L’Alba della Manovra, ora tocca al Senato

‘A nuttata è passata. All’alba, suppergiù, la Camera ha votato la manovra. E, ovviamente, insieme al documento di bilancio, anche il voto di fiducia al governo Meloni. La prima parte della sfida è andata. Il governo può tirare un sospiro di sollievo. Perché il vero avversario di Giorgetti e soci non era certo l’opposizione ma il calendario. Con l’approvazione incassata dal primo ramo del parlamento, l’iter per la finanziaria è in discesa. Al Senato, infatti, i lavori per la manovra inizieranno il 27 dicembre. Insomma, dopo l’ok di Montecitorio, i parlamentari tornano a casa e, dopo aver mangiato il panettone e festeggiato il Natale in famiglia, torneranno a Palazzo Madama per il secondo round decisivo.
Se il centrodestra festeggia, lasciandosi alle spalle una settimana vissuta pericolosamente all’insegna dei dietrofront, dal Pos fino allo stralcio delle cartelle (su cui, adesso, dovranno mettere becco i Comuni e si sa che gli enti locali, specialmente ora, sono sempre affamati di fondi…), tra emendamenti votati e cancellati per sbaglio, coperture saltate, errori tecnici e materiali, le opposizioni si scatenano, si dividono, si attaccano a vicenda, inscenano sit-in. Nel migliore dei casi, pensano ad altro. Ad esempio ai cinghiali che, infilati in manovra, hanno riempito il dibattito e indotto gli animalisti a protestare alla sede romana di Fdi al grido di “Venduti alle lobbies”. Fuori dalle stanze dei bottoni, e della politica, c’era un Paese intero che aspettava risposte. E che ha reagito alle scelte del governo.

CHI PIANGE

Gli avvocati mandano un decreto ingiuntivo al governo. Sono delusi perché l’esecutivo ha anticipato l’entrata in vigore della riforma Cartabia sui processi. L’avvocatura “unita in tutte le sue componenti istituzionali e associative” ha espresso delusione perché l’appello a “ritirare l’emendamento alla legge di bilancio che prevede l’anticipazione al 28 febbraio 2023 dell’entrata in vigore della riforma sul processo civile, è rimasto tutt’ora inascoltato”. Una scelta che, per i giuristi “si dimostra particolarmente grave atteso che in alcuni importanti settori della giurisdizione mancano persino i requisiti tecnici per garantire, già oggi, il corretto funzionamento degli uffici e dunque il principio del giusto processo”. Se gli avvocati piangono, gli inquilini non ridono. Il segretario Walter De Cesaris: “il governo non tocca la rendita immobiliare ma affonda i contributi per i più poveri: miseri 300 milioni per le fasce più deboli, a rischio di sfratto e già con sentenza ma con dimostrata morosità incolpevole. Una destra alla sceriffo di Nottingham, che toglie ai poveri per dare ai ricchi”. Ma invece di investire del caso Robin Hood, l’Unione inquilini si rivolgerà direttamente all’Onu: “Chiederemo all’alto commissario per i diritti umani di svolgere una missione urgente in Italia”. Infine, i vigili del fuoco reclamano più attenzione dalla politica mentre la ristorazione collettiva è in subbuglio: “Noi dimenticati”.

Chi ride

Esultano gli infermieri di Nursing Up: “La proroga dei termini per la stabilizzazione del personale sanitario assunto durante l’emergenza pandemica da Covid-19 è un passo avanti, un respiro di sollievo per le famiglie di tanti operatori sanitari in vista del Natale. Una risposta concreta ad alcune nostre richieste. Ora chiediamo al Parlamento ulteriore coraggio”, spiega il presidente Antonio De Palma. Applausi arrivano anche dai tributaristi che accolgono “con soddisfazione la cancellazione della responsabilità solidale dell’intermediario fiscale, per la sanzione irrogata al committente al quale sia stata attribuita la partita iva poi chiusa, a causa di sue irregolarità, con provvedimento dell’amministrazione finanziaria”. La guerra ai cinghiali ha guadagnato al governo le simpatie delle organizzazioni degli agricoltori, da Coldiretti a Copagri e Confagricoltura. Non è un mistero, infatti, che da anni gli agricoltori sono letteralmente esasperati dalle sortite degli ungulati. Tirano un sospiro di sollievo gli editori dell’Aie che avevano temuto la cancellazione, totale, del Bonus cultura e di 18App.

m5s, ritorno alle origini?

Con Meloni e il centrodestra impegnati nel “rodaggio” del governo e il Pd distratto dal congresso e dagli scandali, il M5s si è lanciato nella santa crociata a favore del reddito di cittadinanza. Sembra quasi di sentire, nelle parole di Giuseppe Conte dalla Camera, l’eco lontana dei grillini antisistema delle origini che tuonavano contro l’Ue: “È una manovra nel segno dell’austerity. Meloni aveva annunciato sfracelli per difendere l’interesse nazionale ma ha avuto il plauso dei falchi del rigore”. Nel dibattito in aula, il gruppo pentastellato ha ingaggiato una furibonda polemica con Roberto Giachetti sul tema delle retribuzioni dei parlamentari. Nel suo intervento Giachetti ha denunciato, da parte post grillina, la tentazione di alzare le indennità. Le sue parole sono state coperte da fischi e da urla. Sull’argomento ha preso parola anche Calenda al che Conte gli ha proposto di presentare insieme una legge “per impedire ai parlamentari italiani di percepire anche solo un euro da Stati stranieri e regolamentare conflitto di interessi e attività di lobby”.

Renzi contro tutti

Le parole dell’ex avvocato del popolo, però, non convincono Matteo Renzi. Per il quale, invece, Conte e Meloni sono due facce della stessa medaglia. Seppur tranquillizzato dal fatto che “non ci sono le misure sovraniste e folli che avrebbero fatto saltare i mercati”, accade però che “la manovra nel merito è debole, pasticciata e senza visione”. Poi aggiunta: “Nel metodo poi appare imbarazzante ricordare come i ritardi del governo abbiano violato i principi della democrazia parlamentare esattamente come faceva Giuseppe Conte. Giorgia insomma è la versione 2.0 di Giuseppi”. Ma l’ex premier ne ha per tutti: “Sullo scandaloso scambio tra l’azzeramento dei fondi per la 18App (-230 milioni per i giovani) e i soldi per i presidenti indebitati di serie A (890 milioni per il calcio) non ho più parole. Abbiamo perso una battaglia che abbiamo giocato da soli. Perché gli altri partiti di opposizione hanno firmato l’emendamento sul calcio e poi ci siamo trovati davanti a un muro di omertà di alcuni media interessati perché proprietari di squadre di calcio e di conflitti di interesse”.
‘A nuttata è passata. All’alba, suppergiù, la Camera ha votato la manovra. E, ovviamente, insieme al documento di bilancio, anche il voto di fiducia al governo Meloni. La prima parte della sfida è andata. Il governo può tirare un sospiro di sollievo. Perché il vero avversario di Giorgetti e soci non era certo l’opposizione ma il calendario. Con l’approvazione incassata dal primo ramo del parlamento, l’iter per la finanziaria è in discesa. Al Senato, infatti, i lavori per la manovra inizieranno il 27 dicembre. Insomma, dopo l’ok di Montecitorio, i parlamentari tornano a casa e, dopo aver mangiato il panettone e festeggiato il Natale in famiglia, torneranno a Palazzo Madama per il secondo round decisivo.
Se il centrodestra festeggia, lasciandosi alle spalle una settimana vissuta pericolosamente all’insegna dei dietrofront, dal Pos fino allo stralcio delle cartelle (su cui, adesso, dovranno mettere becco i Comuni e si sa che gli enti locali, specialmente ora, sono sempre affamati di fondi…), tra emendamenti votati e cancellati per sbaglio, coperture saltate, errori tecnici e materiali, le opposizioni si scatenano, si dividono, si attaccano a vicenda, inscenano sit-in. Nel migliore dei casi, pensano ad altro. Ad esempio ai cinghiali che, infilati in manovra, hanno riempito il dibattito e indotto gli animalisti a protestare alla sede romana di Fdi al grido di “Venduti alle lobbies”. Fuori dalle stanze dei bottoni, e della politica, c’era un Paese intero che aspettava risposte. E che ha reagito alle scelte del governo.

CHI PIANGE

Gli avvocati mandano un decreto ingiuntivo al governo. Sono delusi perché l’esecutivo ha anticipato l’entrata in vigore della riforma Cartabia sui processi. L’avvocatura “unita in tutte le sue componenti istituzionali e associative” ha espresso delusione perché l’appello a “ritirare l’emendamento alla legge di bilancio che prevede l’anticipazione al 28 febbraio 2023 dell’entrata in vigore della riforma sul processo civile, è rimasto tutt’ora inascoltato”. Una scelta che, per i giuristi “si dimostra particolarmente grave atteso che in alcuni importanti settori della giurisdizione mancano persino i requisiti tecnici per garantire, già oggi, il corretto funzionamento degli uffici e dunque il principio del giusto processo”. Se gli avvocati piangono, gli inquilini non ridono. Il segretario Walter De Cesaris: “il governo non tocca la rendita immobiliare ma affonda i contributi per i più poveri: miseri 300 milioni per le fasce più deboli, a rischio di sfratto e già con sentenza ma con dimostrata morosità incolpevole. Una destra alla sceriffo di Nottingham, che toglie ai poveri per dare ai ricchi”. Ma invece di investire del caso Robin Hood, l’Unione inquilini si rivolgerà direttamente all’Onu: “Chiederemo all’alto commissario per i diritti umani di svolgere una missione urgente in Italia”. Infine, i vigili del fuoco reclamano più attenzione dalla politica mentre la ristorazione collettiva è in subbuglio: “Noi dimenticati”.

Chi ride

Esultano gli infermieri di Nursing Up: “La proroga dei termini per la stabilizzazione del personale sanitario assunto durante l’emergenza pandemica da Covid-19 è un passo avanti, un respiro di sollievo per le famiglie di tanti operatori sanitari in vista del Natale. Una risposta concreta ad alcune nostre richieste. Ora chiediamo al Parlamento ulteriore coraggio”, spiega il presidente Antonio De Palma. Applausi arrivano anche dai tributaristi che accolgono “con soddisfazione la cancellazione della responsabilità solidale dell’intermediario fiscale, per la sanzione irrogata al committente al quale sia stata attribuita la partita iva poi chiusa, a causa di sue irregolarità, con provvedimento dell’amministrazione finanziaria”. La guerra ai cinghiali ha guadagnato al governo le simpatie delle organizzazioni degli agricoltori, da Coldiretti a Copagri e Confagricoltura. Non è un mistero, infatti, che da anni gli agricoltori sono letteralmente esasperati dalle sortite degli ungulati. Tirano un sospiro di sollievo gli editori dell’Aie che avevano temuto la cancellazione, totale, del Bonus cultura e di 18App.

m5s, ritorno alle origini?

Con Meloni e il centrodestra impegnati nel “rodaggio” del governo e il Pd distratto dal congresso e dagli scandali, il M5s si è lanciato nella santa crociata a favore del reddito di cittadinanza. Sembra quasi di sentire, nelle parole di Giuseppe Conte dalla Camera, l’eco lontana dei grillini antisistema delle origini che tuonavano contro l’Ue: “È una manovra nel segno dell’austerity. Meloni aveva annunciato sfracelli per difendere l’interesse nazionale ma ha avuto il plauso dei falchi del rigore”. Nel dibattito in aula, il gruppo pentastellato ha ingaggiato una furibonda polemica con Roberto Giachetti sul tema delle retribuzioni dei parlamentari. Nel suo intervento Giachetti ha denunciato, da parte post grillina, la tentazione di alzare le indennità. Le sue parole sono state coperte da fischi e da urla. Sull’argomento ha preso parola anche Calenda al che Conte gli ha proposto di presentare insieme una legge “per impedire ai parlamentari italiani di percepire anche solo un euro da Stati stranieri e regolamentare conflitto di interessi e attività di lobby”.

Renzi contro tutti

Le parole dell’ex avvocato del popolo, però, non convincono Matteo Renzi. Per il quale, invece, Conte e Meloni sono due facce della stessa medaglia. Seppur tranquillizzato dal fatto che “non ci sono le misure sovraniste e folli che avrebbero fatto saltare i mercati”, accade però che “la manovra nel merito è debole, pasticciata e senza visione”. Poi aggiunta: “Nel metodo poi appare imbarazzante ricordare come i ritardi del governo abbiano violato i principi della democrazia parlamentare esattamente come faceva Giuseppe Conte. Giorgia insomma è la versione 2.0 di Giuseppi”. Ma l’ex premier ne ha per tutti: “Sullo scandaloso scambio tra l’azzeramento dei fondi per la 18App (-230 milioni per i giovani) e i soldi per i presidenti indebitati di serie A (890 milioni per il calcio) non ho più parole. Abbiamo perso una battaglia che abbiamo giocato da soli. Perché gli altri partiti di opposizione hanno firmato l’emendamento sul calcio e poi ci siamo trovati davanti a un muro di omertà di alcuni media interessati perché proprietari di squadre di calcio e di conflitti di interesse”.
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