L’amicizia interessata con un mercato che vale un tesoro da 14 miliardi

L’amicizia tra l’Italia e i Balcani vale un tesoro da quattordici miliardi di euro. Secondo i dati dell’Ice, infatti, l’interscambio commerciale tra Roma e i Paesi dell’area vale una mezza finanziaria. Ma si può fare di più. E meglio. Il direttore generale dell’Ice, Roberto Luongo, ha spiegato, a margine della conferenza tenutasi a Trieste sul rapporto tra l’Italia e l’est balcanico che l’Italia “è una potenza commerciale che si esplica anche in quest’area strategica”. I numeri sono importanti: “Nei primi nove mesi di quest’anno – ha spiegato il dg Ice – abbiamo avuto una crescita di interscambio con i Paesi dei Balcani occidentali del 40% rispetto al 2021, quindi un’intensificazione molto forte che va di pari passo con quello che l’Italia fa nel mondo. Abbiamo in totale 14 miliardi di interscambio. Ma dobbiamo intensificare ancora di più la nostra azione”. Per farlo, dice Luongo, “dobbiamo portare sempre più operatori dell’area alle fiere italiane che hanno un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la crescita dell’imprenditoria di quest’area”.
L’Italia, attualmente, è il secondo partner commerciale dell’area con migliaia di imprese impegnate sullo scenario balcanico occidentale, che comprende Albania, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord e Serbia. Ma è il primo player internazionale se si contano, invece, gli investimenti diretti. Le aziende italiane producono un flusso economico di export pari a 6 miliardi.
L’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, traccia la rotta e la ancora a due linee guida: “In primo luogo, il sostegno all’export e all’internazionalizzazione delle imprese italiane, sviluppato in sinergia e stretto coordinamento con Simest e Sace, con l’obiettivo di sostenere il nostro sistema industriale nella risposta alle sfide della transizione energetica, della transizione digitale e della sostenibilità. Ricordo, in proposito, che nel 2022 CDP ha mobilitato risorse per circa 3 miliardi di euro a sostegno dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane”. In seconda battuta, Scannapieco sottolinea: “Il rafforzamento del ruolo di Cdp come Istituzione Finanziaria per la Cooperazione e la Finanza per lo Sviluppo, anche a sostegno degli impegni internazionali sul clima assunti dall’Italia nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. In tale ruolo, Cdp agisce in costante raccordo con la Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo del Maeci e con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. È proprio nello sviluppo di tale attività, che rivolgiamo prioritaria attenzione ai Balcani occidentali e, in particolare, ai settori della green economy, agricoltura e infrastrutture sostenibili. Senza dimenticare l’innovazione e la transizione tecnologica”.
L’impegno economico italiano nel contesto balcanico è di tutto rispetto. In Bosnia, operano cento aziende che danno lavoro a circa 12mila persone. Inoltre, come ha spiegato l’ambasciatore Marco Di Ruzzo, a Sarajevo vanno forte anche le banche italiane: “Una citazione particolare merita il nostro settore finanziario, con Unicredit e Intesa San Paolo che rappresentano il 30-35% del mercato finanziario locale e sono un imprescindibile pilastro di solidità”.
In Albania, la presenza italiana è ancora più importante. Come ha riferito l’ambasciatore italiano a Tirana Fabrizio Bucci, “il nostro interscambio vale 3,6 miliardi di euro, il 20% dell’intero prodotto interno lordo albanese”. Le imprese italiane sono presenti in ogni settore ma adesso il governo locale sta cambiando strategia. O meglio, punta ancora più in alto. A fare dell’Albania una Singapore dei Balcani “vuole passare dai call center ai digitali center, ci sono grandi investimenti nel digitale”. Un piano di sviluppo ambizioso che attende (anche) un aiuto italiano per decollare.
L’amicizia tra l’Italia e i Balcani vale un tesoro da quattordici miliardi di euro. Secondo i dati dell’Ice, infatti, l’interscambio commerciale tra Roma e i Paesi dell’area vale una mezza finanziaria. Ma si può fare di più. E meglio. Il direttore generale dell’Ice, Roberto Luongo, ha spiegato, a margine della conferenza tenutasi a Trieste sul rapporto tra l’Italia e l’est balcanico che l’Italia “è una potenza commerciale che si esplica anche in quest’area strategica”. I numeri sono importanti: “Nei primi nove mesi di quest’anno – ha spiegato il dg Ice – abbiamo avuto una crescita di interscambio con i Paesi dei Balcani occidentali del 40% rispetto al 2021, quindi un’intensificazione molto forte che va di pari passo con quello che l’Italia fa nel mondo. Abbiamo in totale 14 miliardi di interscambio. Ma dobbiamo intensificare ancora di più la nostra azione”. Per farlo, dice Luongo, “dobbiamo portare sempre più operatori dell’area alle fiere italiane che hanno un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la crescita dell’imprenditoria di quest’area”.
L’Italia, attualmente, è il secondo partner commerciale dell’area con migliaia di imprese impegnate sullo scenario balcanico occidentale, che comprende Albania, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord e Serbia. Ma è il primo player internazionale se si contano, invece, gli investimenti diretti. Le aziende italiane producono un flusso economico di export pari a 6 miliardi.
L’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, traccia la rotta e la ancora a due linee guida: “In primo luogo, il sostegno all’export e all’internazionalizzazione delle imprese italiane, sviluppato in sinergia e stretto coordinamento con Simest e Sace, con l’obiettivo di sostenere il nostro sistema industriale nella risposta alle sfide della transizione energetica, della transizione digitale e della sostenibilità. Ricordo, in proposito, che nel 2022 CDP ha mobilitato risorse per circa 3 miliardi di euro a sostegno dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane”. In seconda battuta, Scannapieco sottolinea: “Il rafforzamento del ruolo di Cdp come Istituzione Finanziaria per la Cooperazione e la Finanza per lo Sviluppo, anche a sostegno degli impegni internazionali sul clima assunti dall’Italia nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. In tale ruolo, Cdp agisce in costante raccordo con la Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo del Maeci e con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. È proprio nello sviluppo di tale attività, che rivolgiamo prioritaria attenzione ai Balcani occidentali e, in particolare, ai settori della green economy, agricoltura e infrastrutture sostenibili. Senza dimenticare l’innovazione e la transizione tecnologica”.
L’impegno economico italiano nel contesto balcanico è di tutto rispetto. In Bosnia, operano cento aziende che danno lavoro a circa 12mila persone. Inoltre, come ha spiegato l’ambasciatore Marco Di Ruzzo, a Sarajevo vanno forte anche le banche italiane: “Una citazione particolare merita il nostro settore finanziario, con Unicredit e Intesa San Paolo che rappresentano il 30-35% del mercato finanziario locale e sono un imprescindibile pilastro di solidità”.
In Albania, la presenza italiana è ancora più importante. Come ha riferito l’ambasciatore italiano a Tirana Fabrizio Bucci, “il nostro interscambio vale 3,6 miliardi di euro, il 20% dell’intero prodotto interno lordo albanese”. Le imprese italiane sono presenti in ogni settore ma adesso il governo locale sta cambiando strategia. O meglio, punta ancora più in alto. A fare dell’Albania una Singapore dei Balcani “vuole passare dai call center ai digitali center, ci sono grandi investimenti nel digitale”. Un piano di sviluppo ambizioso che attende (anche) un aiuto italiano per decollare.
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