La testa in patria, i tentacoli ovunque: la strategia della mafia nigeriana

Dagli anni ’80 è attestata in Italia la presenza di sodalizi criminali stranieri provenienti dall’Africa sub sahariana. Per lo più manovalanza, carne da cannone per attività di piccolo cabotaggio, commissionata agli stranieri dalla camorra dell’area domitia o da quelle zone della Sicilia in cui la presenza straniera era più forte. Qualcosa però è cambiato negli ultimi anni, il protagonismo delle mafie africane ha portato le consorterie a ritagliarsi spazi sempre più importanti fino al punto da intessere alleanze, da pari a pari, con i clan storici.
Tra le altre, quella nigeriana sembra essere la mafia più strutturata. È divisa in culti, a loro volta suddivisi in famiglie. A Torino e Bologna, come ha riferito la relazione della Dia relativa al 2021, è stata ritrovata una sorta di mappa della struttura del culto dei Maphite, una delle più potenti e temute organizzazioni operanti su scala internazionale. Si tratta della cosiddetta Green bible, definita dagli investigatori una sorta di costituzione del cartello dei Maphite con tanto di organigramma strutturale. Un’altra importante scoperta investigativa ha riguardato la scoperta di un discorso tenuto dall’International Flame ai cultisti italiani nell’ambito di un evento definito convention dagli stessi inquirenti. La figura dell’Internation Flame è importante: si tratta, segnala la Dia, di “colui che provvede a diffondere agli altri affiliati le notizie relative alle riunioni dell’associazione e a tutti gli altri eventi rilevanti della vita del gruppo, oltre a partecipare alle nuove affiliazioni ed alle punizioni corporali inflitte in caso di violazione delle regole interne”. E, cosa ancora più importante, dimostra un legame, solido e indissolubile, tra i cult della diaspora e la Nigeria.
A tale riguardo, è interessante leggere quanto ha scritto il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Caltanissetta nell’ambito di un’operazione che, il 10 giugno del 2021, portò i carabinieri a sgominare un cult dedito, tra le altre cose, al traffico di sostanze stupefacenti: “L’organizzazione in questione costituisce espressione di ingegneria criminale internazionale, finalizzata alla colonizzazione, anch’essa criminale, del territorio italiano, la cui regia non è radicata in Italia, bensì nel Paese d’origine degli indagati, qui arrivati con la precisa ed esclusiva finalità di arricchimento mediante operazioni di narcotraffico”. In pratica, qui in Italia non ci sono capi ma soltanto esecutori di ordini seppur a vari livelli. La piovra della mafia nigeriana estende i suoi tentacoli in Italia e in altri Paesi europei ma la testa se ne sta in Africa. A immaginare nuove conquiste.
Sulla mafiosità dei culti nigeriani, gli ultimi dubbi sono stati sciolti dalla magistratura. E in particolare, la Dia cita la stessa ordinanza del gip nisseno: “L’associazione costituita reca l’impronta della criminalità nigeriano-cultista, ove ritualità, mutuo soccorso ed esercizio corale di azioni delittuose si fondono, costituendo la matrice genetica di un apparato plurisoggettivo organizzato, che affida la propria sopravvivenza alla capacità di pronta attivazione di meccanismi surrogatori, volti a vanificare immediatamente ogni forma di resecazione, ope iudicis, dell’organigramma, mediante una tempestiva redistribuzione dei compiti interni tra i numerosi aderenti”. In pratica, l’organizzazione si regge sull’aiuto fornito dai suoi membri ai suoi stessi membri, nell’ottica di una gerarchia e di una ritualità ben stabilite. Insomma, nei culti nigeriani si trova tutto quanto rispecchia i minimi requisiti per definire quale mafia un’associazione a delinquere.

Dagli anni ’80 è attestata in Italia la presenza di sodalizi criminali stranieri provenienti dall’Africa sub sahariana. Per lo più manovalanza, carne da cannone per attività di piccolo cabotaggio, commissionata agli stranieri dalla camorra dell’area domitia o da quelle zone della Sicilia in cui la presenza straniera era più forte. Qualcosa però è cambiato negli ultimi anni, il protagonismo delle mafie africane ha portato le consorterie a ritagliarsi spazi sempre più importanti fino al punto da intessere alleanze, da pari a pari, con i clan storici.
Tra le altre, quella nigeriana sembra essere la mafia più strutturata. È divisa in culti, a loro volta suddivisi in famiglie. A Torino e Bologna, come ha riferito la relazione della Dia relativa al 2021, è stata ritrovata una sorta di mappa della struttura del culto dei Maphite, una delle più potenti e temute organizzazioni operanti su scala internazionale. Si tratta della cosiddetta Green bible, definita dagli investigatori una sorta di costituzione del cartello dei Maphite con tanto di organigramma strutturale. Un’altra importante scoperta investigativa ha riguardato la scoperta di un discorso tenuto dall’International Flame ai cultisti italiani nell’ambito di un evento definito convention dagli stessi inquirenti. La figura dell’Internation Flame è importante: si tratta, segnala la Dia, di “colui che provvede a diffondere agli altri affiliati le notizie relative alle riunioni dell’associazione e a tutti gli altri eventi rilevanti della vita del gruppo, oltre a partecipare alle nuove affiliazioni ed alle punizioni corporali inflitte in caso di violazione delle regole interne”. E, cosa ancora più importante, dimostra un legame, solido e indissolubile, tra i cult della diaspora e la Nigeria.
A tale riguardo, è interessante leggere quanto ha scritto il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Caltanissetta nell’ambito di un’operazione che, il 10 giugno del 2021, portò i carabinieri a sgominare un cult dedito, tra le altre cose, al traffico di sostanze stupefacenti: “L’organizzazione in questione costituisce espressione di ingegneria criminale internazionale, finalizzata alla colonizzazione, anch’essa criminale, del territorio italiano, la cui regia non è radicata in Italia, bensì nel Paese d’origine degli indagati, qui arrivati con la precisa ed esclusiva finalità di arricchimento mediante operazioni di narcotraffico”. In pratica, qui in Italia non ci sono capi ma soltanto esecutori di ordini seppur a vari livelli. La piovra della mafia nigeriana estende i suoi tentacoli in Italia e in altri Paesi europei ma la testa se ne sta in Africa. A immaginare nuove conquiste.
Sulla mafiosità dei culti nigeriani, gli ultimi dubbi sono stati sciolti dalla magistratura. E in particolare, la Dia cita la stessa ordinanza del gip nisseno: “L’associazione costituita reca l’impronta della criminalità nigeriano-cultista, ove ritualità, mutuo soccorso ed esercizio corale di azioni delittuose si fondono, costituendo la matrice genetica di un apparato plurisoggettivo organizzato, che affida la propria sopravvivenza alla capacità di pronta attivazione di meccanismi surrogatori, volti a vanificare immediatamente ogni forma di resecazione, ope iudicis, dell’organigramma, mediante una tempestiva redistribuzione dei compiti interni tra i numerosi aderenti”. In pratica, l’organizzazione si regge sull’aiuto fornito dai suoi membri ai suoi stessi membri, nell’ottica di una gerarchia e di una ritualità ben stabilite. Insomma, nei culti nigeriani si trova tutto quanto rispecchia i minimi requisiti per definire quale mafia un’associazione a delinquere.

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