L’abbraccio che ci manca

Cosa significa per noi, in questo momento complicato, non poter scambiare abbracci ed effusioni con l’altro? Quali effetti comporta?

 E i bambini come ci guardano, cosa pensano e come reagiscono?

 

Quanto ci mancano l’abbraccio, la stretta di mano, la carezza, il bacio? Tanto. 

Ci mancano e il farne a meno rende questo momento contingente più difficile, isolandoci in una solitudine che ci impoverisce e deprime l’animo e l’umore.

La vita non ha senso alcuno senza il contatto con l’altro. Contatto che sta nella comunicazione verbale e nel confronto, ma, ancor più, nella scoperta e nella conoscenza che la tattilità favorisce. Un abbraccio, una carezza, una stretta di mano, un bacio sanno dire e offrire di più di una parola o di un discorso. Sanno viaggiare sulle onde d’un sentire profondo, che in essi si manifesta senza veli, con chiarezza e con autenticità. Quando siamo in difficoltà, quando ci sentiamo soli, quando viviamo un dolore, è nell’abbraccio, nel contatto fisico che noi troviamo la solidarietà, la comprensione, l’affetto dell’altro, e ne traiamo giovamento, ci sentiamo meno soli, più forti, più ricchi e più disposti alla speranza. Le passioni, i sentimenti, gli amori, si nutrono e si sviluppano grazie al contatto epidermico. Per quella vibrazione intima che accende un sentire che viene dal cuore e al cuore va, disponendo alla più gratificante e umanamente arricchente espressione dell’uomo: il riconoscersi nell’altro, vivo, partecipe e completo.

I bambini hanno innato il manifestare affetto, gioia e qualsiasi altro sentimento attraverso il contatto fisico. Si nutrono di esso per comprendere delle cose, la forma, la sostanza e degli uomini per sapere chi è e com’è colui che gli sta vicino. Crescono e alimentano il loro vissuto e il loro spirito attraverso l’epidermicità. Essa li aiuta a completare ogni loro emozione, a darle un respiro più ampio, disponendola fin dentro la mente e l’animo dell’altro. In questo momento di isolamento fisico forzato per colpa di un maledetto virus, i bambini ci guardano con stupore e spaesati nel vederci e vedersi estranei agli abbracci, alle effusioni, a qualsiasi contatto fisico con i parenti, con gli amici. Si domandano e ci domandano, perché? Alle nostre risposte non sanno che dire. Accettano quieti, quasi sconfortati le spiegazioni. Ma questo stato d’animo dura loro un attimo. Al primo gioco, al primo sussulto d’allegria, al primo richiamo affettuoso d’un nonno, loro si tuffano in un sorriso e in un’effusione solare. E nei loro occhi, nel loro animo si riaccende l’entusiasmo, la gioia, la felicità di sempre. Auguriamoci per loro e anche per noi, che questo entusiasmo, questa gioia, questa felicità tornino a caratterizzare e a fare migliori e più luminosi i loro e i nostri giorni.  

red

Cosa significa per noi, in questo momento complicato, non poter scambiare abbracci ed effusioni con l’altro? Quali effetti comporta?

 E i bambini come ci guardano, cosa pensano e come reagiscono?

 

Quanto ci mancano l’abbraccio, la stretta di mano, la carezza, il bacio? Tanto. 

Ci mancano e il farne a meno rende questo momento contingente più difficile, isolandoci in una solitudine che ci impoverisce e deprime l’animo e l’umore.

La vita non ha senso alcuno senza il contatto con l’altro. Contatto che sta nella comunicazione verbale e nel confronto, ma, ancor più, nella scoperta e nella conoscenza che la tattilità favorisce. Un abbraccio, una carezza, una stretta di mano, un bacio sanno dire e offrire di più di una parola o di un discorso. Sanno viaggiare sulle onde d’un sentire profondo, che in essi si manifesta senza veli, con chiarezza e con autenticità. Quando siamo in difficoltà, quando ci sentiamo soli, quando viviamo un dolore, è nell’abbraccio, nel contatto fisico che noi troviamo la solidarietà, la comprensione, l’affetto dell’altro, e ne traiamo giovamento, ci sentiamo meno soli, più forti, più ricchi e più disposti alla speranza. Le passioni, i sentimenti, gli amori, si nutrono e si sviluppano grazie al contatto epidermico. Per quella vibrazione intima che accende un sentire che viene dal cuore e al cuore va, disponendo alla più gratificante e umanamente arricchente espressione dell’uomo: il riconoscersi nell’altro, vivo, partecipe e completo.

I bambini hanno innato il manifestare affetto, gioia e qualsiasi altro sentimento attraverso il contatto fisico. Si nutrono di esso per comprendere delle cose, la forma, la sostanza e degli uomini per sapere chi è e com’è colui che gli sta vicino. Crescono e alimentano il loro vissuto e il loro spirito attraverso l’epidermicità. Essa li aiuta a completare ogni loro emozione, a darle un respiro più ampio, disponendola fin dentro la mente e l’animo dell’altro. In questo momento di isolamento fisico forzato per colpa di un maledetto virus, i bambini ci guardano con stupore e spaesati nel vederci e vedersi estranei agli abbracci, alle effusioni, a qualsiasi contatto fisico con i parenti, con gli amici. Si domandano e ci domandano, perché? Alle nostre risposte non sanno che dire. Accettano quieti, quasi sconfortati le spiegazioni. Ma questo stato d’animo dura loro un attimo. Al primo gioco, al primo sussulto d’allegria, al primo richiamo affettuoso d’un nonno, loro si tuffano in un sorriso e in un’effusione solare. E nei loro occhi, nel loro animo si riaccende l’entusiasmo, la gioia, la felicità di sempre. Auguriamoci per loro e anche per noi, che questo entusiasmo, questa gioia, questa felicità tornino a caratterizzare e a fare migliori e più luminosi i loro e i nostri giorni.  

red

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