La vita degli italiani è sempre più digitale

La pandemia di Covid ha reso la vita degli italiani sempre più digitale. Lo certifica il Rapporto Italia 2022 di Eurispes nel capitolo “Consumi e stili di vita tra presente e futuro”. Come si legge in un passaggio, infatti, “da oltre due anni a questa parte gli strumenti informatici e la Rete sono diventati protagonisti, in parte forzati, della nostra quotidianità. L’utilizzo delle tecnologie digitali è stato non soltanto utile, ma spesso obbligato: per stampare l’autocertificazione, prenotare il vaccino, scaricare il Green Pass, interagire via email con il medico di medicina generale, permettere ai propri figli di seguire le lezioni a distanza, ordinare un pasto o la spesa a domicilio e molto altro”.

La maggiore dimestichezza con le tecnologie digitali rappresenta un propulsore del commercio online. Grazie alla spinta della pandemia, si legge, “si trova immediata conferma del rapido processo di diffusione tra i cittadini”. Secondo le rilevazioni dell’Eurispes, solo il 22,8 per cento degli italiani non fa acquisti online. Dunque otto italiani su dieci si avvalgono dell’e-commerce. Di questi, il 29,2 per cento lo fanno qualche volta, il 24,6 per cento raramente, il 15 per cento spesso, l’8,4 per cento abitualmente. Comprensibilmente il commercio online attecchisce più sui giovani tra i 18 e i 44 anni, mentre appena l’1,3 per cento di anziani acquista attraverso il web. La pandemia, dicevamo, ha aperto il vaso di pandora del digitale: basti pensare che in un solo anno la percentuale di chi non compra mai online è scesa dal 29,1 per cento del 2021 al 22,8 per cento del 2022. Per quanto riguarda gli acquisti a domicilio, l’abitudine più diffusa è quella di ordinare la cena o altri pasti a casa (nell’ultimo anno lo ha fatto il 44,6 per cento), seguono la spesa a domicilio (37,7 per cento) e poi i farmaci a domicilio (23,8 per cento).

Indicativo anche il robusto 60 per cento di persone che dichiara di effettuare videochiamate con parenti e amici. Altro dato non trascurabile: il 16 per cento utilizza il monopattino elettrico, probabilmente anche prenotandone la versione a noleggio attraverso le apposite app. Inoltre, quasi la metà degli intervistati ha acquistato uno o più abbonamenti a piattaforme streaming a pagamento (47,9 per cento). Mentre un 22,9 per cento del campione nell’ultimo anno ha acquistato o noleggiato strumenti per fitness domestico.

Tracimano, dunque, gli acquisti online. Al netto della comodità di ottenere un prodotto premendo i pulsanti della tastiera, occorrono tuttavia una serie di riflessioni. La privacy è davvero tutelata da una condivisione sempre più ampia dei propri dati? I giganti del web pagano una tassazione equa rispetto ai ricavi? E quali sono le ripercussioni di questa predilezione dell’online sull’economia di prossimità? Domande che non possono restare inevase.

La pandemia di Covid ha reso la vita degli italiani sempre più digitale. Lo certifica il Rapporto Italia 2022 di Eurispes nel capitolo “Consumi e stili di vita tra presente e futuro”. Come si legge in un passaggio, infatti, “da oltre due anni a questa parte gli strumenti informatici e la Rete sono diventati protagonisti, in parte forzati, della nostra quotidianità. L’utilizzo delle tecnologie digitali è stato non soltanto utile, ma spesso obbligato: per stampare l’autocertificazione, prenotare il vaccino, scaricare il Green Pass, interagire via email con il medico di medicina generale, permettere ai propri figli di seguire le lezioni a distanza, ordinare un pasto o la spesa a domicilio e molto altro”.

La maggiore dimestichezza con le tecnologie digitali rappresenta un propulsore del commercio online. Grazie alla spinta della pandemia, si legge, “si trova immediata conferma del rapido processo di diffusione tra i cittadini”. Secondo le rilevazioni dell’Eurispes, solo il 22,8 per cento degli italiani non fa acquisti online. Dunque otto italiani su dieci si avvalgono dell’e-commerce. Di questi, il 29,2 per cento lo fanno qualche volta, il 24,6 per cento raramente, il 15 per cento spesso, l’8,4 per cento abitualmente. Comprensibilmente il commercio online attecchisce più sui giovani tra i 18 e i 44 anni, mentre appena l’1,3 per cento di anziani acquista attraverso il web. La pandemia, dicevamo, ha aperto il vaso di pandora del digitale: basti pensare che in un solo anno la percentuale di chi non compra mai online è scesa dal 29,1 per cento del 2021 al 22,8 per cento del 2022. Per quanto riguarda gli acquisti a domicilio, l’abitudine più diffusa è quella di ordinare la cena o altri pasti a casa (nell’ultimo anno lo ha fatto il 44,6 per cento), seguono la spesa a domicilio (37,7 per cento) e poi i farmaci a domicilio (23,8 per cento).

Indicativo anche il robusto 60 per cento di persone che dichiara di effettuare videochiamate con parenti e amici. Altro dato non trascurabile: il 16 per cento utilizza il monopattino elettrico, probabilmente anche prenotandone la versione a noleggio attraverso le apposite app. Inoltre, quasi la metà degli intervistati ha acquistato uno o più abbonamenti a piattaforme streaming a pagamento (47,9 per cento). Mentre un 22,9 per cento del campione nell’ultimo anno ha acquistato o noleggiato strumenti per fitness domestico.

Tracimano, dunque, gli acquisti online. Al netto della comodità di ottenere un prodotto premendo i pulsanti della tastiera, occorrono tuttavia una serie di riflessioni. La privacy è davvero tutelata da una condivisione sempre più ampia dei propri dati? I giganti del web pagano una tassazione equa rispetto ai ricavi? E quali sono le ripercussioni di questa predilezione dell’online sull’economia di prossimità? Domande che non possono restare inevase.

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