Attualità

L’AI e le nuove economie, senza regole sarà anarchia

di Redazione -


di STEFANO CRISCI

AI – La libertà di iniziativa privata (da noi garantita dall’articolo 41 della Costituzione) è stata sempre il fiore all’occhiello e nel contempo il discrimen del mercato e della Concorrenza. Lasciare libera l’economia nella concorrenza con i mezzi messi a disposizione sul mercato, oppure accompagnarla da una robusta regolazione del mercato per il mercato?

Vedere gli interventi dello Stato e di regolazione come un freno alla piena esplicazione del diritto di iniziativa privata, preferendo il sistema di autoregolamentazione derivante dal mercato stesso. Il bilanciamento degli interessi di gruppi economici e dei singoli, trova a nostro avviso la sua migliore espressione nella regolazione. L’impianto normativo è dato dai i regolamenti, le direttive, le leggi che tutelano gli interessi delle parti deboli nel mercato.

Varie sono, come noto, le regole inserite nel sistema e derivanti in Europa per lo più dal diritto comunitario: dal divieto di intese restrittive, al divieto di abuso di posizione dominante, al divieto di pratiche commerciali scorrette o aggressive ecc..

L’IA può assumere le più diverse sembianze, può essere in grado di risolvere problemi che l’umano oggi non avrebbe né il tempo né le risorse per poterlo fare. Ma l’IA non ha un’anima, non ha coscienza di sé e non può conoscere il perché delle cose. Ci si domanda allora, se questo è vero, dopo anni di storia del diritto e del diritto della concorrenza e del mercato, dopo pronunce della Corte di Giustizia, Direttive Europee e quanto oggi è disponibile sul tavolo degli operatori, è possibile che l’IA scardini tutto il sistema e si torni al dominio dei pochi nei confronti dei deboli? Non possiamo permettercelo.

Così, dobbiamo decidere se optare per l’evoluzione della specie o essere attratti dalle sirene del potere secondo le migliori logiche di geopolitica. In altre parole dobbiamo decidere sulla salvezza del pianeta e dell’essere umano. Non abbiamo molto tempo e certo il compito non è facile. Ogni giorno si genereranno nuove economie e nuovi diritti. E’ necessaria quindi, una profonda “reingegnerizzazione” dei rapporti e così dovrà seguire una riorganizzazione del diritto, che adeguerà alcuni parametri per essere aderente ai mutamenti della società.

Le macchine lavorano 7 giorni su sette e 24 ore su 24. Mai come in questo momento l’attenzione deve essere focalizzata sulla conoscenza, sulla formazione e sul controllo dell’algoritmo sia nella fase precedente che successiva, sulla trasparenza, l’accessibilità, la qualità dei dati, l’eliminazione delle opacità.
Il business generato dai nuovi sistemi può far girare la testa e dimenticare i fondamentali.

E portare al decadimento totale del genere umano. Per questo episodi come il licenziamento di Altman da Open AI ed il suo rientro non debbono stupirci, ma devono assolutamente allertare le menti e aprire gli occhi; al di là dei movimenti all’interno del board, in cui gli investitori vogliono sedere, preoccupa lo spirito e la connotazione capitalistica, con forte tendenza di orientamento liberistico statunitense che sta assumendo. Si è parlato di progetti interni come Q Star che avrebbe messo paura al vecchio board perché potenzialmente in grado di mettere a rischio l’umanità, ma quel che è certo è che la deriva capitalistica potrebbe portare ad abbassare la guardia.

Per questo è importante che si concluda il disegno regolatorio immaginato con i nuovi regolamenti approvati (DSA, DMA ecc.) e quelli ancora in via di approvazione definitiva. Proprio in queste ore si registra tuttavia, una resistenza all’approvazione definitiva dell’AI act, fondamentale passaggio regolatorio in grado di conferire un perimetro virtuoso del mercato cui si potrebbe ispirare il resto del mondo.

L’approvazione potrebbe slittare al giugno 2024, cosi lasciando libere le tecnologie di svilupparsi solo con l’autoregolamentazione da parte delle aziende che, ricordiamolo, perseguono profitti derivanti dalla IA stessa. Si sono opposti molti scienziati italiani con una lettera aperta contro questo pericolo. Le imprese non possono da sole creare le regole del gioco e questo comporterà un costo molto alto su tutti i fronti, dalla privacy all’educazione. La normativa è un fattore abilitante della tecnologia.

Essa consentirebbe una armonizzazione delle regole, in Europa e nel mondo che ha sempre copiato la regolamentazione europea (come il GDPR). Riusciremo forse quindi ad essere pronti per le nuove economie e nell’interesse delle nuove generazioni, (come sancito dall’articolo 9 della nostra Costituzione, così come modificato nel febbraio del 2022, unitamente all’articolo 41).

Di questo sembrano essersi accorti tutti, a tutte le latitudini, dallo Special Order della Casa Bianca, alla conferenza di Hiroshima, al congresso di Bentley. Si intravedono quindi nuove vie disegnate dall’Intelligenza Artificiale, ma omettere di regolare la materia, a tacer d’altro, non ci sembra il miglior modo di perseguire lo sviluppo tecnologico nella direzione di una società sana e lungimirante.


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