L’acqua rischia di essere privatizzata, “ce lo chiede l’Europa”

L’acqua pubblica rischia di finire privatizzata. A lanciare l’allarme è Angelo Bonelli, coordinatore di Europa Verde, ai microfoni della trasmissione L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus. “Nel Ddl Concorrenza c’è una norma che prevede espressamente la messa a gara dei servizi pubblici, compreso il servizio idrico – avverte Bonelli -. Quei comuni che decidessero invece di gestire in house devono dimostrare all’antitrust la convenienza di tutto ciò. Nel 2011 c’è stato un referendum e ha vinto l’acqua pubblica. L’acqua è una risorsa in via di esaurimento quindi non può essere gestita in ottica di mercato”, è la critica del coordinatore di Europa Verde. Il rischio che l’acqua cessi di essere pubblica è nel “Ddl Concorrenza che sancirebbe la definitiva cancellazione del volere popolare”, sottolinea Bonelli.

Ma le cose stanno veramente così? In effetti, a quasi undici anni di distanza, l’esito dei referendum abrogativi del 2011, dopo essere stato a lungo disatteso, rischia di subire un ulteriore duro colpo. Proprio a causa del Ddl Concorrenza, in esame al Senato. Come è noto, con il referendum, 26 milioni di italiani sancirono che sull’acqua non si sarebbe più potuto fare profitto. Questo perché in precedenza la tariffa era calcolata prevedendo la remunerazione per il capitale investito dal gestore. Ebbene, grazie all’approvazione del quesito referendario, la tariffa deve tener conto esclusivamente della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito. Tra l’altro, il referendum del 2011 è solo una tappa di un percorso per la gestione pubblica dell’acqua, che parte dal 2007, con una proposta di legge di iniziativa popolare che aveva tra i suoi obiettivi la tutela della risorsa idrica e della sua qualità, la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e una gestione che tenesse conto delle prerogative dei cittadini. In tal senso, la gestione dell’acqua è stata presa a simbolo della cosiddetta democrazia partecipativa.

Ebbene, se il Ddl Concorrenza venisse confermato nella sua attuale versione, con riferimento nello specifico all’articolo 6 – Delega in materia di servizi pubblici locali -, si corre il rischio reale di una privatizzazione della gestione del servizio idrico. Anche perché, nonostante sia stata depositato alla Camera un testo aggiornato della legge di iniziativa popolare, dopo i referendum del 2011, questa non ha mai visto la luce. Ora, con le riforme imposte da Bruxelles, si rischia che l’acqua – bene pubblico per antonomasia – finisca in mano ai privati. Perché “ce lo chiede l’Europa”.

L’acqua pubblica rischia di finire privatizzata. A lanciare l’allarme è Angelo Bonelli, coordinatore di Europa Verde, ai microfoni della trasmissione L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus. “Nel Ddl Concorrenza c’è una norma che prevede espressamente la messa a gara dei servizi pubblici, compreso il servizio idrico – avverte Bonelli -. Quei comuni che decidessero invece di gestire in house devono dimostrare all’antitrust la convenienza di tutto ciò. Nel 2011 c’è stato un referendum e ha vinto l’acqua pubblica. L’acqua è una risorsa in via di esaurimento quindi non può essere gestita in ottica di mercato”, è la critica del coordinatore di Europa Verde. Il rischio che l’acqua cessi di essere pubblica è nel “Ddl Concorrenza che sancirebbe la definitiva cancellazione del volere popolare”, sottolinea Bonelli.

Ma le cose stanno veramente così? In effetti, a quasi undici anni di distanza, l’esito dei referendum abrogativi del 2011, dopo essere stato a lungo disatteso, rischia di subire un ulteriore duro colpo. Proprio a causa del Ddl Concorrenza, in esame al Senato. Come è noto, con il referendum, 26 milioni di italiani sancirono che sull’acqua non si sarebbe più potuto fare profitto. Questo perché in precedenza la tariffa era calcolata prevedendo la remunerazione per il capitale investito dal gestore. Ebbene, grazie all’approvazione del quesito referendario, la tariffa deve tener conto esclusivamente della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito. Tra l’altro, il referendum del 2011 è solo una tappa di un percorso per la gestione pubblica dell’acqua, che parte dal 2007, con una proposta di legge di iniziativa popolare che aveva tra i suoi obiettivi la tutela della risorsa idrica e della sua qualità, la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e una gestione che tenesse conto delle prerogative dei cittadini. In tal senso, la gestione dell’acqua è stata presa a simbolo della cosiddetta democrazia partecipativa.

Ebbene, se il Ddl Concorrenza venisse confermato nella sua attuale versione, con riferimento nello specifico all’articolo 6 – Delega in materia di servizi pubblici locali -, si corre il rischio reale di una privatizzazione della gestione del servizio idrico. Anche perché, nonostante sia stata depositato alla Camera un testo aggiornato della legge di iniziativa popolare, dopo i referendum del 2011, questa non ha mai visto la luce. Ora, con le riforme imposte da Bruxelles, si rischia che l’acqua – bene pubblico per antonomasia – finisca in mano ai privati. Perché “ce lo chiede l’Europa”.

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