Attualità

L’ANALISI – Il “caso Agenda” e le ombre sui dem

di Angelo Vitale -


Il “caso Agenda” arriva in Parlamento. La Lega ha chiesto alla Camera un intervento del Copasir per far luce sulla vicenda dell’associazione fondata nel 2022 dall’ex guru di Barack Obama, Jessica Shearer e da tre dem fedelissime di Elly Schlein, finanziata in due tranche con oltre un milione di euro dalla svedese Democracy & Pluralism guidata dall’imprenditore Daniel Sachs, vice chair della Open Society del magnate George Soros.

Finanziamenti girati, ha fatto notare il deputato leghista Stefano Candiani, “a candidati nelle liste della sinistra e del Pd in particolare” rivelando “un’intromissione da parte di uno straniero o di una fondazione straniera che mette soldi nella politica italiana per condizionare la vita democratica del Paese”. Intervenga il Copasir, chiede la Lega, e se ne occupi pure il governo, per evitare che “certe informazioni passino sui giornali e restino come acqua che scorre sul marmo”.

L’identità ne ha scritto da subito, dicendo pure a chiare lettere che non convinceva la smentita della Shearer (“Agenda è un’associazione senza scopo di lucro. Crediamo che il cambiamento progressista in Europa passi necessariamente dalla presenza in politica di donne femministe e di persone che portino avanti le istanze delle comunità marginalizzate. Neghiamo qualsiasi finanziamento di Soros ad Agenda”).

Parole che non allontanano i molteplici interrogativi che la questione ha posto, specialmente in un Paese ove più di una volta il solo termine “estero” collegato alle relazioni di questo o quel partito, questo o quel leader, questo o quel rappresentante di partito, in particolar modo se titolare di una rappresentanza istituzionale, hanno generato legittime domande, oltre che talvolta aspre polemiche.

E poi, perché finanziare esponenti dem talvolta sconosciute o Fratoianni, Provenzano e Misiani? Perché loro? Quali potenzialità custodiva e custodisce la loro personale azione politica? E quali sono, nel dettaglio, questi “servizi” ogni volta genericamente indicati per giustificare il finanziamento per migliaia, decine o centinaia di migliaia, di euro?

Nessuno degli esponenti politici coinvolti, compreso l’ex ministro della Repubblica Provenzano, ha voluto commentare la vicenda. Tuttora si spera che l’intera questione passi nel dimenticatoio. Non commentarono, più di tanto, per la verità – se non scherzosamente rimandando a fondi ottenuti dalla vendita dei tortellini alle feste del partito – tutti gli esponenti del Pd che già anni fa più di un giornale indicò come “sostenuti” da Social Changes, l’agenzia in cui è impegnata la Shaerer. “Aiutino americano”, lo definì Repubblica. Un sostegno nato fin dall’impegno elettorale di Elly Schlein nelle Regionali dell’Emilia Romagna, arrivato fino al governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, prossimo capolista dem alle Europee. Ogni volta, con la Social Changes della Shearer protagonista di un uso intensivo dei social media, che fa diventare noti e affermati esponenti dem prima ai più sconosciuti. Un’attività che per questa agenzia doveva essere remunerativa, se non economicamente, almeno per il lavoro svolto intorno all’obiettivo di combattere in Europa (e quindi in Italia) l’avanzata della nuova destra. Fatti i debiti distinguo, la versione 4.0 del sostegno sovietico al Pci.

La mossa della Lega dà impulso ad una macchina della verità su Agenda. Per non nascondere la polvere sotto il tappeto.


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