra elettronica. Nonostante le rassicuranti dichiarazioni dei pacifici (ma armati) svedesi, quindi, la Russia si mantiene in allarme.

E se la premier finlandese ha annunciato di voler aderire “senza indugio” dopo 60 anni di glaciale equidistanza (ricevendo un’accoglienza calorosa sia dalla Nato che da parte dei portavoce della Casa Bianca), Stoccolma ha rimandato la decisione formale alla riunione straordinaria di lunedì. Oggi il ministro degli Esteri svedese Ann Linde ha ribadito che la decisione di aderire alla Nato è stata presa per “prevenire conflitti in nord Europa”, non pregiudicando affatto l’impegno di Stoccolma per il disarmo nucleare e la mediazione. L’interesse della nazione scandinava in questo momento, stando anche a quanto detto dalla premier Magdalena Andersson all’inizio del conflitto, sarebbe solo quello di preservare la “stabilità della storica politica di sicurezza svedese”. Ma se a parole Stoccolma sembra attribuire alla decisione la mera necessità di difesa, de facto, già il 27 febbraio scorso ha compiuto un atto muscolare spedendo 5 mila lanciarazzi anticarro all’esercito di Kiev. Decisione definita “eccezionale” dalla premier, e ragion veduta: per la Svezia ha rappresentato la prima fornitura di armi a un Paese straniero dal 1939. Mosca ha definito una “minaccia” la decisione della Finlandia di entrare nella Nato, mettendo in chiaro che adotterà “le necessarie misure” per garantire la sua sicurezza. Copione che potrebbe ripetersi con la Svezia, non limitandosi a generiche “minacce: in pericolo c’è anche l’approvvigionamento di gas russo delle repubbliche scandinave, anche se (per ora) il Cremlino ha smentito le notizie secondo le quali avrebbe già interrotto le forniture verso Helsinki. Ma non è solo la Russia a leggere con turbamento le notizie che arrivano da Svezia e Finlandia: anche il diplomatico Giuseppe Cassini, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, non esita a definirle “un segnale negativo”. “Allargare la Nato alla Finlandia e alla Svezia mette a rischio i negoziati” dice l’ambasciatore, il quale non scorge “ragioni militari che giustifichino l’adesione alla Nato di questi due Paesi”. Inoltre la Svezia, che nel frattempo ha siglato un accordo di mutua difesa con la Gran Bretagna (annunciato dalla Linde sul suo profilo Twitter con tanto di scatto stile “love boat” di lei e Boris Johnson), è una vera e propria potenza militare: ha dalla sua un esercito con personale superiore ai 4 milioni e dotazioni militari di eccellenza. Sottomarini, tecnologie radar e droni all’avanguardia, formidabili elicotteri Skeldar e il Gripen Jas 39E della Saab, caccia multiruolo per la guerra elettronica. Nonostante le rassicuranti dichiarazioni dei pacifici (ma armati) svedesi, quindi, la Russia si mantiene in allarme.

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