LABIRINTO SINISTRA

Adesso non si può più rimandare, l’anno nuovo è arrivato ed è sempre più martellante il conto alla rovescia per le prossime elezioni regionali. E se per il governo le urne per le amministrative rappresentano il primo test di “mantenimento”, per la sinistra inizia una corsa contro il tempo che, con gli ultimi sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto non particolarmente rosei, necessita di una strategia che faccia arrivare la coalizione al 12 e 13 febbraio con almeno una chance di vittoria. Le prime prove di accaparramento voti, però, non sembrano funzionare. O almeno, danno l’idea che tra le forze di opposizione non si sappia davvero quali pesci pigliare. La mente è troppo presa dagli ultimi sondaggi, che forse hanno dato un po’ alla testa e che vedono il presidente uscente Attilio Fontana – sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega – al 45,1%, mentre Pierfrancesco Majorino – Pd e M5s è al 40,1% e Letizia Moratti – Azione e Italia Viva – al 14,8%. Una posizione, almeno sulla carta, che non fa pensare al peggio. A insinuare però a una sconfitta è lo stesso candidato del centrosinistra, timoroso del possibile distacco che potrebbe crearsi tra la sua coalizione e quella guidata da Fontana. A far bruciare la coda di paglia di Majorino ci ha pensato il giornalista Francesco Magnani che durante la puntata di “L’Aria che Tira” ha domandato se il candidato fosse pronto alla via di fuga del centrodestra nel territorio roccaforte di Matteo Salvini. Majorino però, non si è difeso e non ha suggerito soluzioni, anzi si è appellato alla provvidenza: “Beh, mi state portando un po’ jella”. Ce se la gioca sulla buona volontà della dea Fortuna oppure sul vittimismo? Il secondo sembra – addirittura – vincere sulla prima perché Majorino continua “Ve lo dico perché anche in questa domanda c’è l’idea… Io me la gioco per vincere, mica per partecipare… io non sono uno di quelli che vuole perdere bene, categoria terribile della politica…”. La partita è ancora aperta, certo, ma questi non sembrano proprio gli atteggiamenti di chi alla vittoria ci spera con convinzione. La tecnica è quella dello scarica barile: se c’è qualcosa che non va, la colpa si tenta di dare a qualcun altro. Majorino non è l’unico. Anche il veterano Pierluigi Bersani che da un lato chiede alla sinistra di dare “un’alternativa credibile” – un’idea che, se veramente perseguita, avrebbe anche un giusto fondamento – dall’altro, senza mostrare grande capacità di fare opposizione attacca la maggioranza accusando la premier Meloni di “distorcere la realtà”. Attaccare l’avversario ponendolo come nemico a cui non credere è stata la tattica – molto poco riuscita – attuata da Enrico Letta in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. Una fine rovinosa che Bersani sa di non poter seguire: però, non avendo alternative, la tendenza sembra quella di buttarsi sulla via già battuta, anche se fangosa. Eppure, qualcuno di alternativa ha parlato, o almeno ci ha provato, fuori dal Pd. Vedendo le difficoltà lampanti – soprattutto dal post elezioni in avanti – e l’esclusione dalla nicchia dei partiti tradizionali, i movimenti del clima hanno deciso di fare da soli. In vista delle prossime elezioni europee del 2024 sono tante le idee e le ambizioni che i giovani ambientalisti vogliono mettere in atto. Un’idea condivisibile e virtuosa, ma cosa manca? Neanche a dirlo, un leader. E allora se la sinistra non riesce a ripartire dall’ambiente, “riparta dal socialismo”. A dirlo Riccardo Nencini, riferimento del Partito Socialista Italiano che si dice “preoccupato per il destino della sinistra italiana” e definisce il Pd come non in grado di rappresentare “parte rilevante dell’identità nazionale”, ma “un partito arroccato al potere indipendentemente dall’esito del voto”. La soluzione, per Nencini, è “un richiamo diretto alla parola ‘socialismo’” non solo quello del Novecento, ma anche quello rinnovato “che governa pezzi di Europa”. Ancora idee, ancora supposizioni, ma nessuna azione. Sembra ancora una volta una sinistra dalle tante belle idee, che però restano lontane dall’elettorato, preso dalle problematiche della vita quotidiana: inflazione, aumento dei prezzi di energia e del carrello della spesa e l’ombra del Covid che ancora incombe. Parlare di soluzioni sognanti, dare la colpa agli “altri” e appellarsi alla Dea Fortuna sono strategie che non funzionano: per vincere servono i voti. Se non avverrà un riavvicinamento ai bisogni e alle esigenze dell’elettore la sinistra rimarrà chiusa nella sua gabbia d’oro, sempre più ristretta e angusta.
Adesso non si può più rimandare, l’anno nuovo è arrivato ed è sempre più martellante il conto alla rovescia per le prossime elezioni regionali. E se per il governo le urne per le amministrative rappresentano il primo test di “mantenimento”, per la sinistra inizia una corsa contro il tempo che, con gli ultimi sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto non particolarmente rosei, necessita di una strategia che faccia arrivare la coalizione al 12 e 13 febbraio con almeno una chance di vittoria. Le prime prove di accaparramento voti, però, non sembrano funzionare. O almeno, danno l’idea che tra le forze di opposizione non si sappia davvero quali pesci pigliare. La mente è troppo presa dagli ultimi sondaggi, che forse hanno dato un po’ alla testa e che vedono il presidente uscente Attilio Fontana – sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega – al 45,1%, mentre Pierfrancesco Majorino – Pd e M5s è al 40,1% e Letizia Moratti – Azione e Italia Viva – al 14,8%. Una posizione, almeno sulla carta, che non fa pensare al peggio. A insinuare però a una sconfitta è lo stesso candidato del centrosinistra, timoroso del possibile distacco che potrebbe crearsi tra la sua coalizione e quella guidata da Fontana. A far bruciare la coda di paglia di Majorino ci ha pensato il giornalista Francesco Magnani che durante la puntata di “L’Aria che Tira” ha domandato se il candidato fosse pronto alla via di fuga del centrodestra nel territorio roccaforte di Matteo Salvini. Majorino però, non si è difeso e non ha suggerito soluzioni, anzi si è appellato alla provvidenza: “Beh, mi state portando un po’ jella”. Ce se la gioca sulla buona volontà della dea Fortuna oppure sul vittimismo? Il secondo sembra – addirittura – vincere sulla prima perché Majorino continua “Ve lo dico perché anche in questa domanda c’è l’idea… Io me la gioco per vincere, mica per partecipare… io non sono uno di quelli che vuole perdere bene, categoria terribile della politica…”. La partita è ancora aperta, certo, ma questi non sembrano proprio gli atteggiamenti di chi alla vittoria ci spera con convinzione. La tecnica è quella dello scarica barile: se c’è qualcosa che non va, la colpa si tenta di dare a qualcun altro. Majorino non è l’unico. Anche il veterano Pierluigi Bersani che da un lato chiede alla sinistra di dare “un’alternativa credibile” – un’idea che, se veramente perseguita, avrebbe anche un giusto fondamento – dall’altro, senza mostrare grande capacità di fare opposizione attacca la maggioranza accusando la premier Meloni di “distorcere la realtà”. Attaccare l’avversario ponendolo come nemico a cui non credere è stata la tattica – molto poco riuscita – attuata da Enrico Letta in vista delle elezioni politiche del 25 settembre. Una fine rovinosa che Bersani sa di non poter seguire: però, non avendo alternative, la tendenza sembra quella di buttarsi sulla via già battuta, anche se fangosa. Eppure, qualcuno di alternativa ha parlato, o almeno ci ha provato, fuori dal Pd. Vedendo le difficoltà lampanti – soprattutto dal post elezioni in avanti – e l’esclusione dalla nicchia dei partiti tradizionali, i movimenti del clima hanno deciso di fare da soli. In vista delle prossime elezioni europee del 2024 sono tante le idee e le ambizioni che i giovani ambientalisti vogliono mettere in atto. Un’idea condivisibile e virtuosa, ma cosa manca? Neanche a dirlo, un leader. E allora se la sinistra non riesce a ripartire dall’ambiente, “riparta dal socialismo”. A dirlo Riccardo Nencini, riferimento del Partito Socialista Italiano che si dice “preoccupato per il destino della sinistra italiana” e definisce il Pd come non in grado di rappresentare “parte rilevante dell’identità nazionale”, ma “un partito arroccato al potere indipendentemente dall’esito del voto”. La soluzione, per Nencini, è “un richiamo diretto alla parola ‘socialismo’” non solo quello del Novecento, ma anche quello rinnovato “che governa pezzi di Europa”. Ancora idee, ancora supposizioni, ma nessuna azione. Sembra ancora una volta una sinistra dalle tante belle idee, che però restano lontane dall’elettorato, preso dalle problematiche della vita quotidiana: inflazione, aumento dei prezzi di energia e del carrello della spesa e l’ombra del Covid che ancora incombe. Parlare di soluzioni sognanti, dare la colpa agli “altri” e appellarsi alla Dea Fortuna sono strategie che non funzionano: per vincere servono i voti. Se non avverrà un riavvicinamento ai bisogni e alle esigenze dell’elettore la sinistra rimarrà chiusa nella sua gabbia d’oro, sempre più ristretta e angusta.
Previous article
Next article
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli