La terza maglia del Newcastle fa arrabbiare anche Amnesty International

Una maglia bianca con risvolti verdi, il colore dell’Islam e dell’Arabia. Ma a Newcastle la terza maglia scelta dalla società di proprietà del fondo Pif, riconducibile alla casa reale saudita e in particolare al principe Mohamed bin Salman, non è piaciuta granché ai tifosi. E non per ragioni religiose o ideologiche, più semplicemente perché l’accoppiata cromatica bianco-verde non c’entra nulla con la lunga e complessa storia dei Magpies.

Sui social, la società ha presentato la terza maglia scatenando un putiferio che ha coinvolto persino Amnesty International. Che, in una nota, ha fatto sapere che questa mossa da parte della società è stata miope perché imporre al Newcastle i colori della nazionale dell’Arabia Saudita “smaschera il potere del petrodollaro” e rappresenta “una chiara prova di sportswashing per cancellare tutte le accuse di violazioni dei diritti umani”. Il presidente del club, Eddie Howe, ha spiegato di essere a conoscenza delle critiche e si è defilato, raccontando di non essere stato coinvolto nella scelta cromatica per il terzo kit della squadra. Quindi ha messo in correlazione la scelta di colorare di bianco e verde la maglia dei Magpies con “il grande interesse e supporto” di cui il club inglese godrebbe nel Medio Oriente.  

La polemica sulla terza maglia è un must ormai del calcio moderno. Di solito, bersaglio delle critiche è lo sponsor tecnico che si sbizzarrisce a creare casacche lontanissime dai colori o dalle modalità solite, specialmente per ragioni di mercato. Come è accaduto con la terza maglia del Milan, bianca con l’inserto a strisce rossonere. Oppure con la stessa nazionale di calcio a cui, qualche anno fa, Puma propose un’inedita divisa verde scatenando polemiche infinite. Mai s’erano intromesse le Ong e le associazioni umanitarie. Fino ad ora.

Una maglia bianca con risvolti verdi, il colore dell’Islam e dell’Arabia. Ma a Newcastle la terza maglia scelta dalla società di proprietà del fondo Pif, riconducibile alla casa reale saudita e in particolare al principe Mohamed bin Salman, non è piaciuta granché ai tifosi. E non per ragioni religiose o ideologiche, più semplicemente perché l’accoppiata cromatica bianco-verde non c’entra nulla con la lunga e complessa storia dei Magpies.

Sui social, la società ha presentato la terza maglia scatenando un putiferio che ha coinvolto persino Amnesty International. Che, in una nota, ha fatto sapere che questa mossa da parte della società è stata miope perché imporre al Newcastle i colori della nazionale dell’Arabia Saudita “smaschera il potere del petrodollaro” e rappresenta “una chiara prova di sportswashing per cancellare tutte le accuse di violazioni dei diritti umani”. Il presidente del club, Eddie Howe, ha spiegato di essere a conoscenza delle critiche e si è defilato, raccontando di non essere stato coinvolto nella scelta cromatica per il terzo kit della squadra. Quindi ha messo in correlazione la scelta di colorare di bianco e verde la maglia dei Magpies con “il grande interesse e supporto” di cui il club inglese godrebbe nel Medio Oriente.  

La polemica sulla terza maglia è un must ormai del calcio moderno. Di solito, bersaglio delle critiche è lo sponsor tecnico che si sbizzarrisce a creare casacche lontanissime dai colori o dalle modalità solite, specialmente per ragioni di mercato. Come è accaduto con la terza maglia del Milan, bianca con l’inserto a strisce rossonere. Oppure con la stessa nazionale di calcio a cui, qualche anno fa, Puma propose un’inedita divisa verde scatenando polemiche infinite. Mai s’erano intromesse le Ong e le associazioni umanitarie. Fino ad ora.

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