L’ALTRO MONDO

di Giorgio Bianchi

Nel mio intervento al XV Eurasian Economic Forum di Baku ho parlato del ruolo della propaganda nel dibattito pubblico e della capacità delle élite occidentali e della Nato di orientare le masse attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. Ho stigmatizzato l’indecente affermazione, profondamente razzista, dell’Alto rappresentate Ue per gli Affari esteri Josep Borrell, secondo il quale al di fuori dell’Occidente ci sarebbe la giungla, notoriamente abitata da “selvaggi”. Affermazioni neocoloniali che non vengono stigmatizzate – il funzionario Ue avrebbe dovuto dimettersi – ma che possono essere tranquillamente esternate senza che accada nulla. Siamo di fronte a una visione neocoloniale del mondo. In passato la giustificazione del colonialismo era l’afflato civilizzatore dell’Occidente, oggi abbiamo questo afflato presunto democratizzatore. L’esportazione della democrazia con le bombe di Bush, insomma. Siamo esattamente nello stesso principio, che consente in qualche modo di far accettare all’opinione pubblica dei veri e propri atti di guerra – perché questo sono le sanzioni, così come gli embarghi. Perché un Paese lo puoi conquistare bombardandolo oppure cingendolo d’assedio, strangolando la sua economia, facilitando rivolte dall’interno. Per non parlare del furto legalizzato commesso ai danni delle risorse russe depositate in Occidente, senza che nessun occidentale avesse nulla da eccepire. Tutto questo è possibile per mezzo della propaganda. Attraverso il controllo capillare e militare di tutti i mezzi di informazione: è la globalizzazione del mondo dei media. Oggi le centrali dell’informazione sono poche, controllate da gruppi di potere, da gruppi finanziari. Quando tu controlli le sorgenti primarie dell’informazione puoi inquinare quell’acqua in qualsiasi momento. Chiunque poi si abbevererà a quella fonte berrà acqua contaminata. Questa propaganda consente alla merda di diventare cioccolata e viceversa. I più allineati di tutti in tal senso sono i giovani, che attingono ai social per informarsi. Oggi tutti hanno uno smartphone, attraverso cui passa la narrazione decisa dai gruppi di potere e diffusa dai media. Si parla di super diffusione, quella degli influencer ai loro follower, per intenderci. Noi stiamo perdendo i giovani, vittime di quella che i russi chiamano “guerra cognitiva”, guerra che stiamo perdendo, in tal senso. Oggi l’Occidente ha messo a disposizione di Zelensky l’arma più potente: la propaganda. Spesso vengono diffuse fake news, come nel caso di cittadini del Donetsk uccisi dagli ucraini e non dai russi, come è possibile verificare dalle coordinate geografiche. Io ero a Donetsk quando è stata pubblicata una foto, in prima pagina su un grande quotidiano italiano, con tanto di titolo “La carneficina”, come se fossero stati i russi a colpire la città. Ma erano stati gli ucraini. Io ero lì, ripeto, sono esplose le finestre della casa dove mi trovavo, sono morte 24 persone, letteramente fatte a pezzi per strada. Ma foto e titolo, ripeto, lasciavano intendere che fosse stata una strage russa contro gli ucraini.
In questi giorni noi stiamo vedendo cosa sta accadendo in Moldavia, una situazione del tutto analoga a quanto accaduto a Kiev nel 2014. Io ero a Kiev, ho visto quello che stava succedendo, ora vedo le immagini che provengono dalla capitale moldava e riscontro un’analogia del tutto evidente. Quella che non vedo è un’analogia nel trattamento da parte dei media dei due casi. All’epoca accendevi la tv e su qualsiasi canale erano in onda le riprese da piazza Maidan, oggi da Chisinau non arriva praticamente nulla: devi rivolgerti a Telegram per avere un minimo di informazione. Lo stesso vale per il trattamento ricevuto dai gilet gialli durante le manifestazioni negli anni scorsi: ci sono stati feriti in alcuni casi morti ma nei confronti delle forze dell’ordine francesi c’è stato un trattamento di favore. Stesso discorso per i portuali di Trieste, colpiti dalle forze dell’ordine italiane con gli idranti, mentre erano raccolti in preghiera sul molo, e anche questa situazione non è stata adeguatamente stigmatizzata. Vediamo dunque un trattamento a geometria variabile delle varie situazioni. Anche questo Forum, che per il livello dei contenuti dovrebbe essere al centro dell’informazione, oltre a doversi esprimere in esilio, cosa di per sé scandalosa, non viene adeguatamente coperto dai media occidentali. Lo stesso si può dire del Forum del Valdai, che si è svolto in questi giorni, anch’esso non coperto dai media in modo adeguato. Per non parlare poi della censura dei media russi, fatto epocale ed altrettanto scandaloso, non tanto per la censura in sé – perché oramai ti puoi aspettare di tutto – quanto piuttosto per il fatto che non abbia destato alcun moto di indignazione da parte dell’opinione pubblica.
Tra i diritti inalienabili dell’essere umano c’è quello alla corretta informazione, perché la corretta informazione è quella che consente di formare l’opinione pubblica. Quello che dovrebbe essere richiesto a un professionista dell’informazione non è l’oggettività quanto piuttosto l’onestà. Nel caso in cui il professionista dell’informazione dovesse essere disonesto intellettualmente, questo problema dovrebbe essere ovviato dalla pluralità delle fonti dell’informazione. Anche in caso di omicidio, per esempio, la polizia raccoglie più punti di vista possibile per avere un quadro completo della situazione. La corretta informazione è dunque data da una molteplicità di punti di vista. Questo perché se il punto di vista è unico si corre il rischio che se quel punto di vista è disonesto il pubblico riceva una informazione disonesta.
Ecco, è come se invece di tappare la bocca a noi reporter sul campo, tappassero le orecchie al pubblico. Se veniamo associati alle fake news, nessuno ci prende sul serio. Nel mio intervento dunque ho ribadito la necessità di riequilibrare l’informazione attraverso la promozione dei punti di vista non allineati, di fatto espunti dal dibattito pubblico, non lasciando gli operatori indipendenti a combattere a mani nude contro le corazzate dell’informazione. Bisogna dare speranza ai popoli non allineati e a milioni di persone non allineate. Perché sempre più persone stanno sprofondando nel nichilismo, che porta al totalitarismo e alle guerre. Ma voglio dire a chi come me fa informazione non allineata e a queste persone non allineate che non siamo soli e che non siete sole.

di Giorgio Bianchi

Nel mio intervento al XV Eurasian Economic Forum di Baku ho parlato del ruolo della propaganda nel dibattito pubblico e della capacità delle élite occidentali e della Nato di orientare le masse attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. Ho stigmatizzato l’indecente affermazione, profondamente razzista, dell’Alto rappresentate Ue per gli Affari esteri Josep Borrell, secondo il quale al di fuori dell’Occidente ci sarebbe la giungla, notoriamente abitata da “selvaggi”. Affermazioni neocoloniali che non vengono stigmatizzate – il funzionario Ue avrebbe dovuto dimettersi – ma che possono essere tranquillamente esternate senza che accada nulla. Siamo di fronte a una visione neocoloniale del mondo. In passato la giustificazione del colonialismo era l’afflato civilizzatore dell’Occidente, oggi abbiamo questo afflato presunto democratizzatore. L’esportazione della democrazia con le bombe di Bush, insomma. Siamo esattamente nello stesso principio, che consente in qualche modo di far accettare all’opinione pubblica dei veri e propri atti di guerra – perché questo sono le sanzioni, così come gli embarghi. Perché un Paese lo puoi conquistare bombardandolo oppure cingendolo d’assedio, strangolando la sua economia, facilitando rivolte dall’interno. Per non parlare del furto legalizzato commesso ai danni delle risorse russe depositate in Occidente, senza che nessun occidentale avesse nulla da eccepire. Tutto questo è possibile per mezzo della propaganda. Attraverso il controllo capillare e militare di tutti i mezzi di informazione: è la globalizzazione del mondo dei media. Oggi le centrali dell’informazione sono poche, controllate da gruppi di potere, da gruppi finanziari. Quando tu controlli le sorgenti primarie dell’informazione puoi inquinare quell’acqua in qualsiasi momento. Chiunque poi si abbevererà a quella fonte berrà acqua contaminata. Questa propaganda consente alla merda di diventare cioccolata e viceversa. I più allineati di tutti in tal senso sono i giovani, che attingono ai social per informarsi. Oggi tutti hanno uno smartphone, attraverso cui passa la narrazione decisa dai gruppi di potere e diffusa dai media. Si parla di super diffusione, quella degli influencer ai loro follower, per intenderci. Noi stiamo perdendo i giovani, vittime di quella che i russi chiamano “guerra cognitiva”, guerra che stiamo perdendo, in tal senso. Oggi l’Occidente ha messo a disposizione di Zelensky l’arma più potente: la propaganda. Spesso vengono diffuse fake news, come nel caso di cittadini del Donetsk uccisi dagli ucraini e non dai russi, come è possibile verificare dalle coordinate geografiche. Io ero a Donetsk quando è stata pubblicata una foto, in prima pagina su un grande quotidiano italiano, con tanto di titolo “La carneficina”, come se fossero stati i russi a colpire la città. Ma erano stati gli ucraini. Io ero lì, ripeto, sono esplose le finestre della casa dove mi trovavo, sono morte 24 persone, letteramente fatte a pezzi per strada. Ma foto e titolo, ripeto, lasciavano intendere che fosse stata una strage russa contro gli ucraini.
In questi giorni noi stiamo vedendo cosa sta accadendo in Moldavia, una situazione del tutto analoga a quanto accaduto a Kiev nel 2014. Io ero a Kiev, ho visto quello che stava succedendo, ora vedo le immagini che provengono dalla capitale moldava e riscontro un’analogia del tutto evidente. Quella che non vedo è un’analogia nel trattamento da parte dei media dei due casi. All’epoca accendevi la tv e su qualsiasi canale erano in onda le riprese da piazza Maidan, oggi da Chisinau non arriva praticamente nulla: devi rivolgerti a Telegram per avere un minimo di informazione. Lo stesso vale per il trattamento ricevuto dai gilet gialli durante le manifestazioni negli anni scorsi: ci sono stati feriti in alcuni casi morti ma nei confronti delle forze dell’ordine francesi c’è stato un trattamento di favore. Stesso discorso per i portuali di Trieste, colpiti dalle forze dell’ordine italiane con gli idranti, mentre erano raccolti in preghiera sul molo, e anche questa situazione non è stata adeguatamente stigmatizzata. Vediamo dunque un trattamento a geometria variabile delle varie situazioni. Anche questo Forum, che per il livello dei contenuti dovrebbe essere al centro dell’informazione, oltre a doversi esprimere in esilio, cosa di per sé scandalosa, non viene adeguatamente coperto dai media occidentali. Lo stesso si può dire del Forum del Valdai, che si è svolto in questi giorni, anch’esso non coperto dai media in modo adeguato. Per non parlare poi della censura dei media russi, fatto epocale ed altrettanto scandaloso, non tanto per la censura in sé – perché oramai ti puoi aspettare di tutto – quanto piuttosto per il fatto che non abbia destato alcun moto di indignazione da parte dell’opinione pubblica.
Tra i diritti inalienabili dell’essere umano c’è quello alla corretta informazione, perché la corretta informazione è quella che consente di formare l’opinione pubblica. Quello che dovrebbe essere richiesto a un professionista dell’informazione non è l’oggettività quanto piuttosto l’onestà. Nel caso in cui il professionista dell’informazione dovesse essere disonesto intellettualmente, questo problema dovrebbe essere ovviato dalla pluralità delle fonti dell’informazione. Anche in caso di omicidio, per esempio, la polizia raccoglie più punti di vista possibile per avere un quadro completo della situazione. La corretta informazione è dunque data da una molteplicità di punti di vista. Questo perché se il punto di vista è unico si corre il rischio che se quel punto di vista è disonesto il pubblico riceva una informazione disonesta.
Ecco, è come se invece di tappare la bocca a noi reporter sul campo, tappassero le orecchie al pubblico. Se veniamo associati alle fake news, nessuno ci prende sul serio. Nel mio intervento dunque ho ribadito la necessità di riequilibrare l’informazione attraverso la promozione dei punti di vista non allineati, di fatto espunti dal dibattito pubblico, non lasciando gli operatori indipendenti a combattere a mani nude contro le corazzate dell’informazione. Bisogna dare speranza ai popoli non allineati e a milioni di persone non allineate. Perché sempre più persone stanno sprofondando nel nichilismo, che porta al totalitarismo e alle guerre. Ma voglio dire a chi come me fa informazione non allineata e a queste persone non allineate che non siamo soli e che non siete sole.

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